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Allarme per il lago Ciad: in 50 anni si è ridotto di un decimo

È il quarto bacino africano per grandezza e rischia di prosciugarsi per il surriscaldamento climatico e la cattiva gestione delle sue acque. Il Cnr: "Può provocare una crisi ambientale, ecologica e umana di enormi dimensioni, con conseguenze anche sulle ondate migratorie già in atto verso l'Europa"

1 minuti di lettura
"IL LAGO CIAD si è ridotto in cinquant'anni a meno di un decimo della sua estensione": è l'allarme lanciato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche sul bacino che è il quarto per grandezza in Africa, a rischio di scomparire per cause ambientali e cattiva gestione delle sue acque. Fondamentale per la sopravvivenza di oltre 30 milioni di persone, molte delle quali sono potenziali migranti forzati, il prosciugamento del lago è allarmante per tutto il Pianeta.

Il Lago Ciad nella regione del Sahel, tra le frontiere del Ciad, Camerun, Nigeria e Niger, rischia di diventare un ricordo sulla carte geografiche se non si interviene ad arginare il suo progressivo prosciugamento. Per il Cnr l'inaridimento di questa riserva d'acqua dolce rischia di provocare una crisi ambientale, ecologica e umana di enormi dimensioni, con conseguenze anche sulle ondate migratorie già in atto, dirette verso l'Europa e soprattutto verso l'Italia. Per i ricercatori ci sono buone potenzialità di salvare il lago, per rivitalizzarlo a fini agricoli, anche se c'è poca collaborazione tra i paesi confinanti sull'ipotesi di usarlo anche per la produzione di energia.

Secondo il Cnr, la Commissione per il bacino del lago Ciad sta svolgendo un importante ruolo di mediazione e coordinamento tra Niger, Ciad, Nigeria e Camerun, paesi confinanti e interessati ad evitare che l'ulteriore impoverimento delle popolazioni che vivono in quelle zone faciliti la penetrazione di gruppi estremisti e terroristici, come per esempio Boko Haram. Il ruolo dell'Europa e dei paesi europei è cruciale, non solo per lo sviluppo dell'Africa, ma anche per ridimensionare la crescente presenza cinese che si manifesta con la realizzazione di grandi opere a fronte di un imponente land grabbing, un pericoloso accaparramento di terre che rischia di avere pesanti conseguenze per le popolazioni locali e le economie di intere regioni.

Il bacino idrico africano è il perno intorno al quale ruota un delicato equilibrio economico e geopolitico di una vasta area che si affaccia sulle sue rive e beneficia delle sue risorse. "Fermare l'agonia del lago Ciad avvalendosi delle più avanzate conoscenze scientifiche e tecnologiche - spiega Luigi Nicolais, presidente del Cnr - è cruciale per garantire un futuro di pace a un'area particolarmente delicata del mondo. Occorre intervenire sui fattori di fragilità di questo delicato e complesso ecosistema. La progressiva desertificazione, la perdita costante e progressiva di acqua e cibo rendono inospitale l'intera area favorendo il radicalizzarsi dei conflitti e dei fondamentalismi concause delle attuali grandi ondate migratorie".