Ecco il segreto della bicicletta: «È una compagna di vita che ti fa scoprire i paesaggi più belli»

Lo scrittore: muoversi in sella alle due ruote ti insegna a rispettare la fatica, l’unico vero avversario sei tu

Pensi davvero che la bicicletta sia uno strumento di locomozione? Sbagliato. È ben altro. Credimi. Fin dalla prima volta che ci sali su, la bicicletta ti insegna che inevitabilmente di cadere ti toccherà. E che cadere fa male, sia che tu ti sbucci un ginocchio, sia che tu sbatta il muso sul cemento della strada o della vita.

E che poi, passato il dolore, inghiottita l’umiliazione della caduta, tocca per forza rimettersi in piedi o in sella.


Così, una volta che l’hai domata e provi a uscire con lei dalla città, la bicicletta, da corsa o da mountain bike, assistita o nuda e cruda, diventa la compagna che ti guida in certi posti del Friuli che ti ammazzano lo sguardo, come quando sali sulla stradina che ti porta su a Cjanêt, dove il Tagliamento è una tavolozza di azzurri e grigi mirabolanti, o tra i boschi misteriosi di Clauzetto, da dove il mare ti pare a portata di mano, o fin dentro alle valli del Natisone, dove la strada è un'onda sospesa tra cielo e terra.

E quando scendi dai tornanti del monte di Ragogna ti pare di essere davvero quel falco che ti accompagna curva dopo curva con leggerezza seducente.

Certo prima la cima l’hai dovuta scalare e hai dovuto capire bene cosa sia la fatica. È la bicicletta che ti insegna che quest’ultima non è eliminabile, che la vita te la metterà sul telaio come fosse una bella ragazza e te la farà incontrare e conoscere mille altre volte.

La bicicletta è anche questo: ti dice che della fatica non devi aver paura, che non devi nemmeno odiarla, semmai accettarla per arrivare in cima, lassù sul Crostis dove il mondo si apre a sud verso qualcosa che ti pare l’infinito e il bosco è lì a pochi passi, pronto a inghiottirti nella discesa. Vai in bicicletta: questo è quello che conta. Perché come sali in sella e spari due o tre pedalate già ti sembra di essere in fuga dal mondo e dalle sue catene.

Sei in fuga alla caccia di colori che cambiano di mese in mese: il rosso arrugginito dell’autunno, il verde abbacinante delle primavere, l’azzurro condito di giallo dell’estate e i papaveri infiammati di giugno e il viola timido dei ciclamini di settembre. Via, tra colori che nemmeno l’arcobaleno riesce a riassumere

La bicicletta – esempio unico di sport in cui non si tifa contro nessuno – ti insegna che l’unico vero avversario sei tu e che va sempre rispettata la fatica dell’altro. Anche dell’ultimo.

E poi c’è il resto: il sorriso di una minima discesa che ti regala la sensazione di essere vuoto e invisibile, sgravato e libero. Mentre affronti un tornante e ti inclini, quello che stai per sentire è un brivido che si trasforma nel sorriso di una curva perfetta.

Vai in bici anche per sentire la ruota posteriore incollata all’asfalto quando affronti una pendenza tiranna e carogna e ti pare che le cosce ti si squarcino in faccia per la violenza dello sforzo.

Quella fatica ti scoppia dentro, ma quello scoppio libera ciò che sei e non sai, libera la voglia di arrivare in bici come nella vita, libera dalle catene del conformismo, libera ciò che vorresti dire e non puoi o non sai dire.

Libera tutto, che alla fine ti pare di aver cambiato il mondo. Non è vero e lo sai, ma almeno per un attimo così ti sembra. E anche di questo alla bici sarai grato.

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