Africa

Una Grande muraglia verde contro la siccità

Il progetto di riforestazione in 11 Paesi, ma soprattutto in Etiopia, che dal 2007 ha consentito di recuperare quasi 20 milioni di ettari di terreno, generare oltre 350 mila posti di lavoro e circa 90 milioni di dollari di entrate. Ora il piano per rendere verdi 7 mila km di terre aride chiede aiuto per ripartire
2° minuti di lettura
Nel febbraio 2021 si terrà un vertice tra i leader dell’Unione europea e quelli dell’Unione africana: sarà l’occasione per stilare un programma concreto e imboccare la via dello sviluppo sostenibile. Perché bisogna ricostruire il mondo lasciato in macerie dalla pandemia, evitando di ripetere gli errori del passato. È ciò che auspica Ibrahim Thiaw, il segretario esecutivo della Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione, che ha ricordato come siano soprattutto i giovani - in primis, quelli africani - a chiedere e ad avere diritto al cambiamento.

Pur avendo mietuto nel continente meno morti di quanti si temessero, il Covid-19 ha avuto un durissimo impatto economico-sociale. Intere comunità africane sono state colpite dall’interruzione a livello globale della catena di approvvigionamento di cibo e da un calo del 23% delle scorte. L’obiettivo, quindi, è raggiungere l’autosufficienza alimentare e la sicurezza necessaria per costituire sia l’Area di libero scambio africana sia il mercato unico locale dei consumatori (che si candida a diventare il più grande del mondo, visto che in Africa la popolazione arriverà a quota 2,5 miliardi di persone entro il 2050).

"We Face Forward", il futuro sostenibile dell'Africa


Ma se la crescita del continente seguirà il modello adottato finora dall’Occidente, le conseguenze ambientali e gli effetti sul cambiamento climatico saranno devastanti per il pianeta. Per questo, secondo Thiaw, Europa e Africa devono optare per lo stesso percorso di sostenibilità. Oltre agli attivisti, sono stati gli stessi leader africani a indicare la strada attraverso l’iniziativa del Great Green Wall e, poi, con i piani stabiliti su base volontaria da 52 Stati per evitare, ridurre e ripristinare il degrado dei suoli entro il 2030.

La "Grande muraglia verde" è il progetto di riforestazione di un vasto territorio – ricompreso in 11 Paesi, ma soprattutto in Etiopia – che ha consentito di recuperare quasi 20 milioni di ettari di terreno, generare oltre 350 mila posti di lavoro e circa 90 milioni di dollari di entrate, a partire dal suo lancio da parte dell’Unione africana nel 2007 fino al 2018. Le specie animali e vegetali un tempo minacciate ora prosperano e la sicurezza alimentare è migliorata. Molte comunità non hanno avuto bisogno di aiuti durante la siccità del 2015-2016, che ha piagato l’Africa orientale e meridionale. Ma i governi del Sahel non possono permettersi i 4,8 miliardi di dollari che occorre investire ogni anno, per almeno 10 anni, per raggiungere gli obiettivi del progetto.

Eppure si tratta di interventi decisivi perché circa il 45% del territorio africano è colpito da desertificazione e, di questo, il 55% è ad alto rischio di ulteriore degrado. I vari Paesi hanno identificato le aree con potenzialità di ripristino e l’idea, testata con successo in alcuni, è rendere di nuovo produttivi i terreni utilizzando tecniche sostenibili, a cominciare da quelle tradizionali. Così, il funzionario Onu chiede investimenti pubblici e privati per aiutare la popolazione e le autorità locali, che non possono sostenere da sole il costo di un cambiamento dai risvolti globali. L’uso del suolo, del resto, rimarrà un importante motore di crescita per almeno un altro decennio, l’urbanizzazione sarà rapida e occorrerà garantire il rifornimento alimentare dei cittadini, ma pure i mezzi di sussistenza per gli abitanti delle zone rurali.