Quante occasioni perdute per l'ambiente nel 2020 del Covid

Indagine del Guardian: a conti fatti i benefici derivanti del lockdown hanno avuto un impatto "trascurabile" sulle emissioni nocive, come ha certificato l'Onu. Ma la lezione della pandemia potrebbe non essere completamente sprecata
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LONDRA - Il lockdown globale provocato dal Covid è stato un'occasione mancata per salvarci dal cambiamento climatico? A porre la domanda è il Guardian, in un lungo articolo pubblicato oggi sulla sua home page. La risposta è sì e no, o meglio: dipende. Nei due-tre mesi della primavera scorsa in cui le città si sono svuotate e l'attività umana ha rallentato come non era mai successo dalla Seconda guerra mondiale in poi, i benefici per la Terra sono rapidamente apparsi evidenti: aria meno inquinata, acque più limpide, la natura capace di riguadagnare spazi. Ma quando la gente è tornata a uscire dalle case e il lavoro è ripreso, quei progressi sono stati rapidamente cancellati. Se tuttavia nel 2021 i leader politici della comunità internazionale trarranno insegnamento dalla lezione del 2020, una crisi globale, quella del coronavirus, potrà servire a ridurne o risolverne un'altra, quella del surriscaldamento del pianeta.

L'esperimento involontario

Gli scienziati hanno definito il lockdown come "un esperimento involontario". Durante la primavera dell'emisfero settentrionale, quando le restrizioni imposte dalla pandemia hanno raggiunto l'apice, gli effetti della presenza dell'uomo sono calati a un livello che non si vedeva da decenni. I voli aerei sono diminuiti del 90 per cento. Il traffico sulle strade è dimezzato. Le emissioni di gas nocivi in Cina, la maggiore fonte di diossido di carbonio nell'atmosfera, sono scese di un quinto. I sismologi sono perfino stati in grado di rilevare un più basso livello di vibrazioni dal cosiddetto "rumore culturale" prodotto dalla popolazione mondiale: come se sulla Terra fosse calato il silenzio, o meglio fosse tornato a farsi sentire soltanto il suo suono naturale.

Dal Kathmandu a Venezia

Per quando breve, la pausa nella laboriosità e nel movimento degli esseri umani ha prodotto ovunque effetti immediati. I residenti di Kathmandu, in Nepal, sono rimasti sbalorditi dalla vista del monte Everest per la prima volta in cinquant'anni. Sui social media abbiamo visto immagini incredibili di coyote sul Golden Gate Bridge di San Francisco, cinghiali alla periferia di Barcellona e daini non lontano dalla Casa Bianca a Washington. Alla lista citata del quotidiano londinese potremmo aggiungere, per quel che riguarda l'Italia, le acque dei canali di Venezia diventate cristalline e piene di pesci, o l'avvistamento di un capriolo sulla spiaggia romagnola di Cesenatico. La natura aveva cominciato a riconquistare il proprio territorio. E il mondo si stava ripulendo: a livello globale, le emissioni nocive hanno registrato un calo del 7 per cento, il più alto mai ottenuto da quando si tengono queste statistiche. Il cambiamento è apparso ben visibile dallo spazio, dove i satelliti hanno fotografato una evidente riduzione di smog sulle cinture industriali, da Wuhan in Cina a Torino in Italia. Fornendo un pur minimo sollievo alle vittime del Covid, in Europa ci sono stati 11 mila decessi in meno in base alle proiezioni sui decessi per malattie respiratorie collegate all'inquinamento.

Tutto come prima

Ma i progressi hanno avuto vita breve, riporta il Guardian. Una volta che il primo lockdown si è concluso, il traffico è tornato a crescere e di pari passo l'inquinamento atmosferico. Un sondaggio di 50 città britanniche ha mostrato che nell'80 per cento dei casi i livelli di contaminazione atmosferica sono tornati allo stesso livello o a un livello peggiore che prima della pandemia. Gli avvistamenti di distanti montagne sono scomparsi nella foschia dello smog. Gli animali selvatici sono tornati a nascondersi. E il rapporto annuale dell'Onu ha giudicato l'impatto del lockdown sulle emissioni nocive come "trascurabile", equivalente a una differenza appena lo 0,01 per cento da qui al 2030.

Fare la pace con la natura

Occasione perduta, dunque? Sì, anche se evidentemente prolungare il lockdown avrebbe costi economici con conseguenze immediate per la sopravvivenza della popolazione terrestre. Ma la lezione del Covid potrebbe non essere completamente sprecata. I leader politici sembrano avere compreso che la pandemia ha le proprie radici nei danni ambientali causati dall'uomo: in questo senso il coronavirus è un monito di altre crisi che potrebbero venire in futuro se continuano la deforestazione e i disastri naturali che gli scienziati collegano all'effetto serra. L'ambizioso impegno globale a rispondere alla crisi del Covid investendo nell'economia verde avvicina l'obiettivo degli accordi di Parigi di limitare l'aumento medio della temperatura della Terra a 2 gradi centigradi entro fine secolo. Le conferenze internazionali fissate per il 2021 sul tema dell'inquinamento saranno l'occasione di verificare se la grande crisi del 2020 è servita qualcosa. Come ha detto il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres in un appassionato discorso qualche settimana fa, fare la pace con la natura sarà l'obiettivo prioritario del 21esimo secolo. "L'umanità sta dichiarando guerra alla natura", ha affermato Guterres. "Questo è un comportamento suicida. La natura reagisce sempre con forza e con furia, come sta facendo adesso".