La corsa a ostacoli (troppi) dei fiumi europei verso il mare

Toce (Piemonte). Sbarramenti che interrompono la continuità del fiume. In Europa sono state stimate oltre 1,2 milioni di barriere lungo un milione e 650mila chilometri di fiumi, una ogni 1,4 chilometri 
Il consorzio Amber - 20 tra grandi aziende di energia idroelettrica, autorità fluviali, organizzazioni non governative, Università e il Centro comune di ricerca europeo - ha realizzato un atlante, ancora incompleto, che censisce dighe, rampe, briglie, chiuse, guadi, canalizzazioni e altri piccoli e grandi ostacoli nei fiumi di 36 Paesi europei
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Rinaturalizzare i fiumi europei significa salvare la vita di innumerevoli specie animali e vegetali, rendere più sicuri e resilienti i nostri territori, donare nuova vita a corsi d'acqua troppo spesso imbrigliati e sfruttati, letteralmente, fino all'ultima goccia. La frammentazione degli habitat fluviali, causata dalle barriere artificiali, è una delle cinque principali cause della perdita di biodiversità. In Europa i numeri sono impressionanti. Il consorzio Amber (Adaptive management of barriers in european rivers), cui aderiscono 20 partner - grandi aziende di energia idroelettrica, autorità fluviali, organizzazioni non governative, Università e il Centro comune di ricerca europeo - ha realizzato un atlante, ancora incompleto, che censisce dighe, rampe, briglie, chiuse, guadi, canalizzazioni e altri piccoli e grandi ostacoli nei fiumi di 36 Paesi europei.

Piave (Veneto). Nonostante il bacino idrografico del Piave sia stato il teatro di una delle più devastanti tragedie del 900 (quella del Vajont), l'alveo e lo stesso letto fluviale sono stati invasi da zone industriali, depositi di legname, parcheggi. Il suo bacino è stato svuotato quasi completamente a causa della costruzione di molti invasi idroelettrici. 

Non sappiamo ancora, esattamente, quante sono. Sono state stimate oltre 1,2 milioni di barriere lungo un milione e 650mila chilometri di fiumi: in media, una ogni 1,4 chilometri. Ma la mappa è molto variegata. Se l'Olanda ne ha una ogni 50 metri e la Svizzera una ogni 123, nei Paesi balcanici la densità è bassissima: in Montenegro incontriamo una barriera ogni 200 chilometri, in Croazia ogni 25. L'Italia è poco sotto la media continentale: quasi 66mila barriere in 135mila chilometri, una ogni due chilometri. I Paesi scandinavi, i cui fiumi scorrono su ampi territori incontaminati, sono tra i più virtuosi. Sui Balcani, invece, la situazione è delicata: fiumi selvaggi come la Vjosa in Albania sono minacciati da piani aggressivi che puntano a realizzare grandi impianti idroelettrici.

Tra i progetti più pericolosi di devastazione dell'ambiente, una vera e propria autostrada fluviale in una delle aree più incontaminate d'Europa, tra Polonia e Ucraina. E poi, i tagli indiscriminati della vegetazione ripariale e su alcuni letti fluviali, anche in Italia: Arno, Savena, Ofanto, per citarne solo alcuni.

Tagliamento (FVG). E' considerato l'unico dell'intero arco alpino e uno dei pochi in Europa a conservare l'originaria morfologia a canali intrecciati. Per l'unicità dell'ecosistema fluviale è stato definito "il Re dei fiumi alpini" 

"Il fiume è un organismo dinamico fatto di acqua, nutrienti, sedimenti, pesci, macroinvertebrati, specie vegetali", spiega  Andrea Castelletti, responsabile del dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria del Politecnico di Milano, l'Ateneo italiano che aderisce ad Amber. "I fiumi plasmano il paesaggio, forniscono servizi ecosistemici, sono il luogo di processi funzionali indispensabili all'equilibrio degli habitat. Perciò, ridurre la frammentazione è essenziale per ripristinare un flusso più efficiente e per il raggiungimento di un buono stato ecologico dei corsi fluviali", prosegue Castelletti. Il professore rivela anche un'altra recente scoperta a sfavore delle dighe: "L'acqua in uscita dalle turbine dei grandi sbarramenti idroelettrici sprigiona grandi quantità di CO2". Il famigerato gas serra è stato misurato a valle della diga Kariba sullo Zambesi.

Tirino (Abruzzo). affluente dell'Aterno-Pescara. Originato da un lungo corso sotterraneo naturale che culmina in tre sorgenti. Si distingue per la pulizia e limpidezza delle sue acque, in buona parte navigabili 

La strategia europea sulla biodiversità 2030 si pone l'obiettivo di ripristinare almeno 25mila chilometri di fiumi a scorrimento libero nell'Unione europea e il Green Deal finanzierà anche i sistemi fluviali, ma non basta. Occorre raccogliere più dati per poter intervenire con i giusti correttivi: Amber si affida anche alla citizen science: scaricando l'app Barrier tracker, ciascun cittadino può contribuire alla catalogazione di dighe, briglie, chiuse. Finora ne sono state classificate quasi 12mila.

Quello delle barriere, però, non è l'unico problema che affligge i fiumi. Il cambiamento climatico sta facendo sentire i suoi effetti. In Italia, per esempio, è mutato l'afflusso di acqua nei laghi lombardi: le precipitazioni sulle Alpi, per l'innalzamento delle temperature, sono sempre meno nevose e sempre più allo stato liquido; l'acqua corre a valle in inverno, calano gli afflussi primaverili dovuti alla fusione del manto nevoso e in estate si registrano livelli bassissimi. 

Rinaturalizzare mettendo in sicurezza il territorio, senza usare altro cemento non è un'utopia. Per Fausto Marincioni, geografo ambientale dell'Università politecnica delle Marche, "si può fare, come hanno capito negli Stati Uniti o in Canada. Dopo grandi inondazioni come quella provocata a New Orleans dall'uragano Katrina, per esempio, si stanno recuperando le zone umide e le paludi sui delta dei grandi fiumi, spugne naturali che assorbono e regolano l'afflusso dell'acqua". La forza della natura va assecondata e anche le alluvioni sono fenomeni necessari: "Distribuiscono il limo sui campi, regolano le falde idriche, spostano detriti, mantengono l'ecosistema", spiega Marincioni. "A volte serve il coraggio di abbandonare insediamenti urbani sbagliati, cambiare l'uso del suolo per perseguire una coesistenza pacifica con la natura, adattandoci ad essa. Riducendo la vulnerabilità si riduce il rischio".

Sulla stessa strada dei ricercatori si stanno muovendo alcune associazioni ambientaliste: il Wwf, che ha denunciato recentemente il cattivo stato del 60% dei fiumi italiani, propone un piano di rinaturalizzazione del Po attraverso il ripristino di antichi meandri e delle aree golenali, dove il fiume può ridurre la forza dell'acqua durante le piene. "In 50 anni, con la costruzione di argini e canalizzazioni, abbiamo perso circa duemila chilometri quadrati di aree di esondazione naturale, peggiorando notevolmente la qualità ambientale del fiume", ricorda Andrea Agapito, responsabile acque e progetti dell'associazione. "Eppure basta crederci: 25 anni fa con il Wwf abbiamo istituito un'oasi a Suzzara, in provincia di Mantova e ora è un parco di 700 ettari, il più grande bosco planiziale lungo il Po". I pochi fiumi naturali che ancora solcano il nostro territorio possono ispirare il cambiamento: dal Ticino che porta acqua pulita al Po e può vantare una ricchissima vegetazione ripariale al Tagliamento, il re dei fiumi alpini, unico in Italia e tra i pochi in Europa a conservare la morfologia originaria a canali intrecciati.

Let it flow è lo slogan di una campagna europea sulla riduzione della frammentazione dei fiumi: in tre parole il segreto per rendere gli ambienti fluviali più sani, sicuri, naturali.