De Marchi, l’uomo delle fughe al Tour ancorato alla sua terra: è il paradiso dei ciclisti

Il bujese, coraggio e sfortuna in Francia, svela i percorsi top. Chialminis è la salita del cuore, amo la strada “di Bottecchia”

Un ciclista professionista percorre ogni anno della sua carriera più di 30 mila km all’anno. Moltiplicate il tutto per almeno 10-12 anni tra i pro e ne viene fuori una cifra astronomica. Eppure, sentite uno dei corridori, che dalla Francia è appena tornato con una clavicola rotta dopo aver infiammato la prima parte di Tour de France, la regina delle corse, Alessandro De Marchi: «Mi affascina il mondo delle ultra cycling, le corse massacranti in bicicletta. Mio cugino Mattia, dopo aver sfiorato il passaggio tra i professionisti, le sta facendo e si diverte un sacco». Incredibile, pensi che unodopo anni a prendere pioggia, sole e a faticare come un mulo in giro per il mondo voglia appendere la bici al chiodo e riposare invece. «Amo la bicicletta, ho 33 anni e ho deciso che comunque, quando fra qualche anno smetterò di correre tra i pro, non smetterò di pedalare. Sia che scelga di portare in giro i turisti a scoprire le bellezze della mia terra, sia che scelga di pedalare solo per divertimento».

Amore per la bici e per la sua terra. I professionisti affermati, solitamente, scelgono Lugano o Montecarlo per vivere e allenarsi con un clima migliore e pagare meno tasse. Lui? «In Friuli ci sono percorsi unici e meravigliosi per andare in bici, ci sono luoghi bellissimi da visitare e l’enogastronomia di alto livello completa un mosaico perfetto», spiega. Alessandro si allena sempre qui. Lancia un percorso ideale per chi non è molto allenato, ma è in cerca di emozioni. «Da San Daniele attraverso la Panoramica fino a Fagagna, un salto a Moruzzo e ritorno: all’andata guardi giù verso la pianura e il mare, al ritorno guardi verso i monti: un mix perfetto». Poi il consiglio ai più allenati. «Sembrerò banale – continua – ma suggerisco una bella scalata allo Zoncolan o al Crostis, montagna che mi dicono spettacolare e che però, colpevolmente, non ho ancora mai scalato in bici. Al Giro 2011 ero in gruppo ma all’ultimo momento, come tutti ricordano, non ci salimmo».


Poi altri due capitoli della “luna di miele” di De Marchi con la bici. «Chialminis è la mia salita del cuore, mentre la mia strada del cuore è quella “di Bottecchia” tra Trasaghis e Forgaria, passando per Peonis e il cippo che ricorda il luogo in cui il campione nel 1927 fu trovato agonizzante. Da bimbo lì cominciò a portarmi mio padre, che mi raccontava la storia del campione due volte vincitore del Tour». Alessandro pedala ancora con papà? «Macché - sorride - esce con la bici da passeggio con mia madre, non mi chiede mai di accompagnarlo, forse ha paura che vada troppo forte».

Pedala “il rosso”, macina chilometri nel suo Friuli: dal mare ai monti. «Ci sono dei giorni in cui mi alzo e decido di raggiungere un posto particolare. Uno dei più bei giri fatti, che diventano sempre allenamenti probanti, è stato la capatina a Grado, con l’ultimo splendido tratto sulla ciclovia sulla laguna, e il ritorno a Buja attraverso Monfalcone, il Collio e i Colli orientali. Dal mare ai monti un grande concentrato di emozioni», spiega. Continua: «Oppure un giorno avevo voglia di pedalare verso Gorizia e ne è uscito uno dei giri più belli degli ultimi tempi. Che straordinaria terra che è il mio Friuli. E la Ciclabile Alpe-Adria non è uno spettacolo unico?».

Che De Marchi sia “malato” di bici lo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, l’ultimo progetto. «Mi piacerebbe viaggiare on the road in bici con mia moglie e mio figlio, alla scoperta di posti nuovi». Insomma, avete capito perché il “rosso di Buja” è uno tosto?

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