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Riscaldamento globale, basta 1°C in più per avere molti più migranti climatici

Alluvione a Sydney, Australia
Alluvione a Sydney, Australia (reuters)
Uno studio internazionale ha valutato la correlazione tra aumento della temperatura e rischio di sfollamento della popolazione: anche con un solo grado in più le conseguenze sarebbero disastrose
2 minuti di lettura

Se nei prossimi anni le temperature medie aumenteranno anche soltanto di un grado, il rischio di sfollamento della popolazione dovuto alle conseguenze del surriscaldamento salirà del 50% circa. Lo ha appena dichiarato un team internazionale di ricercatori di Svizzera, Germania e Olanda, che si è servito di una catena di modelli climatici e idrogeologici per quantificare la correlazione tra la temperatura media e l’aumento dell’estensione delle zone inabitabili.

Per quanto già messa in questi termini la stima appaia piuttosto funesta, la realtà è che potrebbe andare peggio, per almeno due motivi: uno, le previsioni per il prossimo futuro ci dicono che, con ogni probabilità, la temperatura aumenterà di più di un grado centigrado; e due, il calcolo dei ricercatori è riferito a uno scenario in cui la popolazione è fissa, mentre nel mondo reale sta crescendo a un tasso piuttosto sostenuto. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters.

Dal 2008 a oggi, le catastrofi naturali hanno causato lo sfollamento di oltre 288 milioni di persone, un numero tre volte più alto rispetto a quello degli sfollati da guerre e violenze. Il contributo più significativo è quello delle inondazioni, che da sole sono la causa di circa la metà degli sfollamenti. “Lo sfollamento genera problemi molto seri”, spiegano gli autori del lavoro, “che quasi sempre sono avvertiti più pesantemente dalle persone più vulnerabili da un punto di vista socio-economico, quelle che vivono nelle aree più a rischio. Gli sfollati si trovano a dover fare i conti con rischi per la propria salute mentale e fisica, per la sicurezza personale e della propria famiglia, per la salvaguardia delle proprietà. E nel lungo termine sono le persone più a rischio di essere lasciate indietro”.

Il tema è così urgente e importante che anche António Guterres, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha più volte sottolineato che la questione degli sfollati climatici è al momento una delle sfide più pressanti per la comunità internazionale.

Dal momento che le inondazioni sono la causa principale degli sfollamenti, e che sono incontrovertibilmente correlate ai cambiamenti climatici, gli autori si sono posti l’obiettivo di comprendere a fondo come stia evolvendo il rischio di inondazioni a livello sia globale che locale, cercando di capire quali fossero le interazioni con il riscaldamento globale e con fattori demografici, economici e sociali.

Dalla loro analisi è emerso, poco sorprendentemente, che per la maggior parte delle regioni del mondo sono sia l’aumento delle temperature che la crescita della popolazione a contribuire al maggior rischio di sfollamento. Le conclusioni sono impietose: se il cambiamento climatico fosse “allineato” alle previsioni dell’Accordo di Parigi (il cui obiettivo minimo è contenere l’aumento di temperatura a 2°C entro il 2100, e che al momento appare purtroppo poco realistico), dicono i ricercatori, “il rischio medio globale di sfollamento di persone a causa delle inondazioni fluviali raddoppierà (+110%) entro la fine del secolo”.

In condizioni più vicine a quelle del mondo reale le cose potrebbero andare molto peggio, con un aumento del rischio che sfonda il tetto del 350%. È per questo che i ricercatori avvertono che “è il caso di correre ai ripari, affrontando e gestendo l’aumento del rischio di inondazioni con infrastrutture di protezione e una pianificazione urbana più attenta”.