Fiorella Mannoia: "Ricominciamo da noi, dagli altri e dalla natura. Altrimenti non ci resterà nulla"

La cantante parla di una civiltà che di fronte al virus si scopre fragile e distaccata. E avrebbe bisogno di un nuovo umanesimo dopo aver distrutto tutto ciò che tocca, padrona di mari plastificati, fiumi intossicati, animali morti, clima impazzito, Amazzonia in fiamme. Intanto la natura, quando può, si riprende i suoi spazi. Nonostante tutto

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Sceglie una fotografia, Fiorella Mannoia, perché uno scatto è più di tante parole. Sceglie una fotografia che è un'opera potente e che racconta di lei, dei suoi pensieri, dei suoi desideri. E di un disco, il suo, figlio di un momento difficile ma catartico. "Forse dovremmo solo ricominciare da noi stessi..." recita Mannoia e pensare agli altri come parte di un tutto, alla comunità che siamo noi, come ai mari, ai fiumi, agli animali. Ricominciare a chiederci se il male viene dalle nostre azioni scellerate o anche bellissime. La copertina che illumina l'ultimo album, "Padroni di niente", si ispira al quadro "Viandante sul mare di nebbia" di Caspar David Friedrich. Il viandante del caso é Fiorella Mannoia che osserva la civiltà e forse s'avvicina al dilemma, la maestosità costruita dall'uomo si porta dietro ciò che ha distrutto; il fiume intossicato, la baraccopoli.


Fiorella Mannoia è chirurgica nel centrare l'obiettivo, finiremo padroni di niente dopo aver distrutto ciò che tocchiamo, padroni di mari plastificati, animali morti, noi fragili e distaccati non saremo piu neanche padroni di noi stessi. "Un disco concepito durante il lockdown, quando eravamo chiusi in casa ma uniti e solidali, quando volavamo alto, pronti a capitalizzare tanto dolore".

Quando una consapevolezza immediata apriva la stura a mille congetture a venire, "considerare che una piccola cosa ha messo in ginocchio un pianeta, ha messo in ginocchio noi, gli invincibili. E quanto poco è bastato alla natura per riprendersi i suoi spazi, una gioia vedere i canali di Venezia trasparenti come mai prima, gli animali liberi per le città, i fiumi del colore proprio. Un piccolo sforzo e metteremmo in salvo il pianeta restituendo ossigeno. Abbiamo toccato con mano che cosa è essenziale e che cosa non lo è affatto, oramai non più schiavi del liberismo più cieco. Cantavamo dai balconi, insieme per sconfiggere il nemico".

"Viandante sul mare di nebbia" di Caspar David Friedrich 

Poi qualcosa è successo, un'estate da finti sani come se nulla fosse accaduto. Brutto presagio. "I pensieri ora sono altri, si tratta di sopravvivenza, costretti a scegliere tra salute e lavoro, siamo una grande Taranto angosciata che non sa che cosa augurarsi". Occasione cupa per ragionare sull'origine del male. "Il virus scaturisce dalla globalizzazione, dagli allevamenti intensivi che sono il cancro di tutta l'umanità. Consumiamo troppa carne, anche in continenti dove prima se ne faceva un uso limitato, Asia, Africa, in India la richiesta é sproporzionata, in Cina troviamo il più grande allevamento suino del pianeta che richiede una enormità di acqua. E poi questi animali vengono a contatto con gli animali selvatici e con popolazioni che hanno abitudini alimentari diverse dalle nostre ma con le quali interagiamo".

E si mangia, troppo in alcuni paesi, troppo poco in altri. Male ovunque. "Isole intere di plastica che galleggiano negli oceani. Ogni volta che ingoiamo pesci ingeriamo microplastica e non sappiamo ancora tutte le conseguenze che avrà sulla salute, basti pensare che gli uccelli vengono uccisi dalla microplastica che li sazia senza sfamarli e per paradosso muoiono di denutrimento. Altro dramma è il disboscamento amazzonico di cui non si occupa alcuno ma che distrugge intere popolazioni. Questa volta però ad essere colpiti siamo stati noi occidentali, messi in ginocchio ci siamo scoperti fragili e in pericolo. Ora che la situazione è grave la comunità europea dove sta? Mai nessuno ha parlato dell'azzeramento del debito che abbiamo contratto, nessuno parla di stampare altro denaro e di metterlo in circuito, la BCE che cosa sta facendo? Sono pronti a prestarci altro denaro che da già indebitati dovremo restituire chissà come. E mettiamo nel conto pure la corruzione che ci divora e nessuno è in grado di porre rimedio".

Perché non è vero che le cose non si sanno. "Non posso più vedere la televisione, le inchieste di Report, di Giletti, di Diacona. Ti aspetti che poi qualcosa accada. Invece non succede mai nulla. Lo sfruttamento delle multinazionali farmaceutiche e petrolifere in Africa, nel delta del Niger grida vendetta, interi villaggi ridotti a ciminiere, flora distrutta, fiumi inquinati, gente alla fame. Conoscere questo ci aiuterebbe a comprendere gli esodi biblici che non si possono arginare, milioni di profughi dietro fili spinati, li dove seminiamo povertà".

E anche il fenomeno Greta Thunberg più di tanto non può fare, "Greta è una ragazzina che ha saputo parlare ai suoi coetanei. Ora sta crescendo e dovrebbe acquisire consapevolezza, studiare e fare delle proposte sfruttando la sua popolarità se ha sempre  intenzione di occuparsi di ambiente".

Fiorella Mannoia chiede un nuovo umanesimo, "parlo da cittadina, faccio la cantante, non sono una cretina che va sul palco e basta", comunica molto via social e ora pure con la fotografie, passione che cura da un paio d'anni. "Con il mio compagno dedichiamo le nostre vacanze alla fotografia. Ho scoperto che con la macchina professionale puoi lavorare le foto senza falsarle, enfatizzare una luce, andare dal colore al bianco e nero. Più che i paesaggi mi piace la gente ma anche una finestra su qualcosa, una sedia se ha un significato. In Kenia per Amrfer ho scattato tanto, ci eravamo ripromessi di organizzare una mostra a scopo benefico, con il Covid è tutto saltato. Chissà in futuro".