Biodiversità

Bracconaggio e perdita dell'habitat: l'elefante africano rischia l'estinzione

La caccia all'avorio e la drastica riduzione dell'habitat minacciano la specie ora inserita nella lista rossa dell'Iucn perché considerata "in pericolo critico"
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L'elefante africano delle foreste rischia di scomparire del tutto, così come quello della savana. Un nuovo serio allarme arriva da un report dell'International Union for Conservation of Nature (Iucn) che ne registra il drammatico declino. Le due specie sono state classificate tra quelle "in pericolo critico" dall'Istituto per la conservazione della natura, dopo che la presenza sul territorio africano si è ridotta nel primo caso di oltre l'86% dal 1990, mentre la popolazione di elefanti della savana è diminuita di oltre il 60% negli ultimi 50 anni.

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In precedenza i due animali, considerati un'unica specie prima che i test del DNA ne rivelassero la natura distinta, erano classificati semplicemente come "vulnerabili".

Il continente conta appena 415 mila elefanti che subiscono ogni giorno la minaccia dei cacciatori e la riduzione degli spazi vitali. Gli elefanti della savana (Loxodonta africana) si spostano nella grandi pianure occupando così vari habitat dell'Africa Subsahariana, concentrando la loro presenza in Botswana, Sudafrica e Zimbabwe. Mentre gli elefanti della foresta, più piccoli di taglia, popolano i polmoni verdi dell'Africa centrale e occidentale tra Gabon e Repubblica del Congo.


"Il 90% dell'avorio arriva in Nigeria e finisce per finanziare i ribelli jihadisti Boko Haram. Si tratta di una vera e propria lotta transfrontaliera contro la criminalità organizzata e persino contro il terrorismo '', ha spiegato Lee White, ministro dell'acqua e delle foreste del Gabon all'Associated Press. La difesa deglie elefanti ha trasformato biologi e conservazionisti in un esercito alle prese con i bracconieri che minacciano continuamente le specie.

"Si tratta di flessioni molto marcate", ha spiegato allAfp il copresidente dell'African Elephant Specialist Group dell'Iucn, Benson Okita-Ouma, "questi dati stanno lanciando un primo allarme: se non invertiamo la tendenza, rischiamo di assistere all'estinzione di questi animali. Se non pianifichiamo in modo appropriato l'utilizzo delle terre, questi animali continueranno a essere uccisi in modo indiretto anche se fermeremo il poaching e la caccia illegale".

A indicare la strada giusta ci sono alcune riserve dove, grazie a un'accurata gestione, la popolazione dei pachidermi si è stabilizzata o addirittura cresciuta. E' il caso degli elefanti che vivono nelle aree protette del Gabon e della Repubblica del Congo o degli elefanti della savana che abitano nell'area di conservazione transfrontaliera del Kavango-Zambezi, estesa sul territorio di cinque diversi Paesi.

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"Diverse nazioni africane hanno mostrato la strada negli ultimi anni, provando che possiamo invertire il declino degli elefanti e dobbiamo lavorare insieme perché il loro esempio possa essere seguito", ha dichiarato il direttore dell'Iucn, Bruno Oberle.

Quanto all'impatto della pandemia sugli elefanti, esistono effetti positivi ed effetti negativi, ha spiegato Oberle. Se, da una parte, il prosciugamento dei flussi turistici ha privato i governi delle risorse necessarie alla conservazione, dall'altra il calo dell'attività umana dovuta ai lockdown ha visto gli elefanti ricolonizzare numerose aree dalle quali si erano allontanati.