Depressione, all'Europa costa 92 miliardi di euro l'anno

170 leader internazionali si sono dati appuntamento a Londra per discutere della malattia che nel mondo colpisce 350 milioni di persone e che si è trasformata in un problema sociale ormai fuori controllo. Ora i governi hanno deciso di affrontarla. Anche per salvare la propria economia

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"THE GLOBAL Crisis of Depression: The Low of the 21st Century?": il titolo del summit dedicato alla depressione, organizzato a Londra a Kings Place dal settimanale The Economist il 25 novembre, lascia poco spazio all'immaginazione. Che la crisi globale della depressione sia il vero mostro del 21esimo secolo? Per rispondere alla domanda e soprattutto capire quale sia la strada giusta da percorrere per aiutare i 350milioni di persone che nel mondo soffrono di questa ostica malattia, 170 tra leader politici, imprenditori, accademici, operatori sociali, psicologi, pazienti e medici si sono dati appuntamento a Londra.

Ospiti illustri da Kofi Annan, ex segretario generale delle Nazioni Unite, a Nick Hækkerup, ministro della Salute danese, si sono riuniti per cercare una soluzione comune e lanciare un messaggio inedito: nessun progetto di recupero sarà veramente efficace senza un processo di sensibilizzazione globale che coinvolga tutto il pianeta. Perché la depressione, hanno ricordato gli speaker, non è né una malattia per ricchi, né tanto meno per colti. Tutti possono capirla e, soprattutto, tutti hanno il diritto di vederla sparire dalla propria vita.

"Questa condizione ha molte modalità di manifestazione e vari livelli di gravità", ha spiegato Kofi Annan, da anni impegnato nel sociale con la Kofi Annan Foundation, "ed è questo il problema: è molto difficile, quando si parla di depressione, individuare strategie di intervento comuni ed efficaci. Ecco perché dobbiamo creare collaborazioni tra Stati e non sottostimare i dati che ogni Paese mette in circolazione sui propri malati e i propri progetti di cura, così da capire quali e quanti progressi vengono fatti altrove e confrontarsi per migliorare. Ormai non abbiamo più scuse: gli strumenti ci sono. E dobbiamo utilizzarli per salvare la vita di centinaia di migliaia di persone. Dobbiamo educare la popolazione al fatto che la depressione è una malattia come tutte le altre ed essere capaci di parlarne come parliamo di una qualunque altra sindrome. Non necessariamente a curare deve essere solo il governo: anche i familiari possono avere un ruolo fondamentale. Ma è essenziale una partnership tra banche e organizzazioni filantropiche, se vogliamo ottenere qualche risultato".

"Spero che l'incontro di oggi sia stato utile per capire quanto è grave e grande l'impatto della depressione non solo sulle nostre vite, ma sulla società, sulla finanza. Abbiamo stabilito, attraverso indagini incrociate, che là dove sono state adottate politiche di cura mirate, l'economia ne ha tratto giovamento", ha aggiunto David Haslam, capo del National Institute for Health and Care Excellence inglese.

Secondo la World Health Organisation, la depressione al momento è la prima causa al mondo di disabilità e provoca, stando a un rapporto della Commissione europea, il 7% delle morti premature in Europa (un paziente ha un'aspettativa di vita di 20 anni in meno). Al vecchio continente costa 92 miliardi l'anno (studio J. Olesen pubblicato su Neurology).

La ricerca "Mental Health Foundation. Mental Health Statistics" ha rilevato che oltre un quarto dei cittadini in età lavorativa ha sofferto almeno una volta di una malattia mentale, compresa la depressione, e lo studio dei ricercatori Sara Evans-Lacko e Martin Knapp pubblicato su PLOS One, spiega come la malattia incida sulla produttività dei cittadini, facendo, di conseguenza, aumentare a dismisura i fondi necessari per le politiche statali di welfare, tra incremento dei costi per i servizi sanitari, incentivi per il collocamento dei disoccupati e il ricollocamento di chi, a causa della malattia, ha perso il lavoro (in Europa una persona su 10) e investimenti a favore delle politiche familiari e assistenza ai pazienti più gravi.

"La nostra organizzazione", ha detto Francesca Colombo della divisione salute della Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), "ha rilevato che disturbi mentali come la depressione costano ai Paesi, mediamente, il 4% del prodotto interno lordo e questa percentuale può raddoppiare o triplicare a seconda del numero dei disoccupati e delle politiche assistenziali che vengono di volta in volta adottate".

"La depressione ha conseguenze gravi su famiglia ed economia. Se hai il cancro ricevi un certo tipo di assistenza: perché se hai una malattia mentale no?", si chiede l'ex ministro inglese Norman Lamb. "Curarla costa poco", aggiunge, "per avere un termine di paragone, un sesto di quello che costa trattare la schizofrenia: perché allora farla diventare una malattia cronica? Altro problema, poi, è lo stigma: è questo che dobbiamo eliminare. I lavoratori non devono vergognarsi. Né avere paura di perdere il posto dopo aver detto di essere malati, come accadeva un tempo". Anche perché la depressione non è misurabile come il diabete ed è difficile far capire alle persone quanto è doloroso e grande il tuo malessere interiore.

Sue Baker, direttore di Time to Change, il principale progetto inglese di contrasto alla stigmatizzazione della malattia mentale, ha sottolineato che ormai il legame tra depressione e licenziamento o mobbing è assodato: chi ha un problema mentale a lavoro viene sistematicamente discriminato, e non è facile combattere questa deriva. "Eppure", dichiara Baker, "si tratta di una condizione che può colpire chiunque. Tutti pensano che sia qualcosa che riguardi solo gli altri, ma si sbagliano. Quando si parla di depressione, gli altri siamo sempre anche noi".