Il vero pericolo per le api sono i cambiamenti climatici

Precipitazioni, aumento delle temperature e fenomeni meteorologici anomali sono i fattori che mettono più a rischio le comunità di api. Più di quanto non facciano il consumo del suolo e la perdita dei loro habitat
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Pesticidi, nuovi predatori, campi fioriti che spariscono per fare posto a strade e palazzi. Ad elencare i pericoli per la sopravvivenza delle api c'è solo l'imbarazzo della scelta, ma a volerne proprio scegliere uno, non c'è dubbio su chi occupi il primo posto di questa triste classifica: i cambiamenti climatici. Come rivela uno studio appena pubblicato sulla rivista Global Change Biology, temperature e precipitazioni anomale e stagioni impazzite stanno decimando le api del Nord America ben più di quanto non possa la continua distruzione del loro habitat perpetrata dalla nostra specie.

La ricerca ha utilizzato 14 anni di dati raccolti dallo U.S. Geological Survey, relativi a mille siti di monitoraggio sparsi tra Maryland, Delaware e Washington, D.C. Gli autori dello studio hanno potuto mettere in connessione i cambiamenti climatici, il consumo di suolo e lo stato di conservazione delle comunità di api in tutti i siti analizzati, ottenendo un enorme set di variabili ambientali potenzialmente nocive per gli insetti, che è stato quindi immesso in un programma di analisi basato sul machine learning per identificare le più dannose. Una strategia innovativa - spiegano gli autori dello studio - visto che fino ad oggi negli studi non era mai stata fatta distinzione tra effetti dei cambiamenti climatici e della perdita di habitat.

"Abbiamo ritenuto che si trattasse di una disattenzione, perché come molti organismi, le api sperimentano simultaneamente entrambi i problemi", spiega Christina Grozinger, entomologa della Penn State University che ha coordinato lo studio. "Osservando entrambi i fattori in un unico studio siamo stati in grado di comparare l'importanza relativa di entrambi questi elementi stressanti".

 

I risultati hanno confermato le differenze ipotizzate dai ricercatori: i cambiamenti avvenuti nelle precipitazioni e nelle temperature stagionali si sono rivelati infatti ben più dannosi rispetto alla perdita di habitat e di risorse alimentari. Non tutte le specie di api, inoltre, sembrano sensibili agli stessi cambiamenti: per le specie attive nel periodo primaverile, ad esempio, l'aumento delle precipitazioni si è rivelato un fattore estremamente negativo, per quelle estive il vero punto dolente sarebbe l'aumento delle temperature nei mesi caldi, per altre ancora sono piuttosto gli inverni sempre più miti a rappresentare un problema.

 

"Nei prossimi decenni inverni caldi ed estati lunghe e torride saranno sempre più comuni, e ci aspettiamo che questo rappresenti un problema molto grave per le popolazioni di api selvatiche", conclude Grozinger. "Stiamo solo iniziando a comprendere i molti modi in cui il clima influenza la vita delle api, ma per proteggere questi impollinatori dal ruolo essenziale dobbiamo studiare molto più a fondo come, quando e perché i cambiamenti climatici interferiscono con il loro ciclo vitale".