Il mercato è fatto per gente cattiva,
e ce lo dimostra un test coi topolini

Esperimento di un economista tedesco. Senza denaro tutte le persone si sono rifiutate di uccidere dei vecchi topolini di laboratorio dicendosi disponibili far tutto per farli vivere più a lungo. Quando alla soppressione è stato aggiunto un premio in denaro i dettami della morale sono passati in secondo piano e il 76% dei topolini è stato sacrificato di ELENA DUSI

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IL LAVORO minorile è uno scandalo, lo sfruttamento degli operai cinesi un'ingiustizia, la morte di mille persone nel crollo del palazzo di Dacca grida vendetta. Eppure, immersi nel mercato, tutti noi dimentichiamo i nostri standard morali. Non è una considerazione a freddo, ma il frutto di un esperimento. Un test crudo, perché condotto sulla pelle di alcuni topolini di laboratorio, ma disarmante nella sua evidenza. I volontari selezionati da Armin Falk, economista dell'università di Bonn, sono infatti persone uguali a ciascuno di noi. Gli hanno domandato se fosse giusto o sbagliato lasciar vivere dei topolini di laboratorio, e tutti hanno risposto "ovviamente sì". Hanno poi inserito gli animali in un sistema di scambi, in cui la sopravvivenza delle cavie avrebbe comportato il costo di una decina di euro, e i volontari hanno iniziato a dire di no. La vita di animali tutto sommato insignificanti poteva benissimo essere sacrificata. Il guadagno, per la quasi totalità dei volontari, era diventato in breve tempo la variabile indipendente delle proprie scelte.

Il mercato uccide l'etica. Il denaro rende tutti più cattivi. "Chi opera in un contesto economico viola continuamente i propri standard morali" è la conclusione di Falk. A queste considerazioni - ovvie, ma forti della dimostrazione pratica - giunge oggi uno studio pubblicato su Science. Il "gioco di ruolo" di Falk ricorda in parte l'esperimento della prigione di Stanford del 1971 (al quale si è ispirato il film, sempre tedesco, The Experiment) in cui un gruppo di studenti fu diviso in prigionieri e carcerieri e i secondi si calarono così bene nel loro ruolo da infliggere vari tipi di torture psicologiche ai primi.

"Per studiare la tenuta dei nostri valori morali abbiamo cercato di capire quanto gli individui sono disposti a danneggiare gli altri in cambio di un ritorno economico", spiega Falk. La prima fase del gioco di ruolo si è svolta senza denaro. I partecipanti - 800 volontari - dovevano decidere se alcuni topolini di laboratorio usati per la ricerca ma ormai anziani dovessero trascorrere la loro "pensione" assistiti di tutto punto. Tutti hanno risposto di sì.

Queste decisioni, scevre da ogni considerazione economica, sono poi stati messe a confronto con la seconda e la terza tappa del gioco di ruolo. Quando ai volontari è stato chiesto semplicemente se uccidere il topolino in cambio di 10 euro fosse giusto, solo la metà dei volontari ha accettato di violare così apertamente i propri standard morali. Ma quando le transazioni economiche hanno iniziato a coinvolgere più persone e a farsi più complesse, la sorte della cavia si è mescolata con mille altre considerazioni sul valore dello scambio. I dettami della morale sono passati in secondo piano rispetto al vantaggio in denaro, e il 76% dei topolini è stato sacrificato in cambio di un prezzo medio di 10 euro.

"Nelle situazioni di mercato più complesse - spiega Falk - entrano in gioco vari fattori che contribuiscono ad abbassare i sentimenti di colpa e responsabilità". La molteplicità degli attori diluisce l'importanza del singolo individuo. La consapevolezza che rinunciare a un'opportunità permetterebbe ad altri di approfittarne permette di pacificare il proprio foro interiore. Il senso di competizione che un mercato con molti attori è in grado di scatenare anche nel più mansueto degli individui fa il resto. Nessuno di noi, in fondo, vuole comprare un telefono a 2mila euro, una maglietta a 100 euro o accettare un prezzo per l'energia alto in cambio di un maggiore rispetto per l'ambiente. E i topolini di Bonn non sono i soli a dimostrarlo. Lo gridano da sotto alle macerie anche i mille operai morti nel palazzo crollato di Dacca.