A cena con la volpe, così il lockdown ha riavvicinato gli animali selvatici all'uomo

Volpi, orsi, cinghiali, cervi, anatre. E in mare balene, orche e delfini. Il blocco imposto dall'emergenza Covid ci ha riconsegnato quegli animali che pensavamo di vedere solo nei film.  Ora invece li abbiamo alle porte di casa. Qualcuno è amico, altri sono invece sgraditi ospiti 

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Si osservano quotidianamente. Nascosti e protetti dalla natura in cui noi non andiamo. Lontano dal pericolo che rappresentiamo. Ma durante il lockdown, con gli umani rinchiusi in casa per contenere la diffusione del coronavirus, nelle città è calato il silenzio. E poco per volta ha lasciato spazio ai suoni e rumori della natura. Così molti animali si sono allontanati dal loro habitat per addentrarsi nelle aree urbane. Orsi, lupi, anatre, conigli, volpi, caprioli e cinghiali, ma anche delfini e balene, sono diventati i protagonisti di un mondo dove l'uomo è diventato spettatore, rinchiuso dietro le finestre a osservarli muoversi liberamente.

L'INTERATTIVO  Il ritorno degli animali
 

I due volti dell'orso

L'attore principale di questa che potrebbe essere la trama di un'opera teatrale o di un film, è certamente l'orso bruno. In Trentino e in Abruzzo le segnalazioni della sua presenza sono state molte. Ma l'approccio fra i due territori è molto diverso: mentre in Centro Italia sembra che le due realtà, quella umana e quella animale, abbiano imparato a convivere, nella regione a Nord-Est d'Italia tira una brutta aria per il plantigrado.

E così mentre l'orsa Amarena va a spasso tranquillamente con i cuccioli per le vie di Villalago, un comune di 533 abitanti in provincia dell'Aquila, su al Nord le imprese di M49 a M57, o "Papillon" e "Gaia" così come più gentilmente li ha battezzati il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, hanno riempito le cronache quotidiane. Il primo è riuscito a fuggire due volte da quel recinto di Casteller dove la Provincia di Trento ha deciso di rinchiuderlo perché ritenuto un esemplare "problematico". La terza fuga è durata 42 giorni, fino a quando a inizio di settembre è stato di nuovo catturato. Anche l'orso M57 è finito in "prigione": reo pochi giorni prima di aver aggredito un carabiniere ad Andalo.

L'uomo rivendica il diritto a sentirsi sicuro, gli allevatori temono per i loro allevamenti. Ma quell'ottantina di orsi che popolano le montagne trentine iniziano ad avere un territorio che gli va un po' stretto e la soluzione di rinchiudere quelli più problematici, dicono gli animalisti, rischia di diventare più un accanimento che il corretto tentativo di trovare una soluzione valida a una convivenza che è anche un valore per quel territorio.\n

Lupi o forse no

Anche il lupo è arrivato a bussare alle porte di casa nostra. Nemico giurato degli allevatori che gli attribuiscono molte stragi di bestiame. Ma spesso sono casi di "Al lupo! Al lupo!" perché in realtà sono canidi, randagi o incroci lupo-cane, che cambiano tutto il senso della storia e del problema: gli esperti ricordano che i "veri" sono molto diffidenti nei confronti dell'uomo e cercano di starne alla larga. Sono sopravvissuti perché preferiscono braccare animali selvatici, piuttosto che addentrarsi in luoghi dove l'uomo fa sentire la sua presenza con adeguati strumenti di dissuasione, magari affidandosi a cani ben addestrati nella difesa del bestiame. E così capita che in Val di Susa alcuni agnellini vengano sbranati dentro un recinto, ma i loro carnefici in realtà sono stati due cani randagi neri.

Dal Nord al Sud, ha fatto scalpore la storia del lupo di Otranto che in pochi giorni ha spaventato una bambina di sei anni strattonandola per il vestito e poi ha azzannato al polpaccio una turista di 37 anni mentre faceva jogging. Un caso raro, che non capitava da oltre 150 anni, spiegato in parte dai segni di un collare, prova evidente di un esemplare cresciuto illegalmente in cattività poi scappato o abbandonato dal suo proprietario.
I lupi in Italia ci sono, ma stanno alla larga dall'uomo. Con o senza il lockdown.
 

Mamma anatra e i suoi piccoli a spasso per Torino



Petto in fuori e becco alto, in rigorosa fila indiana, una decina di anatroccoli seguono la mamma. Questa è forse l'immagine della natura più bella che ha alleggerito il lockdown di Torino. Protagonista una famiglia di germani reali che hanno approfittato della quasi totale assenza di umani e, soprattutto,  delle loro auto, per spingersi per le vie della città. Gli avvistamenti e le fotografie sono stati tanti. Difficile dire se la famigliola fosse sempre la stessa, di sicuro la zona si: quella vicina al Parco del Valentino che porta al fiume Po. Per loro la polizia municipale ha bloccato il traffico, mentre un collega li seguiva evitando che si cacciassero in qualche guaio accompagnadoli nell'acqua dove finalmente erano al sicuro.
 

Delfini nei porti



Non solo dalla terra, ma anche dall'acqua sono arrivate emozionanti immagini della natura. A regalarle i delfini che, nel silenzio e tranquillità nell'assenza delle imbarcazioni, si sono fatti vedere in luoghi insoliti per loro: da Trieste a Rimini, dalle Cinque Terre alla Sardegna, i delfini, soprattutto tursiopi, si sono spinti fin dentro i porti dove anche l'acqua era insolitamente più chiara e limpida. Comportamenti che questi cetacei, abituati a frequentare acque che non superano i 200 metri di profondità, talvolta mostrano di notte. Ma con il lockdown si sono fatti coraggiosi, con il grande rammarico dei ricercatori che, anche loro confinati in casa, si sono dovuti accontentare di poterli ammirare nei video pubblicati sui social network.
 

I danni del lockdown



Il confinamento umano non ha solo regalato immagini da cartolina, ma ha dato anche la possibilità a molti animali di vivere al meglio la stagione riproduttiva primaverile: un esempio su tutti sono rospi e rane che, almeno per quest'anno, hanno potuto raggiungere indisturbati laghi e stagni senza finire vittime delle auto. Così anche uccelli come il fratino e il rondone hanno beneficiato della maggiore quantità di cibo e della tranquillità per mettere al mondo i loro piccoli. Ma uno studio dell'Università Statale di Milano ha sottolineato anche i danni del lockdown, in particolar modo delle specie invasive: animali come il silvilago, una piccola lepre di origine nordamericana, si è dimostrata attiva anche nelle ore diurne aumentando così la probabilità di diffondersi. Per non parlare del cinghiale che, lockdown o meno, continua a essere una questione mai affrontata seriamente. Ora dovrà essere la natura a ristabilire il suo equilibrio con l'uomo nuovamente libero di muoversi.