The Youth Advisory Group on Climate Change (Credits: Nazioni Unite) 

Clima, giovani attivisti all’Onu: "La politica ci ascolti, per passare dalle parole ai fatti"

I 7 attivisti incaricati dalle Nazioni Unite di portare le istanze delle generazioni emergenti nella Climate Change Strategy provengono da tutto il mondo. E sono pronti a fornire "idee e soluzioni che ci aiutino ad incrementare la scala delle iniziative per il clima"

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NEW YORK - Non c’è solo Greta, anzi. I giovani attivisti che vogliono affrontare e risolvere sul serio l’emergenza climatica rappresentano ormai un movimento globale, che ha un posto ufficiale al tavolo dell’Onu. E’ facile liquidarli come una bella iniziativa che alla fine non conterà molto, perché tanto non solo loro ad avere il potere di cambiare le cose. Questo però trascura il fatto che il potere del futuro appartiene a loro, sono estremamente determinati, e non hanno nulla da perdere. Quindi sono pronti ad alzarsi dal tavolo e continuare il loro impegno altrove, se si accorgeranno di essere solo un alibi per far finta di affrontare il problema, cambiando tutto perché nulla cambi.


Stiamo parlando dei sette giovani selezionati dal segretario generale dell’Onu António Guterres, per formare nel luglio scorso lo Youth Advisory Group on Climate Change, ossia una commissione incaricata di portare le istanze delle generazioni emergenti all’interno del processo per definire e applicare la 2020-21 Climate Change Strategy.

"Noi - ha detto Guterres - abbiamo visto i giovani sul fronte dell’azione climatica, e ci hanno mostrato cosa significa esercitare una leadership coraggiosa. Dagli scioperi, alle manifestazioni, all’innovazione, ci hanno fatto vedere il loro potere per creare il cambiamento. Abbiamo bisogno di costruire su questa spinta. Lo Youth Advisory Group on Climate Change è necessario per fornire prospettive, idee e soluzioni, che ci aiutino ad incrementare la scala delle iniziative per il clima. Sollecito i giovani a diventare ovunque il motore di questa azione, ne abbiamo bisogno più che mai".

Nisreen Elsaim 

Già le biografie dei sette membri lanciano segnali e offrono soluzioni concrete. Nisreen Elsaim, sudanese, ha militato nel movimento che ha portato la democrazia nel suo paese, oltre a diventare un’attivista per negoziare le piattaforme ambientali tra i governi. Ernest Gibson, delle Fiji, è il coordinatore di un gruppo regionale per affrontare i cambiamenti climatici chiamato 350 Fiji. Vladislav Kaim, della Moldova, è un giovane economista specializzato in commerci e migrazioni. Sophia Kianni, americana di origini iraniane, è la fondatrice di Climate Cardinals, una nonprofit dedicata a tradurre le informazioni relative al riscaldamento globale in oltre cento lingue. Nathan Méténier, francese, è il coordinatore di Generation Climate Europe e il portavoce di Youth and Environment Europe, oltre a studiare i problemi ambientali alla London School of Economics.  Paloma Costa, brasiliana, è un’avvocatessa e attivista dei diritti umani che ha guidato delegazioni di giovani a diverse conferenze internazionali sul clima.
Archana Soreng 

Archana Soreng, indiana, è specializzata nello studio delle comunità indigene, per imparare da loro a vivere in maggior armonia con la natura. Archana, 25 anni, membro della tribù Khaida e del centro di ricerca indiano Vasundhara, vede così la sua missione: "Le comunità tribali sono ovunque leader dei modelli di vita eco sostenibili, e possono aiutarci a ripensare i paradigmi dello sviluppo. Gli indigeni hanno aria, acqua e cibo puliti, eppure li consideriamo arretrati. Dobbiamo cambiare la nostra relazione con la natura".

Paloma Costa 

Paloma Costa, 28 anni, consigliere legale dell’Instituto Socioambiental, ha spiegato a PassBlue che "mia madre mi ha insegnato la necessità di preoccuparsi per l’ambiente". Guardando quello che il presidente Bolsonaro sta facendo in Amazzonia, dà questo consiglio a Guterres: "Devi cominciare una rivoluzione".

Nathan Metenier 

La stessa urgenza sente Nathan Méténier, che avverte: "Bisogna destabilizzare lo statu quo". Il giovane francese nota che "l’Unione Europea è molto brava a prendere iniziative di facciata, ma il dialogo secondo Bruxelles consiste nel mettere un po’ di ragazzi in una stanza, chiedere loro una domanda, e poi dimenticarli. All’Onu c’è una vera volontà di azione significativa, che va sfruttata per spingere tutti ad agire. E se non succederà, possiamo sempre riservarci il diritto di abbandonare il tavolo e continuare il nostro lavoro di attivisti".

Ernest Gibson 

Ernest Gibson, 23 anni, segue un’impostazione simile: "Io vengo da una regione, il Pacifico, dove i cambiamenti climatici sono un’emergenza concreta da anni. Ascoltarci una sola volta, tanto per farlo, non può bastare". Perciò lui ha organizzato 350 Fiji, allo scopo di creare un sistema di consultazione globale costante.

Vladislav Kaim 

Vladislav Kaim, 25 anni, si è trasferito dalla Moldova alla Svezia per studiare economia globale, e promuove questa idea: "Dobbiamo creare una green youth guarantee, ossia la garanzia che tutti i giovani sotto la mia età acquistino le capacità necessarie a lavorare nell’economia verde sostenibile, e abbiano le connessioni con le aziende per poi trovare i posti. L’Unione Europea ha già un meccanismo simile di pipeline occupazionale, ora però bisogna estenderlo e vincolarlo all’ambientalismo". Questo per una semplice ragione pratica: "Le sfide dei cambiamenti climatici e il mercato del lavoro sono complementari".

Sophia Kianni 

Sophia Kianni, dalla University of Virginia dove ha fondato Climate Cardinals, dice che la sua missione è aumentare il più possibile la partecipazione e l’inclusione delle persone nella soluzione del riscaldamento globale: "Esiste una forte discrepanza riguardo la quantità di informazioni disponibili nelle varie lingue. E questa è una vergogna, perché dei dieci paesi più colpiti dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici, nessuno parla in maggioranza l’inglese". Così i loro abitati non hanno neppure la possibilità di capire cosa gli sta succedendo.


Basta sentire le storie e i progetti di questi ragazzi, per capire che incarnano una rivoluzione generazionale. Non stanno solo a chiacchierare o lamentarsi, ma si sono rimboccati le maniche per fare qualcosa di specifico e concreto che cambi davvero la situazione per il meglio. Ognuno col proprio contributo, piccolo quanto si vuole, ma a suo modo rilevante. Senza puntare ad occupare posizioni, perché quando avranno completato il loro mandato lasceranno spazio ad altri ragazzi, con altre idee nuove altrettanto utili da realizzare. Facessimo tutti così, in qualsiasi settore, non ci esisterebbe un problema senza soluzione.