Trasporti

Quanto inquinano i camion? L'Italia è un paese per vecchi

Contribuiscono per circa il 25% delle emissioni totali di CO2 all’interno del settore e del 6% sulle emissioni complessive. Senza contare l’arretratezza del parco veicoli italiano
2 minuti di lettura
L’Italia dei trasporti? Un paese per vecchi. Camion Euro 3, autobus ancora più obsoleti, scarsità estrema di veicoli elettrici. E così le limitazioni in vista sul fronte della mobilità personale faranno aumentare un traffico commerciale e passeggeri fatto di mezzi altamente inquinanti. A pagare il new normal sarà ancora una volta l’ambiente. Gianandrea Ferrajoli, vicepresidente di Federauto, la federazione dei concessionari, snocciola una serie di dati che dipingono l’arretratezza del parco veicoli italiano. I camion, intanto, contribuiscono in generale per circa il 25% delle emissioni totali di CO2 all’interno del settore e del 6% sulle emissioni complessive.


In Italia i numeri sono ben peggiori della media. Europea. Su 5,7 milioni di veicoli circolanti oltre la metà è nella fascia compresa tra 10 e 30 anni. In strada ci sono 825 mila mezzi che hanno un’età compresa tra i 10 e i 15 anni, 760 mila tra 15 e 20 e ben 620 mila tra i venti e i trenta. In Germania l’età media dei veicoli commerciali è di 7 anni, in Francia di 9. 

"Per capire cosa questo significa in termini di inquinamento – dice Ferrajoli – basta immaginare che rispetto ad un Euro 3, un veicolo Euro 6 di ultima generazione emette 10 volte meno Pm10 e 12 volte meno ossidi di azoto.  Senza contare che i veicoli più vecchi sono anche più pericolosi sul fronte della sicurezza: il 50% degli incidenti stradali che vede coinvolti mezzi pesanti riguarda veicoli di categoria inferiore ad Euro 6".

Una situazione poco sostenibile, alla quale si può porre rimedio, per Ferrajoli, solo aiutando finanziariamente il rinnovo del parco, per togliere progressivamente dalla circolazione quei mezzi che hanno più di 10 anni di vita. "Servono incentivi strutturali, e non limitati ad un biennio -è la richiesta – ma spalmati su un arco di 60 mesi, per permettere un corretto ammortamento". Il rinnovo del parco è oneroso, ma risponde alle direttive europee di riduzione dell’inquinamento. L’Europa, con il terzo pacchetto mobilità, ha posto obiettivi vincolanti per le emissioni dei mezzi commerciali pesanti: meno 15% entro il 2025, meno 30% entro il 2030 per poi arrivare a zero entro il 2050. "Un traguardo difficile da immaginare – spiega Ferrajoli – se si considera che il 58,5% dei veicoli industriali pesanti e il 49,7% degli autobus è antecedente alla classe Euro 4".

Servono quindi investimenti sui mezzi e – ovviamente -  anche sulle energie alternative, spingendo sul gas naturale liquefatto  (Lng), sull’elettrico e sull’idrogeno. "Le previsioni dicono – dice Ferrajoli – che nel 2030 potremmo avere un mercato nel quale il diesel sarà ancora predominante, ma con una quota di mercato scesa al 50%. Il 10 % dei mezzi viaggerà a Lng, tra il 20 e il 30% a idrogeno e un 10% con la propulsione elettrica.

L’Italia sarà dentro questi parametri?. "Parlando di colonnine di ricarica – spiega il vicepresidente di Federauto – ad oggi abbiamo 7 mila infrastrutture pubbliche di ricarica. Da qui al 2030 l’obiettivo è di un numero compreso tra 100 mila e 300 mila infrastrutture, cioè tra 14 e 40 volte il numero attuale."  Servirà una grande corsa. Nel frattempo continueremo a respirare i soliti gas di scarico.