I gatti domestici cacciatori inesorabili

L'effetto dei gatti domestici sulla fauna selvatica valutato da uno studio Usa: il loro impatto è superiore a quello di altri predatori selvatici

2 minuti di lettura
Teneri e irresistibili. Ma anche predatori perfetti. In fatto di caccia i gatti domestici sanno bene il fatto loro. Tanto bene da superare di gran lunga gli altri predatori selvatici, e da avere un impatto non trascurabile sulla fauna. A sottolinearlo una ricerca condotta dagli scienziati della NC State University e dal North Carolina Museum of Natural Sciences, pubblicata di recente sulla rivista Animal Conservation.

Attenzione, però: si tratta di un effetto fortemente locale, cioè concentrato nelle immediate vicinanze delle abitazioni dove vivono i gatti. Di più: l’impatto dei gatti domestici, dicono gli autori del lavoro, è così significativo proprio perché tendono a non allontanarsi mai troppo da casa – di solito rimanendo entro un raggio di cento metri – e quindi battono un’area di caccia più piccola rispetto a quella degli altri predatori selvatici. È in queste microaree che, poco sorprendentemente, il loro effetto si fa sentire di più.

Predatori di quartiere

Il lavoro appena pubblicato, che si va ad aggiungere a un vasto corpus di studi sul tema, è stato condotto tracciando i movimenti di circa 900 gatti domestici che vivono in sei diverse nazioni: l’analisi dei dati raccolti ha mostrato, anzitutto, che questi animali tendono a rimanere sempre nelle vicinanze dell’abitazione. "I gatti si muovono nel giardino di casa e si spingono in quello dei vicini, o poco più", ha commentato a Npr Roland Kays, primo autore del lavoro. "All’inizio mi sembrava una buona notizia, che implicava il fatto che non potessero fare chissà quanti danni". Ma quando gli scienziati hanno provato a quantificare le prede dei gatti si sono dovuti ricredere: alcuni di loro portavano a casa più di dieci tra uccellini, roditori o lucertole ogni mese, per non contare quelli che avevano mangiato fuori o non riportato indietro: "La conclusione è che il tasso di predazione dei gatti domestici, almeno relativamente alla fauna che vive nei dintorni delle loro case, è molto alto", dice ancora Kays. La notizia può confortare se si tratta di ratti di città, meno se si considerano altre specie meno invasive o comunque innocue.

Quanto alto? Tra quattro e dieci volte maggiore rispetto a quello degli altri predatori 'liberi', la cui azione, però, è 'spalmata' su aree più grandi: "La preoccupazione maggiore", continua lo scienziato, "deriva dalla sovrapposizione di essere umani, gatti e specie native piccole e vulnerabili".

Uno studio pubblicato su Nature Communications ha stimato che gatti domestici e non, nel complesso, possono arrivare a eliminare fino a 4 miliardi di uccelli e 22 miliardi di mammiferi ogni anno). Per limitare i danni, Susan Willson, ornitologa della St. Lawrence University e proprietaria di Gorilla, un gatto gran cacciatore di uccellini, ha fatto indossare a Gorilla e a una dozzina di suoi colleghi, un collare dai colori particolarmente sgargianti, per mettere sull'allerta gli uccelli. Pare il sistema abbia funzionato: il numero di uccelli catturati è molto diminuito. Ai roditori, che hanno la sfortuna di vedere in bianco e nero, non è andata altrettanto bene.