“Il rating va oltre la pura finanza contano anche ambiente e società”

L’intervista / Corinne Bendersky, direttore del team Sustainability Finance di S&P Global Ratings: “I rischi connessi a questi fattori hanno il loro peso sui giudizi finali. Il Covid ha acuito l’attenzione sui Social Bond, da inizio anno sono quadruplicate le emissioni”

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Negli ultimi anni abbiamo aumentato la visibilità su come i fattori Esg (ambiente, società, governance n.d.r.) influenzino le valutazioni: come risultato da gennaio 2019 abbiamo incluso nelle analisi di rating una sezione sull’impatto Esg, per evidenziare la rilevanza di questi fattori allo scopo di determinare il ratingndicredito»: Corinne Bendersky è director e Emea analytical coordinator del Sustainable Finance team di S&P Global Ratings, tra le più grandi agenzie mondiali di rating e analisi finanziarie assieme a Moody’s e Fitch. Racconta l’impegno del suo gruppo sul fronte della sostenibilità con l’ampliamento degli orizzonti dai fondamentali della finanza alle tematiche che sempre di più coinvolgono il ruolo e il risultato di imprese e governi. L’impatto della pandemia da Covid 19 ha mostrato come fattori esterni possano capovolgere ogni prospettiva. S&P Global Ratings ha anche lanciato un anno fa Esg Evaluation, per supportare le conoscenze alla base di valutazioni che tengano conto dei fattori di sostenibilità: «Si tratta di un’analisi che si applica a tutti i settori e tipologia di organizzazioni, esprime in termini relativi la capacità di operare con successo in futuro e si basa su come i fattori ambientali, sociali e di governance potrebbero influenzare gli stakeholder, portando a un potenziale impatto finanziario diretto o indiretto».

Va oltre l’analisi finanziaria?
«Include valutazioni più qualitative, con una valutazione su una scala che va da 1 a 100. Maggiore il punteggio più alto il profilo di sostenibilità, ovvero la capacità di saper gestire attivamente i rischi e le opportunità Esg a lungo termine. Nello specifico Esg Evaluation non è un rating, né una misura diretta del rischio di credito o una componente della nostra metodologia di rating».

Come si ottiene questo benchmark ?
«Esg Evaluation offre un benchmark basato su una valutazione olistica dell’esposizione ai rischi ambientali, sociali e di governance esistenti o che potrebbero sorgere all’interno dell’intera catena del valore, con potenziali impatti futuri. L’analisi si basa sulla conoscenza di aziende, settori e paesi da parte degli analisti di S&P Global Ratings, e su dati e informazioni fornite dai soggetti stessi. Possiamo contare su una base di dati e informazioni enorme grazie a società del nostro gruppo, come Trucost, S&P Global Market Intelligence, che poi incrociamo con dati di enti pubblici e Ong, tra cui Unpr, United nations principles for responsible investment e Cdp, Carbon disclosure project. L’analisi è integrata da una relazione approfondita insieme all’interessato stesso, incluso un membro del cda, per avere una comprensione più profonda di strategie e piani di intervento per mitigare l’esposizione ai rischi Esg».

Con l’acquisizione di Robeco Sam, avvenuta di recente, avete migliorato il vostro modo di fare l’analisi di sostenibilità?
«S&P Global ha acquisito la divisione rating e benchmark Esg di Robeco Sam che include il Sam Csa Corporate sustainability assessment: con oltre 1.300 aziende che condividono dati privati e pubblici e una copertura di oltre 7.300 aziende nel 2019, il Csa costituirà la nostra base informativa per i fattori Esg finanziariamente rilevanti e fornirà input alla ricerca Esg delle nostre divisioni inclusi i rating».

I fattori Esg possono anche avere un impatto sui rating di credito? In che maniera?
«I fattori Esg possono influenzare i rating se sono materiali e visibili e a seconda dell’interazione con altri fattori di rating, come liquidità, politiche finanziarie e di crescita, ecc. Talvolta gli impatti negativi dei rischi Esg sono compensati da fattori attenuanti, come posizioni competitive e bilanci solidi. D’altro canto è invece possibile che i fattori Esg portino opportunità di business, con conseguente innalzamento del rating. Non tutti i fattori Esg hanno la stessa influenza. La governance, ad esempio, è un elemento importante nel rating. Molte società, anche rilevanti a livello internazionale hanno visto precluso un ritorno al giudizio investment grade affidabilità, in assenza di miglioramenti della governance e del profilo finanziario. E non tutti i settori sono uguali: l’oil & gas ad esempio è più colpito dai rischi ambientali rispetto alla tecnologia o ai servizi alle imprese».

Corinne Bendersky 


Qual è secondo voi l’impatto del Covid-19? Il mondo è sottosopra.
«La pandemia ha acuito l’attenzione sulla S, l’aspetto sociale, mostrando come uno dei fattori dell’Esg possa tradursi in un effetto dirompente senza precedente sulle economie mondiali . La pandemia ha reso più rilevante una solida gestione dell’Esg data l’enfasi sulla tutela della salute e della sicurezza dei dipendenti e della comunità, sulla gestione dei cambiamenti nel lavoro e nei consumi. Gli investitori cercano società ben posizionate per resistere alla tempesta, e società basate su principi Esg, come quelle capaci di affrontare gli eventi imprevedibili e rari, i “cigni neri”sono ora sotto le lenti quanto ma prima. Payer in grado di restare resilienti nell’attuale scenario di mercato sono quelli con un approccio incentrato sugli stakeholder e strutture di governance adattive, che contribuiscono alle performance su tutti i fronti Esg. È difficile capire come il business si trasformerà nel lungo termine ma l’intero sistema economico potrebbe subire un netto cambiamento. Chi è carente in termini di strategia e leadership potrebbe soffire nelle performance di lungo periodo.
Come si può far leva sulla finanza per ridurre il gap sociale?
«Le emissioni di Social Bond sono più che quadruplicate da inizio anno, la prova la pandemia ha spinto l’interesse verso la finanza sostenibile. Prevediamo che nel 2020 i Social Bond emergeranno come il segmento in più rapida crescita nel mercato del debito sostenibile, finanziando progetti con obiettivi prevalentemente sociali per rispondere alle richieste delle comunità. Questa crescita, superiore a quella dei Green Bond, sposta l’orizzonte rispetto al focus sul clima e riflette anche la capacità e voglia di diversificazione degli obiettivi di sostenibilità degli investitori. L’Icma, International capital market association, ha aggiornato a inizio giugno i Social Bond Principles ampliando le categorie di progetti sociali e le popolazioni target, questo incoraggierà maggiori emissioni e maggiore trasparenza, contro tentativi di social washing, operazioni di pura immagine».

Che cosa pensa del Green Deal dell’Ue?
«Il Green Deal potrà dare impulso alla crescita a lungo termine dell’Unione Europea. Tuttavia il raggiungimento della carbon neutrality entro il 2050 richiede di fare di più. Solo Svezia, Portogallo e Grecia sembrano in grado di raggiungere gli obiettivi del 2030 per i settori esclusi dall’Emissions Trading Scheme, il sistema di scambio delle quote di emissioni di gas serra. Far pagare le emissioni di C02 è il modo più efficiente per affrontare il cambiamento climatico, ma è difficile da attuare per il suo impatto sociale. Riteniamo che la proposta di un piano verde da 1.000 miliardi di euro e la tassonomia sugli investimenti green non saranno sufficienti a raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Unione. Uun cambiamento netto richiederebbe una revisione delle regole fiscali comunitarie per escludere gli investimenti verdi dal tetto del 3% nel rapporto deficit/pil».