CON OCCHI DI SELVA

Barbe lunghe e tante cose da vedere

In cammino fra alberi, boschi, sentieri e libri
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Negli ultimi anni il mercato editoriale si è fortemente rinnovato, con nuove voci in tutti i campi e le forme espressive: narrativa, poesia, saggistica, giornalismo, viaggi, pensiero, ecc. Però quel timore che si sarebbe assistito ad un rosicchiarsi dell’attenzione per le generazioni passate che magari non avevano avuto ancora adeguata traduzione, per fortuna, è stato inosservato. Ovviamente si credeva che un mercato editoriale schiacciato, o meglio pressato dalla notizia del giorno e dal personaggio del momento, veicolato da tv e media, potesse troncare la possibilità di recuperare voci del più o meno remoto passato poco mal considerati. Invece così non è. Non parliamo dei grandi editori, ma esistono editori appassionati – magari, voi giovani che avanzate, che straordinaria novità se un giorno si parlasse soltanto di editori appassionati, e non di grandi e di piccoli, di medi e di cocciuti indipendenti, che poi, indipendente, è un aggettivo compiaciuto che non vuol dire proprio nulla – che recuperano il passato appena sfiorato, e così marchi come Lindau, Piano B, Casagrande e Ubaldini – ma ne potrei citare molti altri – vanno a scavare, e recuperano autori antichi e medioevali o novecenteschi nei diversi giacimenti d’Asia, e voci sperdute o troppo in fretta dimenticate d’Europa e del Nord America. Citare Thoreau è troppo facile, e allora indichiamo John Muir, indichiamo Aldo Leopold, indichiamo Friedrich Glauser, indichiamo i diversi maestri zen moderni da Giappone e Stati Uniti, e citiamo pure l’ultimo degli riscoperti, John Burroughs. L’amico Luca Castelletti, già in libreria con un John Muir, Una tempesta di vento nella foresta, e con un altro Burroughs, Il vangelo della natura, entrambi usciti per La vita felice, ci accompagna alla scoperta delle scritture poetico-naturalistiche di un "instancabile camminatore e pensatore", uno degli esponenti di quell’etichetta che in verità ci ha già scosso fin troppo i pendagli e che gli editori e noi che ne tentiamo di scrivere indichiamo, sommariamente, con nature writing, scrittura naturale o meglio naturalistica. Ma forse, tra qualche anno, ci occuperemo soltanto di buoni autori e le categorie le potranno usare soltanto gli sciocchi.

Diciamocelo pure: a noi ci piacciono un sacco i vecchi barbuti, colti in quelle epiche e luterane foto-ritratto in bianco e nero, le mani increspate da vene gonfie e le tempie ampie sulle quali sono stati calati troppi cappelli e sono passate troppe carezze. Ci piacciono perché fra una pipa e un sigaro, fra un whiskey e una lisciata di barba ci confidano tutto quel loro vedere, tutto quel ravvisar sermoni in ogni cosa, in ogni manifestazione, nei fiumi, nelle nuvole, nelle cortecce. Noi sappiamo a priori, cautelamente, che a) debbono essere americani, b) al limite britannici emigrati nel nuovo continente, c) debbono aver vissuto in una o due epoche precedenti a questa nostra, e infine d) debbono scrivere beatamente e con grazia. Tutto qui? Tutto qui.
 

Giovanni Burroughs nasce il 3 aprile 1837 nello Stato di New York, cresce fra le montagne Catskills lavorando nella fattoria di famiglia; qui ha iniziato ad ammirare la natura. Crescendo decide di rendersi indipendente, lasciando casa e iniziando a studiare e poi ad insegnare. Negli anni in cui inizia a scrivere per alcuni giornali e conosce il poeta Walt Whitman, accetta un lavoro ben retribuito al Ministero del Tesoro, senza però rinunciare alla richiamo della natura. Nel 1973 acquista una proprietà e inizia a costruire una propria fattoria, Riverby, dove coltiva cereali e poi uva da tavola, e dove edificha una sua cabin personale, per immergersi al meglio nella natura. In vita pubblica molti saggi, una raccolta di poesia, una biografia dedicata a Whitman. É un abile – maniaco, come tutti gli appassionati seriali – pescatore a mosca. L’opera completa di J. B. è composta di ventitré volumi ed è da questa immensa miniera di storie e appunti che provengono i sei brani selezionati per L’arte di vedere le cose. Leggere il libro della natura, da alcune settimane nelle librerie grazie a Piano B. I titoli sono ovviamente invitanti: Il frumento degli dèi, L’arte di vedere le cose, L’ebbrezza del camminare, Leggere il libro della natura, Con occhio attento, Una capanna nella natura selvaggia. Ad ognuno di questi "fili" potrei associare diversi testi pubblicati negli ultimi anni da svariati autori italiani e contemporanei.
 

Ma incontriamola la scrittura descrittiva e al contempo religiosa, contemplativa, del Burroughs (pp. 35-36): "Se dovessi elencare quelle che sono per me le tre sorgenti di vita più preziose, direi i libri, gli amici e la natura. E la più rilevante tra queste, quantomeno la più durevole e a portata di mano, è la natura. La natura che è sempre con noi, inesauribile riserva di tutto ciò che muove il cuore, desta la mente e infiamma la fantasia; giovevole al corpo, esortazione per l’intelletto e delizia per l’anima. Per lo scienziato la natura è una riserva di dati, leggi e processi; per l’artista lo è di immagini, creatività e ispirazione; per il moralista, di precetti e parabole; per tutti può essere fonte di conoscenza e appagamento." Oppure (pp. 68-69): "Il camminatore invece è sempre gioioso, attento, rinvigorito, il cuore in mano e la mano tesa a tutti. Non guarda nessuno dall’alto perché è allo stesso livello degli altri", per sua fortuna non vive i nostri tempi dove in ogni manifestazione umana c’è chi vive e c’è chi deve illustrarsi in ogni situazione esemplare. "Egli non è solo ma è tutt’uno con le cose, sia con le fattorie che con le fabbriche […] Egli sa che il suolo è vivo, percepisce il pulsare del vento e legge il silenzioso linguaggio delle cose. È partecipe con tutto se stesso, i suoi sensi inviano senza posa messaggi alla sua mente […] Egli non è un mero spettatore del paesaggio della natura, bensì ne è parte integrante. S’immerge nel paese che attraversa: lo gusta, lo sente, lo assorbe; il viaggiatore dentro la sua bella carrozza lo vede soltanto. È questo che rende affascinante quel genere di libri che potremmo chiamare Visioni in cammino." E noi, cari amici e care amiche, lo capiamo e lo intendiamo ogni volta che ci immergiamo nel canto vasto e silenzioso delle nostre amate selve.

 

Tiziano Fratus vive in una casa davanti a un bosco. E' autore di molti libri e medita.
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