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Biodiversità
Indonesia (foto: Ulet Ifansasti/Getty images)
Indonesia (foto: Ulet Ifansasti/Getty images) 

Solo il 3% della Terra è rimasto intatto

La drammatica fotografia degli ecosistemi scattata dai ricercatori sul Frontiers in Forests and Global Change confrontando mappe dei danni all'habitat naturale con quelle sulla scomparsa o forte diminuzione di specie animali necessarie a mantenere un equilibrio dell'ecosistema. Ma per alcuni scienziati il danno è persino peggiore

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LONDRA. Viviamo nell’Antropocene, l'epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre, nell'insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana: questo è ormai noto. Ma un nuovo studio rivela quanto sia stato devastante tale effetto: solo il 3% delle terre del globo rimane ecologicamente intatto, con una popolazione sana di tutti i suoi animali originali e un habitat non violato.

Questa minuscola porzione di natura incontaminata dall’invasione dell’uomo si trova principalmente nelle foreste tropicali dell’Amazzonia e del Congo, nella Siberia orientale russa, nella tundra canadese e nel deserto del Sahara, vale a dire nelle zone più inaccessibili della terra.

Ricerche precedenti, effettuate in larga parte attraverso immagini prese via satellite, calcolavano che tra il 20% e il 40% della superficie del nostro Pianeta fosse ancora incontaminato dall’intervento umano. L'indagine, pubblicata sulla rivista Frontiers in Forests and Global Change è andata più in profondità, confrontando mappe dei danni all’habitat naturale con quelle sulla scomparsa o forte diminuzione di specie animali necessarie a mantenere un equilibrio dell’ecosistema.

Gli scienziati autori dello studio affermano che foreste, savana e tundra possono apparire intatte dall’alto, ma sul terreno possono non esserci più animali di importanza vitale, come per esempio gli elefanti, che spargono semi e creano varchi nelle foreste, o i lupi, che tengono sotto controllo la popolazione di cervi e alci.

Vari studiosi ammoniscono che siamo all’inizio di una sesta estinzione di massa della vita sulla Terra, con gravi conseguenze per il cibo, l’acqua e l’aria da cui dipende l’umanità, e lo studio pubblicato ora sembra confermare tale allarme. "E’ un quadro spaventoso" afferma il professor Andrew Plumptre, del Key Biodiversity Area Secretariat dell’univesità di Cambridge, co-autore del rapporto. “Molte delle aree considerate intatte sono in realtà già stata deprivate di specie fondamentali, vittime della caccia o di invasione di altre specie”.

Non tutti concordano: "Questo studio minimizza gli sforzi già fatti per salvare luoghi ecologicamente sani in tutto il mondo", obietta il professor James Watson dell’University of Queensland in Australia. Pur riconoscendo che la stima del 3% di aree intatte è una "cifra approssimata", il professor Plumptre è convinto che la minaccia sia più grave di quanto si credeva. Ma pensa che ci sia ancora tempo di recuperare altri paradisi terrestri, reintroducendo anche soltanto piccoli numeri di animali a rischio di estinzione, come appunto elefanti e lupi, una iniziativa che, secondo l’indagine, potrebbe fare risalire al 20% la quota di ecosistema protetto.