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Il rapporto

Dal land grabbing agli eventi meteo estremi: aumentano le cause legali sul clima

Gli indigeni Waorani in Ecuador hanno denunciato le Big Oil per le estrazioni illegali (foto: Rodrigo Buendia/Afp via getty images)
Gli indigeni Waorani in Ecuador hanno denunciato le Big Oil per le estrazioni illegali (foto: Rodrigo Buendia/Afp via getty images) 
I contenziosi sul climate change sono raddoppiati negli ultimi 3 anni e sono aumentati sia i paesi, sia la tipologia degli attori coinvolti. I cittadini ricorrono ai tribunali per accedere alla giustizia ed esercitare i loro "diritti climatici"
3 minuti di lettura

Solo vent’anni fa, le cause legali sul clima erano appena una decina in tutto il mondo. Oggi, secondo i dati riportati da uno studio del Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep) Global climate litigation report 2020, i contenziosi sul climate change sono raddoppiati negli ultimi tre anni e sono aumentati sia i paesi, sia la tipologia degli attori coinvolti. Nel 2017 erano 884 in 24 Paesi; alla fine del 2020, se ne contano almeno 1.550 in 38 Paesi, 39 compreso il sistema giudiziario dell’Unione europea.

Le cause climatiche nel mondo. Sono gli Stati Uniti a registrare il maggior numero di casi, (1.231 su un totale di 1.587 casi fino a maggio 2020) ma molti contenziosi sono stati avviati in Australia, Regno Unito e Unione Europea. Nello stesso tempo, cresce anche il numero dei casi che coinvolgono Asia, America Latina e Africa, un segnale evidente dell’interesse globale su questo tema. In Bangladesh ad esempio, uno dei Paesi più vulnerabili e sotto pressione climatica, la maggior parte delle cause civili e penali pendenti, sono infatti connesse a dispute sulla terra e al fenomeno del land grabbing, l’appropriazione violenta, cresciuta oltremisura per i mutamenti climatici che interessano in particolare la zona costiera e dei bacini fluviali.

Una protesta ambientalista a Londra, Regno Unito (foto: Daniel Leal-Olivas/Afp via Getty Images)
Una protesta ambientalista a Londra, Regno Unito (foto: Daniel Leal-Olivas/Afp via Getty Images) 

Sempre più spesso l’evento meteo-climatico, catastrofico, o anche semplicemente critico, attiva dinamiche locali e come in una sorta di effetto domino, produce effetti a catena: le inondazioni, sempre più frequenti in questo paese, aumentano le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. Proprio per questo, sempre più cittadini ricorrono ai tribunali per accedere alla giustizia ed esercitare i loro "diritti climatici".

Sempre secondo il rapporto dell'Unep, per quanto riguarda agli attori coinvolti, non si tratta solo di ong ambientaliste ma anche di partiti politici, individui e gruppi di popolazioni indigene. Viceversa, la gran parte dei convenuti è rappresentata da Stati ma non mancano azioni verso singole imprese.

Ma quali sono le pretese fatte valere in giudizio? Se ogni caso è differente per motivi legati al contesto giuridico, al tribunale competente, tutti chiedono l’intervento del giudice per contribuire ad arrestare la crisi climatica in atto.

Tra i temi principali di contenzioso si identificano in violazioni dei "diritti climatici", cioè casi che riguardano i diritti umani fondamentali compreso il diritto alla vita, alla salute, al cibo e all’acqua; i "fallimenti" dei governi sul rispetto degli impegni che riguardano la mitigazione e l’adattamento, in generale si contesta l’inazione climatica e  l’inadeguatezza dei target previsti dai singoli Paesi; il greenwashing, cioè informazioni false o fuorvianti nei messaggi delle aziende sugli impatti dei cambiamenti climatici.

Il caso Urgenda. La sentenza pionieristica in materia di contenzioso climatico è stata pronunciata il 20 dicembre 2019 dalla Corte Suprema olandese. Si tratta del cosiddetto caso Urgenda, la fondazione ambientalista che in nome proprio e per conto di 886 cittadini olandesi, ha citato in giudizio il Governo nazionale per non aver adottato azioni sufficienti a ridurre gli effetti negativi del cambiamento climatico sulla salute dei cittadini. La Corte Suprema ha imposto al proprio Governo di ridurre le emissioni inquinanti del 25%, rispetto ai livelli del 1990, richiamando nelle sue motivazioni i principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare l’art. 2, il diritto alla vita. A seguito della sentenza del caso Urgenda, i Paesi Bassi hanno adottato provvedimenti per ridurre le proprie emissioni e previsto lo stanziamento di 30 miliardi di euro, che sono stati riconosciuti dalla Commissione come aiuto di Stato, poiché considerati investimenti necessari alla riduzione dei gas serra.

Gli Accordi di Parigi disattesi. Anche in Francia, come in Olanda, il Tribunale amministrativo di Parigi, il 3 febbraio 2021, su azione di quattro ong, ha condannato il Governo francese a pagare un risarcimento morale simbolico di 1 euro, per non aver raggiunto i target previsti dall’Accordo di Parigi sul clima. La sentenza francese, è stata definita "il caso del secolo", perché secondo la Corte, esiste un nesso causale tra l’inazione climatica e il danno ecologico causato. Per questo le ong avrebbero titolo giuridico per chiedere misure necessarie a mitigare gli effetti e le conseguenze del cambiamento climatico.

Secondo l’Unep nei prossimi anni ci sarà un aumento dei contenziosi sul clima, soprattutto per gli organismi nazionali e internazionali, le società che riportano in modo errato i rischi, i governi che non si sono adattati a eventi meteorologici estremi, e anche casi riguardanti persone sfollate a causa degli impatti.

Il ricorso alle aule di tribunale, sebbene non aiuti a risolvere un problema strutturale, è uno strumento per spingere i governi non solo a prendere atto della debolezza delle policy fin qui adottate, ma anche una leva fondamentale per mantenere la società impegnata nella lotta per contrastare la febbre del pianeta.