Le aziende green

Mattoni al posto dell'asfalto: la lezione degli antichi romani

La sfida di una piccola azienda di Taranto, la Vibrotek, che punta sulle pavimentazioni autobloccanti "ecosostenibili e più resistenti"
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Il futuro passa dal passato. A Taranto, un’azienda a conduzione familiare sfida la grande industria, dimostrando che fare economia sostenibile e produrre lavoro si può. Riprendendo l’antico metodo di costruzione delle “indistruttibili” strade romane e strizzando l’occhio alle città del Nord Europa, la Vibrotek, azienda di Faggiano, alle porte del capoluogo ionico, tenta il sorpasso dell’industria dell’asfalto e propone alle amministrazioni comunali del Sud Italia strade costruite con pavimentazioni autobloccanti.

 

Un comune ha già accettato il cambiamento: Deliceto, in provincia di Foggia, sta ripavimentando tutto il centro storico con i masselli autobloccanti dello spessore di 10 centimetri. Si tratta di mattoni resistenti e robusti, proprio per consentire il passaggio dei mezzi pesanti.

 

Ma perché le strade di mattoni sono sostenibili? “Sono tre volte sostenibili – ci spiega Luca Di Giuseppe, seconda generazione della Vibrotek. Suo padre, Massimo Di Giuseppe, è amministratore e direttore commerciale dell’azienda –   Sono economicamente sostenibili perché per la pubblica amministrazione ci sono minori spese di manutenzione dato che le strade hanno una tenuta nel tempo nettamente superiore rispetto all’asfalto. Hanno una sostenibilità sociale, perché le strade di mattoni rendono le città più vivibili e belle. E sono ecosostenibili”.

“Le caratteristiche ecosostenibili – spiega nel dettaglio Di Giuseppe - sono sia nel materiale stesso (prodotto da una combinazione di elementi naturali quali sabbia, acqua, pigmenti che, opportunamente miscelati con selezioni di cementi) sia nel fatto che la produzione è freddo. Inoltre viene utilizzata una percentuale di materiale riciclato (economia circolare), e l’approvvigionamento di materie prime, per l’80 per cento, proviene da una cava a meno di un chilometro e mezzo dalla nostra azienda”.

 

Ma anche il montaggio è green: la pavimentazione si monta a secco, proprio come facevano i romani, con diversi strati di materiali inerti. Una volta rimosso il vecchio asfalto, i mattoni vengono installati mediante accostamento su sabbia di fiume, utilizzando lo stesso sottofondo pre-esistente

Grazie alle diverse colorazioni dei mattoni, si può anche abbassare l’indice di riflessione solare e la creazione di “isole di calore”.

Questo tipo di pavimentazione previene, infine, gli allagamenti delle ormai famose bombe d’acqua: “I mattoni autobloccanti non solo limitano la impermeabilizzazione selvaggia, ma il passaggio dell’acqua nello strato del mattone e della sabbia permette di trattenere gli inquinanti disciolti nell’acqua, impedendo l’inquinamento della falda acquifera”, spiega Di Giuseppe

E poi c’è la durata nel tempo. Questo sistema di ripavimentazione delle strade urbane assicura grande resistenza alle sollecitazioni sia trasversali che longitudinali e richiede una manutenzione inferiore rispetto all’asfalto: “Noi consegniamo strade per 40 anni- dice Luca Di Giuseppe- con eventuali piccoli interventi di manutenzione, senza enormi macchinari, polveri e materiale di scarto. Con il nostro massello autobloccante l’intervento di manutenzione è risolutivo”. 

 

Inoltre, proprio come nelle città del Nord Europa, i mattoni possono avere diversi design, formati, colorazioni, finiture antichizzate (effetto pietra), con un’attenzione importante anche alla “vivibilità” dei centri urbani.

 

La Vibrotek è tra le prime aziende del Sud Italia a puntare sui mattoni contro la lobby dell’asfalto: “Sappiamo che non è una sfida facile, ma qui a Taranto vogliamo dimostrare che fare impresa senza inquinare di può. Siamo una piccola realtà, ma produciamo lavoro pulito per l’ambiente”.

 

Ad oggi i mattoni vengono usati per i piazzali industriali e i marciapiedi, la rivoluzione è arrivare alle strade e alle piazze cittadine.

 

“Sappiamo che è difficile sradicare certe abitudini, anche se obsolete  - conclude Massimo Di Giuseppe- In Italia, e soprattutto nel Sud Italia, le strade sono d’asfalto, ma i miei figli mi hanno insegnato a portare avanti nuove idee e a non mollare. La storia è della nostra parte, abbiamo chiamato il nostro progetto “Strada futura”, ma la verità è che vogliamo tornare a fare strade come gli antichi romani, con l’unica differenza 2000 anni fa usavano blocchi in pietra grezzi. Ma dopo due millenni, quelle strade sono ancora lì, perché concepite per resistere nel tempo con la minima necessità di manutenzione, proprio come le nostre. Meno sprechi, meno inquinamento e strade più longeve e sicure, questo per noi è fare economia sostenibile”.