Camera di commercio unica, il centrodestra prende tempo

Passa ma “annacquata” la mozione in difesa dell’autonomia di Pordenone. Fedriga: noi puntiamo ad avere la competenza, poi decideranno le imprese

UDINE. Sul futuro delle Camere di Commercio la maggioranza di centrodestra tira il freno a mano. La mozione a firma trasversale chiamata a dirimere la vertenza che oggi vede opporsi categorie economiche e territori di Udine e Pordenone (non dimenticando Trieste-Gorizia, già confluite in una sola Cciaa e che non tifano per la Camera unica regionale) è stata approvata sì a larga maggioranza ma con un testo emendato (prima firmataria la forzista Mara Piccin) che di fatto l’annacqua.

Non tanto sulla richiesta di competenza in materia di organizzazione delle Camere di Commercio, che resta - tal qual era - al primo punto della mozione, quanto sulla seconda, che inizialmente accoglieva le rimostranze delle categorie economiche pordenonesi, chiedendo al ministero dello Sviluppo economico di sospendere la procedura di accorpamento con Udine. Una richiesta espressa chiaramente a partire dall’oggetto della mozione che se prima parlava di sospensione, nella versione emendata passa a una assai meno imperativa “proposta di sospensione”.

Stesso scivolamento al ribasso per la parte deliberativa, che dall’impegnare la giunta “ad attivarsi affinché il Mise provveda a disporre la sospensione” è stata modificata in un più blando “comunicare al Mise l’opportunità di una possibile sospensione” del procedimento di accorpamento delle Cciaa di Udine e Pordenone contestualmente alla proroga degli organi delle due Camere per un arco temporale di massimo un anno. Al centrodestra bastano due modifiche, appartenente insignificanti, a disinnescare la bomba e mandare su tutte le furie i consiglieri di opposizione.

A partire dal capogruppo Pd, Sergio Bolzonello, che accusa l’esecutivo di non prendere una posizione decisa. La giunta rilancia insistendo sull’importanza di richiedere la competenza. Consentirà infatti di lasciare «libertà organizzativa alle categorie economiche» afferma l’assessore Sergio Emidio Bini, cui fa eco il presidente Massimiliano Fedriga: «Sia il mondo privato a decidere come organizzarsi e non il Pubblico.

Ecco perché ho chiesto la competenza sull'accorpamento al Governo: non perché io abbia già deciso se le Camere di Commercio debbano essere una, due o tre, ma perché possano decidere da sole». Per Sergio Bolzonello (Pd), che da ex assessore (pordenonese) alle attività produttive la querelle la conosce bene, si tratta di un’occasione persa.

«La cosa più importante che oggi dovevamo dire è che se vogliamo traghettare il sistema camerale verso il futuro, l'unica strada era e rimane quella di andare verso la costituzione di un ente camerale unico. Né Fedriga, né la sua maggioranza, a partire dai consiglieri pordenonesi, hanno avuta forza e coraggio per fare questo passo e cercare di fermare il processo di fusione a due in atto».

A dirsi per la Camera unica era stato poco prima il pentastellato Cristian Sergo. Poi il M5s non ha partecipato al voto, convinto che «la mozione serve solo a perdere tempo». Disinteressato ai numeri invece Furio Honsell che ieri ha però invocato (non senza effetto) un percorso di riflessione sulle Camere, non banalmente numerico, ma di sostanza. «Dire una, due, tre Camere di Commercio senza sapere cosa vogliamo ci stia dentro e cosa ci aspettiamo dal sistema, non ha senso».

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