Il confine italiano è liquido e segue il movimento dei ghiacciai

Italian Limes, progetto estetico e scientifico tra geofisica, filosofia, glaciologia e design

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(foto: Delfino Sisto Legnani, © Folder) 
IL CONFINE settentrionale italiano è mobile: si sposta anche di centinaia di metri all'anno a causa dello scioglimento sempre più veloce dei ghiacciai alpini. La relazione è stata dimostrata da Italian Limes, un progetto che coniuga filosofia, scienza, glaciologia, design e geopolitica, analizza gli effetti del cambiamento climatico sullo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente spostamento dello spartiacque che definisce i confini tra Italia, Austria, Svizzera e Francia. Indagando il fragile equilibrio dell'ecosistema alpino, il progetto mette in evidenza come le frontiere naturali siano continuamente soggette alla complessità dei processi ecologici, strettamente legate alle tecnologie per i rilievi topografici e alle convenzioni che utilizziamo per rappresentarle.
 
Ideato a Milano dallo studio Folder di Marco Ferrari ed Elisa Pasqual, Italian Limes è stato presentato nel 2014 sotto forma di installazione artistica alla XIV Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia, dove ha ottenuto una menzione speciale dalla giuria. In tempo reale un pantografo collegato a cinque sensori posizionati sul ghiacciaio della Grava (Alpi Venoste, tra Italia e Austria), a oltre 3.300 metri d’altitudine, disegnava la linea di confine su una serie di mappe topografiche, e ogni passaggio del pennino rosso sulle carte era diverso, proprio per lo spostamento della linea spartiacque.
  Il progetto ha acquisito spessore scientifico grazie al lavoro di ricercatori e docenti delle Università di Padova, Milano Bicocca e Parma, del Comitato glaciologico italiano, dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale di Trieste (Ogs). E nel 2016 una seconda spedizione ha monitorato il piccolo lembo a cavallo tra due Stati, non lontano dal luogo del ritrovamento di Ötzi, la mummia del Similaun.

Nella nuova fase del progetto il team di Italian Limes ha installato 26 sensori innovativi sulla superficie del ghiacciaio. I sensori sono stati concepiti e progettati appositamente con tecnologie open source, e realizzati sotto la supervisione scientifica del professor Valter Maggi (Università di Milano-Bicocca), e del professor Aldino Bondesan (Università di Padova).

Prima di essere installati, sono stati testati a -30°C all'interno dei laboratori universitari EuroCold, a Milano. I dispositivi di misurazione hanno determinato l'evoluzione della geometria del ghiacciaio per tutta la primavera e l'estate del 2016. La novità scientifica dell'esperimento, rispetto al classico studio glaciologico, è stato il fatto che il ghiacciaio è rimasto sotto osservazione per sei mesi consecutivi, consentendo l’acquisizione continua di dati.

"I ghiacciai sono termometri naturali dei cambiamenti climatici, - spiega Bondesan - specialmente sulle Alpi, dove volumi e superfici sono relativamente ridotti rispetto ad altri continenti. Qui il cambio delle condizioni climatiche si sente immediatamente e il ritiro o l’avanzata del ghiaccio è molto veloce".

Negli ultimi tempi si sta assistendo a un rapidissimo e importante cambiamento della morfologia dei ghiacciai, in particolare al ritiro delle fronti (la parte terminale della lingua glaciale) e a un abbassamento generale. Cambiano dunque sia lo spessore che la forma. Bondesan sottolinea il movimento delle masse glaciali e il passaggio, purtroppo sempre più accentuato, dallo stato solido a quello liquido: “Le trasformazioni sono molto accelerate rispetto a 20 o 30 anni fa. Oggi la velocità di fusione è forse dieci volte maggiore rispetto a quella degli ultimi 100 anni. Grazie al nuovo sistema di monitoraggio sperimentato nel progetto Italian Limes lo scioglimento, l’abbassamento e la modifica della superficie vengono monitorati in tempo reale con un segnale ogni due ore. Ogni sensore comunica via Gsm con un server che raccoglie i dati e può quindi essere collegato a singoli eventi di insolazione, pioggia in alta quota, cambiamenti di temperatura, fronti nuvolosi, periodi particolarmente caldi”.
 
I nuovi sensori hanno consentito anche l’evoluzione delle rappresentazioni espositive. Dopo Venezia, l’installazione ha fatto tappa al museo archeologico di Bolzano e, l'anno scorso, alla mostra Reset Modernity! di Karlsruhe, in Germania. Una ricerca approfondita sulla cartografia e sugli strumenti di rilevamento topografico dal 1920 ad oggi completa la riflessione sul tema del confine, fil rouge di tutto il progetto. Uno degli obiettivi di Marco Ferrari per il proseguimento del progetto è quello di realizzare una mostra sull’archivio delle stazioni geodetiche di confine dell’Istituto geografico militare (Igm), che ha offerto la sua collaborazione fornendo informazioni e materiali. L'altro traguardo, ormai prossimo, è la pubblicazione di un volume con la rielaborazione dei dati geofisici e glaciologici, le immagini delle campagne di rilevamento e una serie di saggi multidisciplinari sul tema.
 
Duemila chilometri. È la lunghezza del confine settentrionale italiano, da Ventimiglia a Muggia. La linea immaginaria attraversa molti dei più importanti ghiacciai delle Alpi sui massicci più imponenti: Monte Bianco, Rosa, Vélan, Grand Combin, Bernina, Palla Bianca, Similaun, per citare solo i più noti. In un periodo storico nel quale fili spinati, muri, paure e chiusure degli Stati all’interno dei propri territori sembrano tornare in auge anche in Europa, Italian Limes ci lancia un messaggio: “La linea di confine non esiste”. È questa la riflessione finale che scaturisce dall’originale progetto di ricerca e rappresentazione: anche sulle Alpi, considerate da sempre una barriera, un confine naturale, tale linea è solo una convenzione, un artificio. Tant’è vero che muta in continuazione, è liquida come la nostra società e come il ghiaccio fuso dal climate change.