Videocall tra Conte, Costa, Greta Thunberg e le altre: "Mai menzionata la crisi climatica"

(ansa)
Delusione da parte delle attiviste di Fridays For Future dopo l'incontro nel pomeriggio in videconferenza con il presidente del Consiglio e il ministro dell'ambiente. "L'Italia ha firmato l'accordo di Parigi, ma sta facendo marcia indietro sull'azione per il clima"
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ROMA - Il confronto in videocall c'è stato - nel pomeriggio - tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell'Ambiente Sergio Costa e gli attivisti dei Fridays for Future. Che non sono rimasti soddisfatti dei contenuti. Lo hanno detto poco dopo sul web lamentando l'assenza di una reale presa di coscienza del problema climatico e, in particolare, che non sia stata menzionata la crisi climatica. "Sono stati dati tanti numeri sugli euro che investiranno in qualcosa e sull'importanza del green deal ma senza menzionare la crisi climatica", hanno lamentato. L'incontro - al quale hanno partecipato le giovani attiviste per il clima Adélaïde Charlier, belga, Luisa Neubauer, tedesca, le italiane Martina Comparelli e Laura Vallaro, oltre naturalmente a Greta Thunberg che di Fridays For Future è la fondatrice - era stato organizzato per chiedere a Conte di agire proprio in merito alla crisi climatica e passare all'azione. Il messaggio era chiaro: "Discuteremo di come l'Italia e l'Unione europea devono trattare la crisi climatica come una crisi", scrivevano su Facebook gli attivisti FFF italiani. Ma le cose non sembrano essere andate secondo aspettative.

A luglio le attiviste hanno inviato a tutti i leader dell'Ue e del mondo una lettera aperta, firmata da quasi 130.000 persone, le cui richieste sono state avanzate al premier Conte: stop a tutti gli investimenti e i sussidi ai combustibili fossili, uscita dal fossile, rendere l'ecocidio un crimine internazionale, e istituzione di budget annuali di carbonio vincolanti basati sui migliori dati scientifici disponibili. "L'Italia ha firmato l'accordo di Parigi, ma sta facendo marcia indietro sull'azione per il clima - ha commentato Martina Comparelli - Non c'è una via di mezzo: bisogna eliminare le infrastrutture del gas e le campagne di greenwashing che le circondano per rispettare gli obiettivi di Parigi. Si tratta di scegliere tra il nostro futuro e i gasdotti. Come è possibile mettere i fossili prima delle persone?"

"Le persone stanno già perdendo il lavoro, si ammalano, e muoiono a causa della crisi climatica - ha aggiunto Laura Vallaro. "La pandemia ci ha mostrato quanto sia fragile l'attuale sistema economico e politico, e pensare di poter sopravvivere come civiltà su un pianeta più caldo di 3 o 4°C - che è la direzione in cui stiamo andando - è semplicemente assurdo. Il tempo per evitare il collasso climatico si sta esaurendo. Ma rinunciare significa condannare noi stessi e le generazioni a un futuro nel caos, e noi non lo accettiamo. Dobbiamo affrontare la realtà e trattare la crisi climatica come una crisi".