Sette chilometri per gambe allenate e una buona bici

Tra dislivello e percorso non è una strada adatta a tutti La partenza ideale è quella dal centro del paese dolomitico

Per incominciare un’avvertenza. Questa strada non è per tutti. Né per tutte le bici. Per inerpicarsi da Sappada ai 1674 metri del passo della Digola servono gambe allenate e una buona mountain bike: non soltanto per il dislivello, 500 metri, ma per come è distribuito lungo i 7 chilometri di percorso, e per il fondo stradale, che nel tratto finale è difficile e impegnativo, in salita e soprattutto in discesa, sia che si torni dalla stessa strada sia che si scelga di scendere verso Campolongo.

LA PARTENZA


Quella ideale è dal centro di Sappada, nelle vicinanze della chiesa di Santa Margherita, in borgata Granvilla. Da lì si scende verso l’area attrezzata riservata ai camper, seguendo il segnavia 314 e proseguendo fino ad attraversare il primo ponte sul Piave. È l’acqua a indicarci la strada: prima quella di un giovanissimo Piave, qui nei primi chilometri del suo percorso tra il monte Peralba e l’Adriatico, poi quella del Rio Storto, che costeggiamo sullo sterrato prima sulla sua destra orografica, poi, dopo aver attraversato un secondo ponte, sulla sponda opposta, dove la strada incomincia a salire all’ombra degli alberi e con pendenze più impegnative.



NEL BOSCO

Siamo nel mezzo del vasto bosco della Digola, posto a cavallo della sella che porta dalla valle di Sappada a quella di Frisòn, in Comelico. Il fondo è spesso fangoso e a causa della natura melmosa del suolo pare che sia legato anche il toponimo Digola, anticamente Lidiula o Lidivola, probabile derivazione di lida, o leda, che nei dialetti locali sta per fango. Il fondo non aiuta, e il toponimo lo conferma, così come il bosco nasconde il panorama. Ad annunciarci la prossima fine della salita è la baita Tamer, dove la strada diventa mulattiera ma la pendenza si addolcisce: il passo è vicino, appena 500 metri, ma una sosta è consigliata, dal momento che fuori dalla baita c’è una fontana di cui possiamo approfittare per rinfrescarci, dissetarci e riempire le borracce.

IN CIMA

In prossimità del passo gli abeti lasciano il pasto a prati e pascoli sempre “abitati” da mucche e cavalli, con appaganti scorci sul panorama dolomitico, con i picchi della Terza Media, alla sinistra se saliamo da Sappada, e della Terza Piccola, sul lato opposto, che incombono sul passo. Per il ciclista come per chi marcia a piedi, il panorama è sempre il premio migliore. Sensibili entrambi a quello che offre il paesaggio, sono anche attratti dalla stessa tentazione: quella di proseguire in circolo, se la strada lo consente, per un più gratificante anello.

VERSO CAMPOLONGO

Se la scelta è per l’anello, la discesa non è verso Sappada, ma sull’altro versante del bosco, lungo la strada che ci conduce a Campolongo e che, volendo, ci potrebbe anche riportare in Friuli dalla porta d’ingresso della val Pesarina, la forcella Lavardet. Attenzione alla discesa, però. Il percorso verso Campolongo, soprattutto nella parte iniziale, è tortuoso, impegnativo e pietroso, tanto che a tratti anche i biker esperti preferiscono scendere dalla sella. Man mano che Campolongo si avvicina, però, i travagli della discesa si attenuano e il fondo stradale ritorna amico. Raggiunto il fondovalle, terra di artigiani e gelatai, non resta che tornare verso Sappada, lungo il percorso decisamente meno avventuroso che costeggia il Piave, abbandonato a Sappada e adesso ritrovato.

RISALENDO IL PIAVE

Se da Campolongo una strada secondaria ci offre una opportuna alternativa alla strada regionale della Val Degano, una volta superata Presenaio il transito lungo l’arteria principale diventa per lunghi tratti un passaggio obbligato. Ma la risalita a Sappada lungo la sponda del Piave è dolce, traffico a parte, e il vertiginoso ponticello sull’orrido del rio Acquatona ci invita all’ultima sosta prima di concludere il nostro anello sotto la chiesa di Santa Margherita. Il contachilometri segna 25: non tantissimi, ma abbastanza intensi per stemperare la fatica con un sorso di birra.

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