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Il punto

L’inevitabile avanzata della finanza green

L’inevitabile avanzata della finanza green
BlackRock, il maggior gestore patrimoniale del mondo, ha annunciato tagli ai finanziamenti per le aziende non impegnate nella transizione ecologica. E quelle più "compromesse" dal punto di vista ambientale fanno a gara per recuperare il terreno perduto. Svolta vera o greenwashing?
2 minuti di lettura

Larry Fink, grande capo di BlackRock - il maggior gestore patrimoniale del mondo con 7mila miliardi di dollari under management - aveva già cominciato l'anno scorso ad annunciare che il fondo avrebbe destinato quote crescenti dei suoi impegni ai titoli della categoria Esg (Environmental, social, governance). "Il rischio della sostenibilità è un rischio di investimento", aveva scandito nella lettera annuale ai clienti del gennaio 2020. Ma quest'anno ha abbandonato ogni indugio: "Noi consideriamo la transizione energetica fondamentale per qualsiasi azienda che voglia avere prospettive di crescita", ha scritto nella "lettera" edizione 2021 pubblicata come sempre a fine gennaio. "Chiediamo a tutti - ha aggiunto per non lasciare adito a equivoci - di rendere pubblici i loro piani per la sostenibilità e anche se ritengono che i loro modelli di business siano compatibili con l'obiettivo della Net Zero Economy (cioè l'assenza di emissioni nette fissata dagli accordi internazionali per il 2050, ndr)".

Più chiaro di così il Ceo di BlackRock non poteva essere: dimenticatevi, è il senso, che noi si possa investire in titoli di aziende che non hanno preso estremamente sul serio il problema della sostenibilità. C'è di più: Fink, per evitare ulteriori dispersioni di energie, invita tutti i governi a dare vita a standard precisi e uniformi per calcolare la sostenibilità delle attività industriali. Per ora, puntualizza, BlackRock aderisce agli standard fissati dalla Task force on climate-related financial disclosures (Tcfd), emanazione a sua volta del Financial stability board, l'organismo internazionale che sovrintende ai controlli dei mercati, oggi presieduto da Randal Quarles, vice presidente della Fed, dopo esser stato a lungo guidato da Mario Draghi. Fanno parte attualmente del Fsb per l'Italia il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, il governatore Ignazio Visco e Paolo Savona, presidente della Consob.

Insomma, la sostenibilità, prima di tutto ambientale, è uscita dai forum per addetti ai lavori o per ultrà dell'ecologia, per entrare a pieno titolo nel mondo finanziario, nella serie A del denaro per intendersi. E se BlackRock si è assunta il ruolo di capofila, tutte le principali istituzioni finanziarie del mondo non vogliono essere fuori dalla partita. Malgrado le violente ripercussioni sull'economia mondiale della pandemia, nei soli primi nove mesi del 2020 sono stati emessi 357,5 miliardi di dollari in green bonds, il 96% in più dello stesso periodo del 2019, scrive il Washington Post citando dati della casa di consulenza Refinitiv. Tutti i fondi raccolti con questi bond andranno a progetti di sostenibilità. Neanche il Covid, scrive il quotidiano della capitale Usa, ha distolto l'attenzione da questo fine primario per l'umanità, anzi ha accentuato l'attenzione su questo problema. Fra i sottoscrittori di questi bonds, il primo posto spetta alla banca Hsbc con il 6,3% del totale.

Il processo si autoalimenta: la Goldman Sachs ha annunciato che darà vita a strumenti di finanziamento ad hoc per 750 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Le aziende più "compromesse" dal punto di vista ambientale fanno a gara per recuperare il terreno perduto: la franco-svizzera LafargeHolcim, uno dei più grandi produttori mondiali di cemento, ha emesso bond per un miliardo di dollari per investimenti finalizzati a dimezzare le sue emissioni di anidride carbonica entro il 2030. E i maggiori gruppi petroliferi ed energetici occidentali, compresi quelli italiani, stanno affrontando impegnativi e massici programmi di decarbonizzazione.

In Italia, peraltro, sono attive anche le maggiori istituzioni finanziarie. Intesa, per esempio, ha un plafond creditizio di 5 miliardi, diventati 6 con l'acquisizione di Ubi, a supporto dell'economia circolare, e si è detta pronta a garantire 50 miliardi dei finanziamenti legati al Next Generation Eu finalizzati alla trasformazione "green".  Già nel novembre 2019, peraltro, la banca aveva lanciato un Sustainability Bond focalizzato sull'economia circolare per 750 milioni di euro. Quanto all'Unicredit, l'altro maggiore money center nazionale, ha interrotto il supporto finanziario a settori controversi quali il carbone o l'oil & gas non convenzionale. Ha poi finanziato progetti nelle energie rinnovabili - sempre nel 2020 - per 6,3 miliardi, e ha sottoscritto per i suoi clienti 24,3 miliardi di green bond, 6,5 miliardi di social bond.
 

Insomma, uno sforzo corale per la finanza sostenibile che indica una strada ormai irreversibile. Obiettivo, raggiungere i fini degli accordi di Parigi (nel 2030) e dell'Europa (2050), arrestando il riscaldamento globale e, perché no, con l'occasione creare anche una società più giusta, inclusiva e coesa.