Il green diesel prende il volo su un Boeing

Per la prima volta un aereo è riuscito a viaggiare alimentato da una miscela composta per il 15% da un biofuel ottenuto dal recupero dei rifiuti grassi

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BOEING ha completato il primo volo al mondo a base di una miscela composta al 15% da biodiesel ottenuto dal riciclo dei grassi vegetali e animali. L'aviazione civile è responsabile del 3% delle emissioni di Co2 a livello globale. Una porzione in apparenza piccola ma che, secondo le statistiche dell'Onu, è destinata ad aumentare da quattro a sei volte entro il 2050 rispetto ai livelli registrati nel 2010. In attesa di capire quali saranno gli effetti del nuovo piano di riduzione delle emissioni dell'ICAO (l'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile) c'è già chi si sta dando da fare per alleggerire l'impronta ambientale del settore.

È il caso della Boeing Company, la più grande costruttrice statunitense di aeromobili, da anni attiva nello sviluppo di biocarburanti di ultima generazione. La compagnia ha completato proprio in questi giorni, il primo viaggio aereo al mondo alimentato a green diesel, un biofuel sostenibile ottenuto dal recupero dei rifiuti grassi. Questa tipologia di combustibile si è già ritagliata una nicchia commerciale nel trasporto su strada e presenta sulla carta tutte le caratteristiche per replicare il successo anche in ambito aereo. In realtà a scoprirne l'adattabilità anche per gli aeromobili era stata proprio la Boeing all'inizio di quest'anno, riuscendo a dimostrare come il green diesel sia chimicamente simile ai quei combustibili soprannominati HEFA (acronimo inglese di "esteri idro-lavorati e acidi grassi") e già approvati per il comparto dell'aviazione nel 2011. In questo caso il gasolio testato era in una miscela al 15% composta da biodiesel ottenuto dalla raffinazione degli oli vegetali e alimentari esausti e dai grassi animali di scarto. Il restante 85% era invece composto da tradizionale carburante jet di origine fossile. Il volo sperimentale è stato effettuato a Seattle a bordo dell'ecoDemonstrator 787, velivolo realizzato dalla compagnia all'interno dell'omonimo programma per la verifica, miglioramento e utilizzo di nuove tecnologie che possano migliorare l'efficienza e ridurre il rumore degli aerei.

Secondo la società, grazie all'odierna capacità produttiva di 3 miliardi di litri da parte di Stati Uniti, Europa e Asia, il Green Diesel potrebbe rapidamente fornire fino all'1% della domanda globale di carburante. Inoltre sulla base della valutazione del ciclo di vita, sarebbe in grado di ridurre le emissioni di carbonio dal 50 al 90% rispetto ai combustibili fossili. La materia prima utilizzata per produrre questo biofuel è peraltro un rifiuto e come tale il suo recupero presenta enormi vantaggi sul fronte ambientale. Ecco perché all'interno del suo programma di partnership internazionali la Boeing ha appena concluso un accordo con la cinese Commercial Aircraft Corp dedicato alla conversione dell'olio da cucina usato in carburante. L'intesa prevede di realizzare un impianto pilota di bioraffinazione nella città di Hangzhou, gestendo uno dei rifiuti più preoccupanti delle metropoli cinesi, il cosiddetto "gutter oil" o "olio di gronda". Con questo nome viene comunemente identificato l'olio ottenuto trattando (vale a dire "filtrando e bollendo") gli avanzi liquidi dei ristoranti, i residui dei canali di scolo degli oli stessi e i rifiuti dei macelli. Un'allarmante inchiesta dell'Oriental Daily del 30 giugno 2010 aveva rivelato infatti l'esistenza di una gigantesca rete criminale di produzione e vendita di tali olii contraffati a Pechino. Ma situazioni che coinvolgono la raffinazione di olio proveniente dagli scarti dei ristoranti sono state segnalate in tutta la Cina e, nonostante la maxi indagine e processo allora avviato, a settembre 2012 è stata lanciata una nuova inchiesta per accertare l'utilizzo o meno del gutter oil come materia prima nel settore farmaceutico cinese, a dimostrazione di un traffico duro da smantellare. Una volta realizzato, l'impianto dovrebbe, nel suo piccolo, dare una mano alla risoluzione del problema: a regime dovrebbero processare quasi 240.000 litri l'anno di olio esausto.

(*) della redazione di Rinnovabili.it