Fra trincee e gallerie per ripercorrere la Grande Guerra

Partenza da Sagrado per raggiungere le prime fortificazioni Si arriva a San Martino, caro a Ungaretti, dove c’è un museo

Un paesaggio fuori dall’ordinario, denso di significati simbolici. Il percorso si snoda alla scoperta del Carso isontino che fu tragico teatro della Prima Guerra Mondiale, toccando luoghi e monumenti importanti per comprendere la storia d'Europa, e non solo. Tra Gorizia e Monfalcone correva uno dei tratti più caldi del fronte est e gli avvenimenti bellici hanno lasciato, fra alture e valli, profonde ferite, solo in parte rimarginate dalla natura.

In occasione dei centenari di inizio e fine della Grande Guerra, si è deciso di ridare importanza a queste orme disseminate nel territorio e di metterle a sistema, creando dei percorsi legati al conflitto. Si sono potenziati i principali poli attrattivi, cominciando dall’Area Sacra del Monte San Michele fino alle riserve naturali. Trincee e gallerie sono state messe in sicurezza e valorizzate come luoghi di elevato interesse storico-paesaggistico. Sono comparsi pannelli illustrativi che segnalano i punti di interesse e riportano informazioni a riguardo.



L'itinerario proposto, circolare, ne include molti. Percorrendo questi tracciati ci si immerge quindi in un museo diffuso, che non soltanto racconta la Prima guerra mondiale ma permette di apprezzare le bellezze e peculiarità ambientali della zona. Si può leggere, visitare, provare a capire e riflettere su quanto accaduto, ma anche oziare, pedalare lentamente in un paesaggio a tratti metafisico, vivere lo spazio aperto e naturale, apprezzare le eccellenze enogastronomiche che s'incontrano lungo la pedalata.

Ipotizzando di partire dalla stazione ferroviaria di Sagrado, si prende via Fornaci e poi via Remigio del Pinto, salendo lungo i sentieri del Carso che portano fino alle prime fortificazioni recuperate, come la Trincea delle Frasche, e ad alcuni famosi cippi storici, come quelli dedicati al sindacalista Filippo Corridoni o all'eroica Brigata Sassari. Ci si immette quindi sull'asfaltata via Piantella per raggiungere il paesino di San Martino, dove si viene accolti dall'omonima poesia di Ungaretti e da un piccolo museo della Prima guerra gestito dal locale gruppo speleologico. Si affronta quindi, ancora su asfalto, l'ascesa al Monte San Michele (interdetta al momento alle macchine), a quota 275 metri. Si giungerà così a un moderno Museo, a un belvedere sul fiume Isonzo nominato “Sacro alla Patria”, alle gallerie sotterranee e all'imbocco del Percorso dei cippi, che collega le 4 cime dell'altura. La vista da qui spazia dall'entroterra isontino all'Adriatico, dove si possono riconoscere la foce dell'Isonzo, la laguna di Grado, il golfo di Trieste e la penisola istriana.

Imboccando il sentiero che passa davanti all'ingresso dello Schonburgtunnel, si scende al paese di San Michele del Carso. Dopo una tappa facoltativa alla Grotta Regina (visitabile su prenotazione), molto suggestivo è il percorso storico del Monte Brestovec, che attraversa le trincee difensive italiane e permette di percorrere in bici le gallerie sotterranee. Nei pressi dell’abitato di Cotici, si scende quindi lungo il sentiero Cai 74, arrivando a Visintini, dove si trova la storica cappella ungherese. Una vecchia strada postale attraversa il vallone carsico, da cui si risale lungo il sentiero 72 fino al Castellazzo Gradina, storico castelliere dell’epoca preisotrica. Qui ci sono alcuni punti panoramici, fra cui Casa Cadorna (raggiungibile facendo un breve tratto a piedi), con spettacolare veduta sul lago di Doberdò.

Ripreso il sentiero, si punta al centro visite Gradina e al museo del parco naturale. Attraversato l’abitato di Doberdò del Lago si affrontano gli ultimi sentieri che portano al monte Sei Busi, dove passava la grande linea difensiva fortificata, e al Sacrario di Redipuglia, monumentale cimitero militare che raccoglie le spoglie di oltre centomila caduti.

Scendendo l'asfaltata via del Carso si raggiungono la base dell'imponente scalinata, il museo di Casa III Armata e la trafficata provinciale SR305 che riporta a Sagrado, non prima di un’ultima sosta il cimitero militare austro ungarico di Fogliano.

Si può iniziare il percorso anche dalla stazione di Monfalcone, che offre più collegamenti ferroviari e, nelle vicinanze, un attrezzato punto di noleggio bici su prenotazione (GoBikeTour). Da qui si imbocca il sottopassaggio ferroviario da Salita alla Rocca, fino all'omonima fortificazione, per poi seguire, lungo i sentieri 84 e 82, verso il centro visite di Pietrarossa. Attraversato il sottopassaggio dell'autostrada, si svolta subito a sinistra per ricongiungersi al tracciato raggiungendo Doberdò oppure imboccando, dopo essere saliti un po' per distanziarsi dalla rumorosa A4, il secondo o terzo sentiero sulla sinistra, che in ogni caso convergono verso il Monte sei Busi.

Chi desidera evitare tutto il tratto sulla statale può arrivare all’Osservatorio di Redipuglia e poi tornare all'imbocco del sentiero Cai 77, che si può prendere anche risalendo da Polazzo, dopo aver apprezzato il colpo d'occhio del Sacrario visto in prospettiva dalla base e il cimitero austroungarico.

Il tracciato non è segnato. Va percorso in mountain bike perché gli sterrati sono sassosi e il terreno può presentare punti erbosi e tratti sconnessi. Attenzione agli attraversamenti e alle immissioni su asfalto, dove spesso le macchine sfrecciano a velocità elevata. In quasi tutti i nuclei abitati si trovano acqua e punti ristoro, talvolta però aperti solo nel fine settimana o su prenotazione.
 

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