Scoppia la guerra su Asco, Plavisgas impugna il recesso

I soci privati vogliono la nomina di un arbitratore per fissare il prezzo di uscita. Dopo l’interesse del fondo F2i, diversi Comuni azionisti sono già pronti a seguirli

TREVISO. Si vis pacem para bellum, dicevano i latini. In Asco Holding la guerra sta per iniziare. I soci privati chiusi in Plavisgas, detengono l’8,6% della società, hanno inviato la lettera di recesso, usciranno (quasi totalmente) dal veicolo che ha il 61% della utility veneta, ma si sono tenuti uno 0,5% del capitale, per un valore di 2,6 milioni. E chiederanno la nomina di un arbitratore per il prezzo di recesso. E appresso a loro, sarebbero già pronti altri comuni, circa 25.

Secondo le stime circolate la holding potrebbe dover sborsare 120 milioni di euro per coprire i soci che recedono e in caso di pagamento in azioni potrebbe arrivare a “liberarsi” circa l’11% del capitale di Ascopiave. Quello che sta avvenendo al piano sopra di Ascopiave ha il sapore di uno scontro che, in un senso o nell’altro, determinerà uno spartiacque. Tutto è iniziato con il progetto di fusione inversa di Asco Holding in Asco Tlc per adeguarsi al decreto Madia sul riordino delle società partecipate. I privati hanno fatto ricorso al Tar ed hanno vinto. I comuni schierati con il cda hanno chiesto la sospensiva al Consiglio di Stato e nel contempo è stato modificato lo statuto di Asco.

Il nuovo documento statutario obbliga ad un periodo di lock up di 24 mesi (un orizzonte temporale in cui non è possibile vendere le quote della holding). Chi non è d’accordo può esercitare il recesso e uscire. E alcuni comuni e i soci privati questo faranno, con una liquidazione in cash o azioni ad un prezzo di 3,75 euro. E qui sta il punto. Perché, come noto, nel frattempo si è affacciato sul dossier Asco, F2i (e che a Nordest pare essere interessata anche alla A4, partecipazione che dopo l’operazione Atlantia Abertis entra nell’orbita Benetton).

La società guidata da Renato Ravanelli ha messo sul piatto, sotto forma di interesse senza formalizzare un’offerta, più danari di quelli che i comuni soci di Asco Holding otterrebbero recedendo. Le voci affermano che F2i sarebbe stata disposta a pagare 4,2 euro. Gli azionisti però non possono vendere direttamente a F2i, perché il lock up è già attivo, e qui sta il punto.

La sola presenza di un pretendente disposto a offrire di più ha sparigliato le carte ed ora gli azionisti sono pronti a fare battaglia, perché se c’è qualcuno che è disposto a pagare di più perché mai loro dovrebbero accontentarsi del meno? In mezzo a tutto questo vespaio c’è la questione della sospensiva alla sentenza del Tar. Un atto che Plavisgas ha considerato “ostile e ingiustificato”, il vero casus belli. Il fatto che abbiano tenuto lo 0,5% del capitale è la conseguenza, i privati vogliono tenersi la prelazione sulle azioni Asco Holding quando queste saranno “libere” per la vendita.

Se il Consiglio di Stato confermerà il Tar i privati faranno valere le ragioni vecchie e nuove. E altri potrebbero seguirli.

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