Inquinamento

Quando i nostri rifiuti diventano una trappola mortale per animali

Uno studio su Nature Scientific Reports conferma che i contenitori abbandonati per strada o in ambienti naturali, non solo inquinano, ma possono rivelarsi trappole mortali per molti animali
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Avreste mai pensato che una lattina possa trasformarsi in una trappola mortale? Uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports rivela che i rifiuti abbandonati nei giardini, a bordo strada o in contesti naturali, sono causa di ferimento o morte per tutte le specie animali, dagli insetti più minuscoli a mammiferi di grandi dimensioni. Che il sempre crescente numero di rifiuti dispersi nell’ambiente sia una minaccia per gli animali è purtroppo cosa nota per il mondo marino. Plastica di ogni forma e dimensione galleggia e viaggia con le correnti, e viene ingerita da sfortunati animali, con esiti spesso letali.

Un polpo in una lattina 

La scorsa estate alle Filippine era stata trovata una balena con ben 40 Kg di plastica nello stomaco, gli uccelli marini nutrono fino alla morte i loro pulcini con i rifiuti, come racconta un impressionante documentario. Ma i rifiuti sono un pericolo altrettanto grave per gli animali che vivono sulla terraferma, anche se si tratta di un fenomeno molto meno analizzato. Secondo lo studio pubblicato su Scientific Reports, almeno il 12% degli animali terrestri vittime dei rifiuti è considerata a rischio di estinzione dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn).

Una balena trovata morta nel Wakatobi National Park, in Indonesia, con 6 kg di plastica nello stomaco 

I ricercatori hanno analizzato tutti i contenuti foto e video pubblicati su social network, dal 1999 al 2019, di animali terrestri incastrati o morti all’interno di contenitori. Sono stati trovati 503 casi, provenienti da tutte le parti del mondo (51 Paesi in tutti i continenti). Ovviamente si tratta di una sottostima del fenomeno, perché sui social vengono riportati solo i casi più evidenti, ed è più facile che vengano condivise le notizie relative alle specie più carismatiche. Non a caso i mammiferi la fanno da padrone, con ben 395 casi (il 78% del totale), mentre gli insetti sono solo una piccola percentuale, anche se in realtà contano ben 1050 morti.

Infatti più sono piccole le dimensioni, più è probabile che un singolo contenitore intrappoli più individui. La maggior parte dei casi si è verificata in aree urbanizzate, ma circa il 30% in ambienti naturali, indicando che si tratta di un problema alquanto diffuso. Nel caso di mammiferi, rettili e uccelli, il problema principale è che restano incastrati con la testa all’interno del contenitore (più del 90% dei casi), e non si tratta solo animali di piccola taglia , ma anche specie come volpi, cervi, coyote e persino orsi.

Un procione con il muso incastrato in un barattolo di vetro (Bartosz Jaszewski/Facebook) 

 

A volte è la curiosità a spingere un animale ad avvicinarsi alla spazzatura, altre la fame: i resti di cibo in putrefazione contenuti all’interno sono un richiamo soprattutto per i carnivori e gli onnivori, che poi però restano vittime della loro golosità. Di tutti i casi esaminati, solo in 5 gli animali si sono liberati da soli, nell’80% sono stati salvati dall’intervento umano, e i restanti sono morti. Chiaro che si tratta di una punta di un iceberg, impossibile sapere quanti sono i morti o i feriti di cui nessuno si accorge. Una stima fatta in Inghilterra (Journal of Litter and Environmental Quality) indica, ad esempio,  che ogni anno siano circa 2,9 milioni i roditori e i toporagni che restano uccisi all’interno dei contenitori abbandonati in natura.

I rifiuti più pericolosi sono i barattoli (335 dei casi), siano essi di plastica o vetro, seguiti dalle lattine e dalle bottiglie di plastica. In particolare le lattine sono pericolose per i rettili: il 70% dei serpenti e lucertole analizzati nello studio era all’interno di questi contenitori.

Anche chi riesce a liberarsi o viene liberato riporta ferite, tumefazioni e difficoltà respiratorie,  a causa dei disperati tentativi di disfarsi della trappola. A volte gli animali non restano del tutto intrappolati all’interno dei contenitori, ma bisogna considerare che una zampa o un becco incastrati hanno effetti collaterali perché riducono la possibilità di spostarsi e alimentarsi.

Formiche in una bottiglia di vetro e in una di plastica 

I rifiuti che via via si accumulano nell’ambiente finiscono per diventare sfortunatamente elementi dell’ambiente: una semplice lattina può impiegare cento anni per degradarsi, e un bottiglia di plastica fino a mille. Ecco che molti animali non solo iniziano a utilizzarli perché incuriositi o in cerca di cibo. Molto spesso le formiche decidono di costruire le proprie colonie proprio all’interno delle bottiglie abbandonate, ma se si abituano all’utilizzo di questi contenitori si moltiplicano i casi di morte per annegamento.

Uno studio indica che sono tantissimi gli uccelli che utilizzano la plastica per fabbricare i loro nidi o addirittura per i riti di corteggiamento, nel caso di specie come l’uccello giardiniere, in cui il maschio costruisce elaborate costruzioni per far colpo sulla femmina. Il risultato è che molti restano impigliati, o involontariamente ingeriscono i materiali. Casi destinati a crescere considerando i milioni di tonnellate di rifiuti vengono prodotti ogni anno, buona parte dei quali entrano tristemente a far parte delle vite degli animali e delle piante, il più delle volte uccidendoli.