I negoziati di Parigi: quale differenza faranno in realtà gli aumenti delle temperature?

Alla Cop21 i delegati stanno cercando di dar vita a un accordo che mantenga l’aumento globale della temperatura sotto la soglia dei 2 gradi centigradi. Ma che cosa implicano in verità e quale differenza potranno fare sul serio un paio di gradi in più?

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SE NON SI INTERVIENE, i climatologi hanno avvertito che entro il 2100 le temperature del pianeta potrebbero aumentare di circa 5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. I leader internazionali radunati a Parigi sperano di mantenere gli aumenti medi della temperatura superficiale globale entro i 2 gradi centigradi, ma secondo alcune analisi i loro impegni a tagliare le emissioni potrebbero portare in ogni caso a un aumento di 3 gradi. Se è veramente difficile fare previsioni attendibili, quelle che seguono sono alcune possibili ripercussioni legate ai seguenti aumenti della temperature che potrebbero verificarsi da qui al 2100.
 
1°C
Il 2015 è stato il primo anno ad aver raggiunto questo livello.
 
2°C
Molte specie ed ecosistemi con limitate capacità di adattamento a temperature più elevate saranno soggetti a “rischi molto alti” anche con un riscaldamento di 2 gradi centigradi.
A rischio particolare sono le specie dipendenti dal ghiaccio dell’Artico - per esempio gli orsi polari - e le barriere coralline.
Un riscaldamento di questo tipo porterebbe a perdite economiche annue globali nell’ordine dello 0,2-2% dei redditi, anche se gli esperti ammoniscono che “le conseguenze economiche globali del cambiamento del clima sono difficili da calcolare”.
L’estensione della superficie dei ghiacci dell’Artico a settembre cala del 43% rispetto alla media a lungo termine. La copertura nevosa nell’emisfero settentrionale a primavera si riduce del 7%.
I mari si innalzano anche di 55 centimetri: rispetto al XX secolo sono già saliti di circa 20 centimetri.
L’acidificazione degli oceani aumenta, e il pH della superficie oceanica diminuisce del 15-17%.
I ghiacciai perdono anche il 55% del loro volume globale (escludendo quelli alla periferia dell’Antartide e gli strati di ghiaccio di Antartide e Groenlandia).
Ogni anno sono esposti a ondate di caldo 1,5 miliardi di esseri umani.
Ogni anno sono esposti ad alluvioni 30 milioni di persone.
Sono esposti a stress idrici 1,5 miliardi di persone.
 
3°C
Nelle regioni tropicali e temperate si hanno impatti negativi sulla produzione delle colture più importanti, tra i quali grano, riso e granturco.
In ogni caso, alcune singole zone possono trarne giovamento.
In mancanza di terreni elevati nei quali scappare, la maggior parte dei piccoli mammiferi non è in grado di stare al passo con il cambiamento del clima.
Calo nella produzione dei raccolti su 5,7 milioni di chilometri quadrati.
Ogni anno sono esposti a ondate di caldo 4,5 miliardi di esseri umani.
Ogni anno sono esposti ad alluvioni 60 milioni di persone.
Sono esposti a stress idrici 1,75 miliardi di persone.
L’acidificazione dell’acqua degli oceani aumenterebbe molto, e il pH dell’acqua in superficie scenderebbe anche del 62%.

Superiore a 4°C
La copertura nevosa nell’emisfero settentrionale in primavera diminuisce del 25%.
In estate l’Artico è pressoché privo di ghiacci già a partire dal 2050.
In tutto il pianeta vi sono grossi rischi per la sicurezza alimentare.
I livelli dei mari salgono di 82 centimetri.
L’acidificazione degli oceani accelera enormemente, con il pH della superficie che scende anche del 109%.
Nelle regioni già aride, la frequenza dei periodi di siccità verosimilmente aumenta.
Probabile diminuzione delle precipitazioni nelle regioni alle medie latitudini, nelle aree aride subtropicali e semi-aride.
Alle alte latitudini e nel Pacifico equatoriale le precipitazioni quasi certamente aumentano.
I ghiacciai perdono fino all’85% del loro volume.  
Le specie naturali e gli ecosistemi sono colpiti da impatti “gravi” e “diffusi”, e un numero considerevole di specie si estingue.
In alcune aree del pianeta per alcuni periodi dell’anno le condizioni di calore e umidità pregiudicano le normali attività umane, come la coltivazione dei campi e il lavoro all’aria aperta.
La circolazione atmosferica ne risente, i flussi d’aria alle medie latitudini si spostano ancor più verso i poli di 1 o 2 gradi di latitudine in entrambi gli emisferi.
 
Con un riscaldamento superiore a 5 gradi centigradi, ogni anno sarebbero esposti a ondate di caldo 12 miliardi di persone; i raccolti caleranno in 76 milioni di chilometri quadrati; ogni anno 120 milioni di persone saranno colpite dalle alluvioni e 2 miliardi di persone saranno esposte a più gravi stress idrici.
 
Traduzione di Anna Bissanti VoxEurop
Questo articolo di The Guardian / Keep it in the Ground è pubblicato in collaborazione con Climate Publishers Network
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