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Ventimila tonnellate di petrolio nel Circolo polare artico: Putin dichiara lo stato di emergenza

Un serbatoio di carburante in una centrale elettrica vicino alla città di Norilsk in Siberia è crollato venerdì 29 maggio. Il gasolio ha già contaminato 350 km quadrati. È stato avviato un procedimento penale per inquinamento e presunta negligenza e arrestato il direttore dello stabilimento, Vyacheslav Starostin. Wwf e Greenpeace: "Una catastrofe ambientale"

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Le foto sono impressionanti, una macchia rossa nell'acqua del fiume Ambarnaya. Una ferita nel Circolo polare artico. La fuoriuscita di 20 mila tonnellate di petrolio è stata disastrosa e ha costretto il presidente russo Vladimir Putin a chiedere lo stato di emergenza per Norilsk, in Siberia, il 4 giugno.

L'incidente si è verificato quando un serbatoio di carburante in una centrale elettrica vicino alla città di Norilsk è crollato venerdì 29 maggio. L'impianto è di proprietà di una filiale di Norilsk Nickel, leader mondiale nella produzione di nichel e palladio. Secondo quanto riferito, il gasolio fuoriuscito ha già contaminato 350 chilometri quadrati. Il comitato investigativo russo ha avviato un procedimento penale per inquinamento e presunta negligenza e arrestato il direttore dello stabilimento, Vjacheslav Starostin.

Putin è stato informato dell'incidente solo durante il fine settimana. 

Le immagini catturate dal satellite Copernicus Sentinel-2 dell'ESA mostrano l'entità della fuoriuscita. Il liquido, un'enorme striscia rossa, è evidente nel fiume siberiano Ambarnaya già il 31 maggio e il 1° giugno. Il fiume sfocia nel lago Pjasino, un grande specchio d'acqua e sorgente del fiume Pjsaina. Per iniziare a ripulire la fuoriuscita sono state impiegate centinaia di persone che finora hanno raccolto solo circa 340 tonnellate.
La procura generale russa ha ordinato di ispezionare le strutture industriali considerate a rischio e situate su "territori esposti allo scioglimento del permafrost". Stando alle conclusioni preliminari, infatti, il crollo potrebbe essere stato provocato da un "cedimento del terreno e delle fondamenta in cemento". L'incidente potrebbe insomma essere una conseguenza dello scioglimento del permafrost dovuto al riscaldamento globale che avrebbe fatto affondare nel terreno i pilastri che reggevano il serbatoio.
Foto di Greenpeace Russia
Foto di Greenpeace Russia 
Secondo la società che gestisce lo stabilimento, Norilsk Nickel (già responsabili del "fiume di sangue" in Siberia nel 2016), la colpa è delle temperature troppo alte. "Possiamo presumere che temperature anormalmente miti possano aver causato lo scongelamento del permafrost con conseguente parziale cedimento dei supporti del serbatoio", ha affermato Sergej Djachenko, responsabile degli sforzi di risposta dell'azienda.

Il World Wildlife Fund (Wwf) ha descritto il disastro come il secondo più grande della storia russa moderna dopo quella del 1994 nella regione nord-occidentale di Komi. Sergej Verkhovets, coordinatore dei progetti artici per il Wwf Russia, ha affermato che ci saranno conseguenze catastrofiche: "Vedremo le ripercussioni per gli anni a venire. Stiamo parlando di pesci morti, di uccelli e animali avvelenati", ha aggiunto.
Greenpeace Russia lo ha paragonato alla perdita della petroliera Exxon Valdez del 1989 le cui "conseguenze possono ancora essere osservate". La superpetroliera di proprietà della ExxonMobil si incagliò in una scogliera dello stretto di Prince William, un'insenatura del golfo di Alaska, disperdendo in mare 40,9 milioni di litri di petrolio. Ma quest'ultima catastrofe ambientale "è uno dei peggiori che si sia verificato nell'Artico", ha dichiarato Vasilij Jablokov, di Greenpeace, "Norilsk è già stata una zona di disastro ambientale e l'incidente potrebbe peggiorare ancora la situazione". Lo scongelamento del permafrost è collegato ai cambiamenti climatici e ha innescato problemi, tra cui danni alle strade e alle case, nonché problemi all'agricoltura e alla pastorizia in tutta la Siberia.

Elena Panova, viceministro russo delle risorse nazionali e dell'ambiente, ha dichiarato giovedì 5 giugno che ci vorranno almeno 10 anni perché l'ecosistema locale si riprenda.