La storia

Elisa Manig, da hostess mancata a produttrice di formaggi

Tecnica radiologa convertita all'agricoltura, lascia Philadelphia per rimettere in piedi l'azienda familiare in Friuli. Ora 20 pezzate rosse le forniscono 260 litri di latte al giorno, lei produce e vende formaggi stagionati nel fieno, nella birra artigianale, nel carbone vegetale
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Questa è la storia di Elisa, la ragazza friulana di 27 anni, nata sul confine orientale, partita per l'America e tornata tra i boschi e i pascoli di collina, sulle rive del Natisone, dove ha rifondato un'impresa agricola familiare. "Volevo viaggiare, vedere il mondo. Mi sono diplomata al liceo linguistico e il mio sogno era fare la hostess, come una mia vicina di casa, che spesso e volentieri volava nelle più importanti città del mondo: New York, Mosca, Tokyo, Pechino". Poi, invece, Elisa si è iscritta all'università a Udine, ha conseguito una laurea triennale e la professione di tecnica radiologa che ha praticato solo da tirocinante.

"Ho avuto le idee molto confuse, lo ammetto", racconta. "Un anno a Philadelphia come ragazza alla pari mi ha permesso di riflettere sul mio futuro. C'era la prospettiva di andare a lavorare negli ospedali inglesi, ma l'idea di rinchiudermi nei bunker dei laboratori i radiologia non mi entusiasmava". Il richiamo della terra era troppo forte.


Elisa torna nelle sue Valli del Natisone, la Slavia friulana, estremo lembo del Friuli orientale, tra le dolci colline abitate dalla minoranza slovena in Italia di cui anche lei fa parte. Qui, a Tiglio, piccolissima frazione del comune di San Pietro al Natisone, rimette in piedi l'azienda casearia familiare, ormai chiusa da 15 anni. "Ho iniziato a verniciare, dipingere, mettere a posto le recinzioni, poi sono arrivate tre pezzate rosse. Correvo con le mucche al pascolo e mi sentivo felice".

A un anno dall'avvio della nuova impresa, Elisa ha recuperato edifici in completo abbandono, 16 vacche le forniscono 260 litri di latte al giorno, lei produce e vende formaggi stagionati nel fieno, nella birra artigianale, nel carbone vegetale; yogurt, ricotta, mozzarelle: "Lavo le forme da 5 chili a mano, una ad una, e mi diverto a sperimentare. Una delle mie ultime specialità è il formaggio con pistilli di zafferano".

Il benessere degli animali è il verbo aziendale: la stalla è pulita, mucche e vitelli escono tutti i giorni al pascolo nei terreni attorno, fieno ed erba medica arrivano dai campi di famiglia. "Il primo lockdown, la scorsa primavera, ho avuto la certezza che la mia scelta fosse quella giusta". Gli affari sono decollati, grazie a vendite online e consegne a domicilio: il passaparola e i profili Facebook e Instagram hanno consentito di moltiplicare la produzione. Un post del 12 dicembre comunicava che non era più possibile ordinare prodotti stagionati: "Siamo stati sommersi dalle prenotazioni e abbiamo dichiarato il tutto esaurito ben prima di Natale".



Una storia nella storia è quella del padre, che ha lasciato l'impiego di casaro sul monte Nero (in Slovenia) e la vita da frontaliero e ora lavora con lei. Anche la sorella le dà una mano, quando può.

Elisa non si ferma mai. Il suo radicamento nel territorio l'ha spinta a creare una rete tutta femminile, le donne della Bene?ija: con il suo caseificio, un'azienda di mele bio, una coltivatrice di zafferano, una pasticcera che sforna strucchi e gubane (i dolci tipici di queste parti), un'altra che prepara confetture. Unico ragazzo: il salumaio della valle. Tra i clienti del caseificio, ça va sans dire, anche le rinomate cantine delle celeberrime zone Doc friulane.


Pochi prodotti curati, tutta la filiera a chilometri zero e la passione per la vita semplice e per un lavoro antico, ma indispensabile. È tutto qui il segreto del successo di Elisa, la ragazza che voleva volare.