La chiave è l’internazionalizzazione: aziende top sempre aperte ai manager e profitti costantemente reinvestiti

Il faccia a faccia tra gli imprenditori è stato condotto dal direttore Paolo Possamai. Sullo sfondo i timori per il protezionismo di Trump e per l’espansionismo del colosso Cina

«L’America di Trump lavora per riportare le fabbriche in patria, la Cina si sta comprando l’Africa e in Italia ci si domanda ancora se ha un valore l’Europa, è essenziale per difendere la nostra manifattura». Massimo Finco, presidente di Assindustra VenetoCentro è sul palco del Kube, che ha ospitato la presentazione di Top 100. Con lui, moderati dal direttore Paolo Possamai, hanno dialogato Michele Aracri (ad De Rigo), Paul Klotz (ad Aspiag-Despar) e Michele Bauli sui temi dell’innovazione, internazionalizzazione e politiche economiche.

Le sfide globali


«Noi dobbiamo accettare le sfide della globalizzazione con la nostra azienda o attraverso filiere: non dobbiamo perdere per strada nessuno - ha proseguito Finco -. Al governo non capisco cosa stiano facendo, dobbiamo fare il partito del lavoro con i sindacati». Il presidente degli industriali di Padova e Treviso guida le Officine Facco, leader mondiale nella produzione di impianti avicoli integrati per la produzione di carne e uova con 200 milioni di fatturato nel 2017. «Negli anni 80 ho avviato l’internazionalizzazione dell’azienda, vendendo impianti per galline un tanto al chilo negli Usa - ha spiegato - oggi facciamo parte della filiera alimentare con collaborazioni con istituti di genetica e grande aziende». Ma la famiglia Facco ha un’altra azienda. Si tratta della Arnerg, 723 milioni di euro di fatturato, leader nelle progettazione e realizzazione di scaffalature per negozi. A presiederla c’è ancora il papà di Massimo, Luigi Finco oggi 93enne. Già negli anni ’70 aveva individuato nell’internazionalizzazione aziendale la via per crescere.

Nati come azienda familiare 40 anni fa la De Rigo è oggi tra i protagonisti dell’occhialeria mondiale. Da artigiani sono cresciuti è nel 2017 hanno registrato un fatturato di 469 milioni. Negli ultimi anni hanno puntato sul retail in Gran Bretagna, Spagna e Turchia. «All’estero ci siamo andati nei primi anni 90, a seguito di una grossa sbandata dell’azienda - ha dichiarato Michele Aracri, amministratore delegato di De Rigo - da allora si è deciso di investire all’estero. E per farlo bisogna trovare i manager giusti, una cosa non semplice da trovare. L’anno scorso abbiamo reinvestito negli Usa con l’obiettivo di portare la filiale a 100 milioni di ricavi in tre anni (dai 30 attuali)». De Rigo con sede a Longarone e 16 filiali all’estero ha 3000 dipendenti tra le sedi italiane ed europee, l’export è pari al 91%. A caratterizzare molte aziende del Nordest è la consuetudine di reinvestire gli utili in azienda. «Siamo veneti e per noi è essenziale investire nel territorio gli utili - ha proseguito Aracri - durante la crisi abbiamo deciso di non lasciare a casa nessuno. Ora l’azienda è molto più solida di cinque anni fa».

Trasformazioni in atto

Michele Bauli, presidente dell’omonimo gruppo dolciario da 449 milioni di fatturato, ha rivoluzionato l’azienda da stagionale ad annuale. «Abbiamo trasformato l’azienda con le acquisizioni, tra cui Motta e Alemagna i nostri storici concorrenti - ha spiegato Bauli -. Oggi il 40% del nostro fatturato è legato alla ricorrenza Natale e Pasqua, il 60% il resto dell’anno. Ora stiamo lavorando sull'internazionalizzazione, oggi ferma al 15%. L’obiettivo è di portare l’esportazione al 50% nei prossimi anni. Ma ci vorrà del tempo: i prodotti alimentari hanno bisogno di una produzione in loco». In India sono stati realizzate due fabbriche che sfornano prodotti studiati appositamente per quel mercato. L’apertura dell’azienda ai manager già 40 anni fa ha permesso di crescere e innovare. Anche Bauli sottolinea la preoccupazione per le politiche economiche del governo, «le aziende non vedono prospettive positive di crescita». «Nel nostro settore o cresci o sei morto - ha spiegato Paul Klotz, amministratore delegato di Aspiag Service, colosso della Gdo, con un fatturato di 1,88 miliardi e 8000 dipendenti -. Dopo i primi errori abbiamo rivoluzionato i punti vendita con mentalità italiana. Da 2003 siamo in break even, il 2017 è stato il nostro migliore anno». Nel 2019 investirà 100 milioni in nuove aperture, entro il 2021 previsti una quarantina di nuovi punti vendita tra Veneto e Emilia Romagna.

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