Mediterraneo

Trieste, l'invasione delle meduse. Gli esperti: "Dovremo abituarci, ecco perché"

Il "bloom" trascinato dalle correnti di questi giorni è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno registrato in tutto il mondo. La diffusione delle meduse nel Mediterraneo, spiega lo zoologo, è favorita anche dalla pesca intensiva

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Un bloom di meduse, trascinate dalla corrente, ha colorato di rosa in queste ore lo specchio d’acqua su cui affaccia il centro di Trieste, tra il molo Audace e la stazione marittima. Un’invasione che non è passata inosservata ai cittadini: fotografie e video hanno cosi popolato i social network, con una serie di interrogativi sul fenomeno, che ha interessato centinaia di esemplari di Rhizostoma pulmo, quella che comunemente viene definita “polmone di mare”.

Trieste, invasione di meduse: il mare è un tappeto bianco


L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) ha chiesto ai cittadini di condividere le foto scattate in queste ore su “avvistAPP”, una applicazione per smartphone che valorizza la ‘citizen science’, la partecipazione dei cittadini comuni alla ricerca scientifica. L’idea è stata della ricercatrice Valentina Tirelli.

“La presenza di queste meduse nel nostro golfo - spiega Valentina Tirelli - è stata osservata già da inizio ‘900. Dall’inizio degli anni Duemila questi bloom sembrano però essere diventati più frequenti e durare più a lungo. Quando le condizioni meteomarine spingono le meduse sotto costa, proprio come accaduto oggi (mercoledì 7 aprile, ndr), ci accorgiamo di quanto siano diventate numerose. Ma erano da giorni che osservavamo gruppi significativi di Rhizostoma pulmo nel golfo di Trieste. E il contributo dei cittadini è determinante perché ci consente di integrare i dati scientifici con le osservazioni casuali, che ci aiutiamo a realizzare mappe di distribuzione”.

Una delle prime considerazioni è apparentemente scontata: l’aumento dei bloom stagionali di meduse (il bloom è la comparsa di sciami significativi trascinati dalle correnti e spesso destinati allo spiaggiamento) ‘fotografa’ soprattutto l’incremento generale delle popolazioni di questi animali planctonici.

“Proprio così. - conferma Ferdinando Boero, che insegna zoologia all’università degli studi Federico II di Napoli - Ho assistito personalmente a diversi bloom di meduse nel golfo di Trieste: di Rhizostoma pulmo, ma anche di Pelagia noctiluca e di Mnemiopsisleidyi, uno ctenoforo. Nel caso di queste ore, la forte bora dei giorni scorsi ha rimescolato l’acqua del mare, richiamando in superficie l’acqua più profonda e trascinando un gruppo considerevole di meduse, complice le correnti, nello stesso specchio d’acqua. Si tratta di esemplari nati da circa un mese: i polipi le hanno generate in questo periodo di particolare fioritura di plancton e la loro quantità conferma gli intensi eventi riproduttivi dello scorso anno”.

La Rhizostoma pulmo si nutre prevalentemente di crostacei e fitoplancton, che ingloba secernendo un muco ricco di tossine. Non è una specie particolarmente urticante: in alcune baie italiane forma anche popolazioni stanziali, tendenzialmente stabili durante tutto l’anno.

Sono dunque anni favorevoli all’espansione delle meduse e fenomeni come quello di Trieste non sono che la punta di un iceberg in larga parte sommerso: del resto già nel 2012 uno studio dell’Università della British Columbia, in Canada, ha attestato una crescita del 62% in 45 diversi ecosistemi marini del mondo delle comunità di meduse.

Ma perché le meduse aumentano? Ed è una notizia negativa per il Pianeta? “Mi interesso di bloom di meduse da oltre dieci anni – spiega Boero - e, grazie anche alla citizen science e alla pervasività degli smartphone, osserviamo con sempre maggiore frequenza fenomeni ciclici, legati – come detto – alle condizioni meteomarine. Ci è anche capitato di scoprire una nuova specie grazie a un bloom: si tratta di quella che, in onore di un collega compianto, abbiamo chiamato Pelagia Benovici. Insomma, è chiaro a tutti che in Mediterraneo le meduse sono in espansione.

Con quali effetti? Pelagia noctiluca, per esempio, in treanni consecutivi di grande abbondanza in Adriatico, negli anni ottanta, ha contribuito a un  impoverimento delle popolazioni ittiche, nutrendosi di larve e uova. Ma il motivo per il quale le meduse aumentano in tutto il mondo è legato agli effetti della pesca intensiva dell’uomo: con meno pesci, le meduse hanno un competitor in meno nella ricerca del cibo, che coincide con quello dei pesci nelle fasi larvali. E l’aumento delle meduse produce reazioni a catena: una su tutte, per esempio, è la crescita delle popolazioni di tartarughe marine, visto che le meduse sono parte della loro dieta”.

C’è però anche un altro fattore che favorisce la crescita delle popolazioni di meduse: il cambiamento climatico globale. Il riscaldamento delle acque favorisce la loro proliferazione e ne allunga la stagione riproduttiva. In più, si tratta di animali resilienti, che mostrano anche un ottimo adattamento in acque acidificate, con quantità basse di ossigeno o molto inquinate. “Impossibile prevedere con efficacia cosa succederà nei mari del futuro – chiosa Boero - ma una cosa è certa: le meduse c’erano prima di noi e sono tra le specie animali più antiche. La loro capacità di adattamento non deve sorprenderci”.