Venezia delle nevi è la quarta via per il Piancavallo

Così risorge una strada franata per il maltempo nel 1967. Da Dardago (Budoia) 12,5 km di ascesa, dislivello 980 metri

Le sue piste videro trionfare mostri sacri dello sci femminile come la svizzera Vreni Schneider. E arrampicandosi sui suoi tornanti con la sua impareggiabile leggerezza, nel 1998, fu Marco Pantani a vincere la prima tappa del Giro d’Italia conclusasi su questa vasta conca a mezza costa del monte Cavallo. Basta questo per intuire che la pedalata non è certo di quelle agevoli. Né potrebbe essere diversamente, quale che sia il versante da cui si prende l’ascesa a Piancavallo. Per arrivarci, partendo dalla Fvg 3 Pedemontana, le alternative erano due: quella più naturale, la strada che da Aviano si arrampica lungo le pendici del Cavallo, oppure Barcis, raggiungibile da Montereale percorrendo la strada della Valcellina. Terza alternativa quella che parte da Caneva e che sale a Piancavallo lungo la dorsale del Cansiglio.

Da quest’anno, però, c’è una quarta via, che parte da Dardago, in comune di Budoia. Realizzata sulle ceneri di un vecchio progetto turistico e immobiliare lanciato alla fine degli anni Sessanta da un intraprendente aristocratico belga, il conte Daniel D’Ursel, deciso a realizzare ben 235 chalet in quota, collegati a Dardago da una strada, la Venezia delle nevi, franata a causa delle troppe piogge nel 1967. Franò la strada, franò anche il progetto, ma il tracciato è rimasto, e nonostante le asperità del tracciato molti già ci si cimentavano, a piedi o in mountain bike. L’amministrazione di Budoia ha deciso di risistemarla, con il sostegno di finanziamenti regionali (via Promoturismo Fvg) che tra la fine del 2018 e l’inizio di quest’anno hanno consentito di portare a termine il recupero del tracciato, espressamente pensato per le mountain bike (ma il fondo, ottimo, consente il transito anche ad altri tipi di bici, purché adatte alla salita).


Se prima del ripristino l’ascesa al Piancavallo da Dardago era impresa per pochi, per la fatica e per i rischi del percorso, la nuova Venezia delle nevi spalma in modo costante i 980 metri di dislivello lungo i 12,5 chilometri di ascesa. Solo nel finale le pendenze si accentuano, e non poco, mentre nei primi 11 chilometri si discostano raramente da un 7,5% medio che dà ritmo e respiro a chi sale. Si parte dal parcheggio del ristorante il Rifugio o dallo Chalet, un po’ più in alto, per percorrere un primo tratto asfaltato. Dopo circa 2 chilometri dallo Chalet l’asfalto è coperto da un fine brecciolino che ci farà compagnia fino alla cima, salvo un breve tratto di 300 metri, già In prossimità di Piancavallo, in cui si transita sulla strada del Cansiglio, per ritrovare infine il ghiaino imboccando (a destra) una ripida salita di mezzo chilometro. La pendenza, qui, sale al 15%: il gioco si fa duro e anche i duri cominciano a stancarsi, ma la vista di Piancavallo aiuta a metter birra nelle gambe.

Dopo aver toccato il punto più alto del percorso, 1.300 metri, un tratto di un altro mezzo chilometro, ma in falsopiano, conduce al piazzale Della Puppa, meta finale dell’ascesa. Una faticaccia ma ne vale davvero la pena.

Guadagnata quota Piancavallo, le fatiche della giornata possono considerarsi finite. Per il ritorno a valle l’alternativa più rapida, a parte il percorso inverso lungo la Venezia delle nevi, è la discesa verso Aviano. Più affascinante, con un’aggiunta di una decina di chilometri, è però l’ipotesi chiudere un lungo anello scendendo sul versante valcellinese del Piancavallo, lungo i quindici chilometri di strada asfaltata che portano a Barcis e alle verdi acque del suo lago artificiale. Siamo nell’area della Riserva naturale della Forra del Cellina, che si estende nei comuni di Barcis, Andreis e Montereale, prossima al parco delle Dolomiti Friulane. Attenzione in galleria, alla eventuale discesa verso Montereale, poco più di sette chilometri, di cui quattro in galleria, sulla trafficata strada statale della Valcellina. La terza alternativa è infine quella di puntare verso sud lungo la dorsale del Cansiglio, sterrata soltanto nel tratto finale verso Caneva, per poi risalire la Fvg 3 fino ad Aviano.

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