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Innovazione

Così il traliccio "intelligente" controlla la qualità dell'aria. E ci aiuta a proteggere la natura

(Credits: Terna)
(Credits: Terna) 
Le torri d’acciaio che reggono la linea nazionale dell’alta tensione vengono trasformate in smart tower per osservare il clima, anche grazie alla tecnologia militare per "camuffarli". E nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si sperimenra il sistema per evitare la collisione delle aquile contro i cavi
4 minuti di lettura

Sentinelle per il monitoraggio ambientale. Camuffati dalla tecnologia stealth, presa a prestito dai militari. E’ uno strano destino, quello dei tralicci dell’alta tensione. E’ grazie a loro se abbiamo l’energia elettrica in ogni casa. Ma spesso contro quelle torri d’acciaio alte fino a 50 metri, si levano proteste per l’impatto che hanno sull’ambiente. Quei colossi d’acciaio pesano ognuno dalle 10 alle 20 tonnellate: ce ne sono 240 mila in Italia, in media uno ogni 400 metri a sorreggere i 74 mila chilometri di cavi della trasmissione di energia elettrica nazionale. Si arrampicano sulle montagne, attraversano fiumi, e corrono lungo pianure e valli. Terna, la società che gestisce Rete di Trasmissione Nazionale (Rtn), è da anni impegnata nell’ingentilire quei “mostri d’acciaio” nel tentativo, abbellendoli, di integrarli il più possibile nei paesaggi che attraversano.

Sono stati dipinti, la creatività di archistar li ha trasformati in tralicci di design. Ma è con l’impiego di tecniche stealth per il loro camuffamento, e con le prime sperimentazioni per renderli interattivi con l’uomo in un obiettivo comune di salvaguarda dell’habitat naturale che li ospita, che sono diventati a tutti gli effetti tralicci 2.0.
(Credits: Terna)
(Credits: Terna) 

I tralicci mimetizzati. L’idea di mutuare l’esperienza militare stealth per renderli visibili il meno possibile è venuta ad un ingegnere di Terna, Roberto Spezie. E questa intuizione è ora sotto la tutela di un brevetto europeo. Tutto ha avuto inizio a Point St. Martin, paesino all’imbocco della Vallèe, dove Terna stava realizzando delle operazioni di manutenzione su due tralicci particolari perché dotati al loro interno di un box abbastanza voluminoso contenente i cosiddetti organi di manovra, necessari in alcuni casi per la gestione della linea. Questi tralicci, che creavano un forte impatto ambientale, poiché inseriti in un contesto di particolare pregio naturalistico, dovevano in qualche modo essere camuffati. I progettisti di Terna hanno così iniziato a cercare varie soluzioni, analizzando le cromie più presenti intorno alle infrastrutture al fine di trovare la giusta colorazione con cui armonizzare il traliccio e il box al contesto naturale del luogo. Dopo vari tentativi non pienamente soddisfacenti, tuttavia, la soluzione è stata trovata dall’ingegner Spezie, appassionato di ingegneria navale. La sua attenzione è stata attirata, una sera, sfogliando il libro Le portaerei italiane (Michele Cosentino, Albertelli Edizioni Speciali), da due foto d’epoca della Portaerei Aquila. Si tratta di una nave progettata per la Regia Marina durante la Seconda guerra mondiale e ottenuta riutilizzando e modificando lo scafo del transatlantico Roma. In particolare, sulla zona dell’isola di comando e del fumaiolo era stato tinteggiato un particolare motivo pittorico geometrico. Se quella sorta di mosaico a tasselli esagonali quasi a ricordare il reticolo dell’opus sectile dell’antica Roma ingannava gli occhi dei piloti dei caccia inglesi – è stato il ragionamento dell’ingegnere - quello stesso motivo avrebbe potuto allora servire anche a ridurre il più possibile l’impatto ambientale degli ingombranti tralicci. Ed è così, quasi per caso, che la tecnologia stealth della Regia Marina Militare italiana è stata l’involontaria fonte d’ispirazione per il camuffamento di quei due tralicci troppo vistosi. La texture, denominata per la sua particolare conformazione “a nido d’api di montagna”, è stata poi colorata utilizzando la tecnica del cromatismo predominante. Il progetto di quel mimetismo a nido d’api di montagna – che sarà utilizzato su altri tralicci in territori che presentano simili caratteristiche paesaggistiche - è stato depositato da Terna all’Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) che ha rilasciato il relativo brevetto.


Tralicci sentinelle dell’ambiente. Già che si trovano piantati lungo centinaia di chilometri di territorio, perché non farli diventare il supporto di sofisticati strumenti elettronici per tenere d’occhio l’ambiente circostante? Da “mostri d’acciaio” a strumenti al servizio dell’uomo per la difesa dell’ambiente. Le prime due sperimentazioni per trasformare i tralicci dell’alta tensione in smart tower sono in corso in Veneto – province di Belluno, Verona e Vicenza - e in Sicilia – province di Catania e Messina, sul confine del parco dell’Etna - una collaborazione tra Terna e le rispettive Regioni. Il progetto prevede il monitoraggio del territorio e dell’ambiente al fine di fornire in tempi rapidi responsi e predizioni circa l’insorgere o l’evolversi di fenomeni naturali o artificiali potenzialmente dannosi (frane, terremoti, incendi) con scopi di Soccorso, Prevenzione e Protezione. In sostanza, su quelle gigantesche strutture che possono arrivare fino a 50 metri di altezza si possono avvitare strumenti di ogni tipo all’insegna del green, tutti alimentati da pannelli fotovoltaici: stazioni meteo per il rilevamento dell’intensità e della direzione del vento, temperatura, umidità. E poi accelerometri, inclinometri, estensimetri, sensori piezoelettrici, centraline qualità dell’aria, gps, radar termici, telecamere comandate a distanza, microfoni. Un sistema integrato di misura, raccolta e elaborazione dei dati in tempo reale consente poi vari ambiti di applicazione, dal rilevamento tempestivo di incendi alla protezione delle coltivazioni, dal monitoraggio della qualità dell’aria alla prevenzione del dissesto idrogeologico, dalla sorveglianza delle vibrazioni del suolo e del monitoraggio sismico al controllo della crescita della vegetazione. Dall’osservazione dell’avifauna alla sorveglianza di ponti, ferrovie, beni archeologici. Queste sperimentazioni propongono un uso alternativo della rete di Terna, focalizzato su nuovi servizi per il territorio e la collettività, poiché propongono l’utilizzo di una infrastruttura, quella dei tralicci, già in esercizio ed è dunque un sistema a consumo di suolo zero.
 
La tutela dell’avifauna: i dissuasori in aiuto degli aquilotti. Per minimizzare il rischio di collisione in tratti di linea caratterizzati da frequente transito di uccelli, Terna ha installato particolari dispositivi chiamati “dissuasori” che, con l’ingombro visivo e il rumore generato quando sono investiti dal vento, rendono le linee elettriche più facilmente percettibili dagli uccelli in volo. Al 31 dicembre 2019 sono stati installati oltre 15.000 dissuasori dislocati su 72 linee elettriche generalmente di colore bianco e rosso. All’inizio del 2018 il Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm), ha segnalato, in maniera precauzionale, alcune linee in prossimità di siti di nidificazione dell’aquila che avrebbero potuto rappresentare un rischio potenziale per i giovani che si involano e non sono familiari con l’ambiente circostante.
L’importanza conservazionistica della specie richiedeva un intervento ma le caratteristiche meteorologiche dell’area non consentivano di installare i normali dissuasori a spirale che avrebbero aumentato l’accumulo di neve e ghiaccio, mettendo a rischio la stabilità della linea elettrica.


Terna ha quindi proposto l’installazione di particolari dispositivi (definiti "anti rotazionali"), solitamente utilizzati per prevenire il rischio di formazione di manicotti di ghiaccio sui conduttori elettrici. Questi dispositivi, con il loro volume, rendono più visibili i cavi della linea dell’alta tenzione diminuendo di conseguenza il rischio di collisione. I tecnici del Parco hanno accolto positivamente la proposta dell’installazione non ritenendo necessaria la loro colorazione, data l’incertezza sulla maggiore visibilità dei colori da parte degli uccelli. L’installazione è avvenuta ad ottobre, al di fuori del periodo di nidificazione e involo dei piccoli di aquila, per evitare ogni disturbo.