Aiuti di Stato, così la Germania spinge gli investimenti green

La commissaria europea per la concorrenza.  Margrethe Vestager 
Soldi per l'energia rinnovabile, per la tenuta termica degli edifici, per le piste ciclabili, per le apparecchiature destinate a rendere più "smart" le città, e via di questo passo. Un pacchetto di interventi che vale l'1,18% del Pil, nettamente di più della media europea (0,43%). In Italia lo 0,05% del Pil
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La Germania mette a segno un altro primato in Europa: è il Paese che spende di più per aiuti di Stato "verdi": per l'energia rinnovabile, per la tenuta termica degli edifici, per le piste ciclabili, per le apparecchiature destinate a rendere più "smart" le città, e via dicendo. Un pacchetto di interventi che vale l'1,18% del Pil, nettamente di più della media europea (0,43%). Lo rivela un rapporto dell'Osservatorio sui conti pubblici, diretto da Carlo Cottarelli, che ha analizzato i dati dell'Ue relativi al 2018, gli ultimi resi disponibili dalla Commissione ma sicuramente orientativi anche per la situazione attuale. Si scopre anche un'altra realtà di segno opposto: l'Italia, Paese che non rifiuta per tradizione gli aiuti pubblici, non spende più dello 0,05% del Pil per gli aiuti espressamente dedicati alla tutela ambientale: non più di 900 milioni su un Pil che nell'anno in questione è stato di 1.760 miliardi.

La Germania insomma, si legge nello studio firmato dagli economisti Giampaolo Galli e Giorgio Musso, ha trovato il modo di fare breccia nelle inesorabili maglie della Commissione, che al momento di autorizzare un aiuto di Stato (la responsabile è la commissaria Margrethe Vestager) valuta il suo coefficiente ecologico e sostenibile come primissimo standard e ne tiene conto al momento dell'inserimento nei parametri di Maastricht. L'1,18% del Pil tedesco 2018 significa oltre 61 miliardi: è abissale la differenza con quanto viene destinato in Italia alla tutela dell'ambiente rispetto al partner nordico. Siamo al terzultimo posto dell'Europa a 28 (il calcolo è fatto sull'ultimo anno pieno di appartenenza della Gran Bretagna all'Ue). Peggio di noi solo Malta e Portogallo. La Francia destina alla tutela ambientale aiuti pubblici per lo 0,22%, la Spagna per lo 0,06, lo stesso Regno Unito per lo 0,18, la Finlandia per lo 0,57%, e via dicendo. Un aspetto da considerare è che si parla di aiuti effettivamente erogati: la commissaria Vestager ha reso noto alcuni giorni fa i dati sugli aiuti richiesti per l'anno in questione, che sono molto più alti. La Germania per esempio aveva chiesto l'autorizzazione a interventi di quasi quattro volte superiori.

La lungimiranza tedesca insomma appare evidente, così come il ritardo italiano: ora che agli aiuti di Stato si aggiungeranno quelli europei con il Next Generation Eu da 750 miliardi, per accedere ai fondi che saranno finanziati con gli eurobond di nuova emissione, bisognerà spingere con la massima decisione sull'aspetto ambientale. Non meno di un terzo dell'ambizioso progetto, infatti, come ha più volte sottolineato la stessa Ursula von der Leyen, sarà riservato agli interventi ecologici. Proprio quelli che la Germania (e un nucleo di altri Paesi particolarmente virtuosi) ha dimostrato di saper pianificare e realizzare.

Da notare è anche il fatto che quando si va a guardare al totale degli aiuti di Stato il gap italiano si fa meno marcato. L'Osservatorio di Cottarelli ha infatti diviso in quattro grandi voci i contributi pubblici: quelli appunto destinati alla tutela ambientale, quelli per lo sviluppo regionale, quelli per la ricerca e sviluppo e la voce "altri". Se la prima voce, come si diceva, si ferma allo 0,05% del Pil, la seconda arriva allo 0,06%, la terza torna allo 0,04%, l'ultima - quella generica - sale allo 0,15%. La media totale, calcola l'Osservatorio, è dello 0,31% del Pil: sono tutti gli aiuti di Stato approvati dalla Commissione. In Germania questo totale è dell'1,45: come si vede molto più vicino all'Italia che non la voce iniziale degli aiuti ambientali. Significa che la Germania riesce opportunamente a canalizzare sulla sostenibilità ambientale una quota maggiore degli aiuti di Stato per i quali chiede l'autorizzazione: moltiplicando quindi le possibilità che quest'autorizzazione le venga concessa.

La partita a questo punto s'intreccia da un lato con lo stesso maxi-fondo europeo, e dall'altro con le cifre nazionali degli aiuti concessi. Che in quest'anno di pandemia e di fortissime spese pubbliche, liberate vista l'eccezionalità della recessione in corso dai paletti del patto di stabilità nonché soprattutto dai limiti appunto agli aiuti pubblici, stanno lievitando in modo esponenziale. Quest'anno i fondi concessi per l'intervento statale (al quale si aggiungeranno dall'anno prossimo quelli europei tranne un piccolo anticipo concordato) per l'Italia potrebbero arrivare a 190 miliardi: almeno 100 per cassa integrazione, contributi alle aziende per ripartire, sussidi e "ristori" vari, più altri 80-90 di mancate tasse riscosse a causa della recessione. Il saldo di bilancio, cioè la percentuale di indebitamento netto aggiuntivo rispetto all'anno scorso, potrebbe arrivare al 10,80% del Pil, una variazione di oltre il 9% rispetto al 2019 (vedere tabelle allegate). In questo caso anche la virtuosa Germania sprofonda: con un fabbisogno in deficit del 6% del Pil, peggiora la sua posizione finanziaria netta del 7,50% perché l'anno scorso aveva un attivo di bilancio del +1,50%.