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Caraibi
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images)
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images) 

Saint Vincent, l'isola coperta dalla cenere ora teme l'uragano

Le eruzioni del vulcano La Soufrière, inattivo dal 1979, hanno cambiato il profilo verde e rigoglioso dell'atollo su cui vivono 16 mila persone. L'Onu lancia un appello per gli aiuti. Ma sta per iniziare la stagione degli uragani

2 minuti di lettura

L’isola di Saint Vincent, Caraibi orientali, è sommersa dalla cenere. Uno strato grigio, compatto come cemento, la soffoca. Due settimane di eruzioni del vulcano La Soufrière (4 mila metri di altezza) hanno completamente cambiato il profilo verde e rigoglioso dell’atollo su cui vivono 16 mila persone. La pioggia di cenere che cade quasi ininterrotta ha coperto case e fattorie, terreni e raccolti, intrappolato e ucciso animali. Rimasto inattivo dal 1979, il vulcano ha iniziato a sollevare nubi cariche di cenere e lapilli che si sono quindi riversate a terra.

(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images)
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images) 

Era la fine del dicembre scorso. La gente era preoccupata sebbene abituata a convivere con un vulcano. E’ rimasta in allerta a osservare come si comportava ma ai primi di aprile è stata svegliata da forti boati che scuotevano la terra. Il Soufrière aveva bucato una delle pareti del cratere e lanciava verso il cielo lapilli, sassi infiammati e altra cenere.

(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images)
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images) 

E’ scattato l’allarme, un migliaio, quelli più vicini alla bocca del vulcano, è fuggito in mezzo a una coltre che impediva di vedere a meno di un metro di distanza. Il governo ha provveduto all’evacuazione di altri sei mila abitanti mentre il vulcano continuava a far tremare tutta l’isola e a far piovere dall’alto cascate di cenere.

L'isola caraibica ricoperta di cenere dopo l'eruzione del vulcano: lo scenario è apocalittico

Tutti hanno pensato alle eruzioni del passato, due in particolare, che sconvolsero Saint Vincent. Assieme a Grenadine compone un grande atollo di 30 tra isole e isolotti, nove dei quali sono abitati. Ci fu una strage e ci vollero anni prima di riprendersi dal disastro. In caso di vera eruzione ci potrebbero essere conseguenze anche per le vicine Barbados, Antigua e Barbuda.

(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images)
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images) 

Adesso si teme il peggio. Il verde è scomparso, il paesaggio sembra lunare. “Un'apocalisse”, dice la gente guardando verso l’alto, i palmi delle mani aperti che si riempiono subito di polvere che sembra borotalco grigio. Si fatica a camminare, impossibile muoversi con bus e auto. Sospesa gran parte dell’attività e i danni per l’economia, che campa con il turismo e l’agricoltura, sono ovviamente ingenti. Si è pensato ad un’evacuazione. Ma sono pochi quelli disposti a partire. Molti perderebbero tutto quello che hanno. Non si sa dove trasferirli se non in qualche scoglio vicino.
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images)
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images) 

Si resiste ma c’è bisogno di un aiuto esterno. L’Onu lancia l’allarme e soprattutto un appello per la raccolta di fondi: servono almeno 20 milioni di dollari per sfamare e assistere i primi 4 mila sfollati accolti per il momento negli 87 rifugi allestiti. Manca acqua potabile, niente servizi igienici. Ma è soprattutto l’approvvigionamento idrico una priorità per le squadre di soccorso.

“La pulizia della cenere”, spiega Didier Trebucq, coordinatore per l’Onu per Barbados e Caraibi orientali, “è un’altra emergenza in termini di salute ambientale. Occorre spazzarla, bisogna bonificare, aprire le strade, recuperare i terreni, assicurarsi che la vita possa tornare alla normalità al di fuori della zona rossa il prima possibile”.


Il primo ministro Ralph Gonsalves ha girato tutta l’isola e ha visitato i rifugi allestiti. E’ in costante contatto con vulcanologi ed esperti di terremoti. I sismologi dell’Università delle Indie Occidentali confermano che è in corso “un’eruzione eplosiva”.
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images)
(foto: Kingsley Roberts/Afp via Getty Images) 

Si vive sotto il vulcano. Ma il peggio deve ancora arrivare. Fra due settimane inizia la stagione degli uragani. Possiamo solo immaginare cosa significhi per Saint Vincent, in queste condizioni, essere investita da venti che soffiano ad oltre 200 km orari. Non è un’ipotesi remota: il cambio del clima, con l’aumento della temperatura sulla Terra, si manifesta ormai con piogge, tempeste, cicloni devastanti.