Inquinamento

Nei fiumi finisce di tutto: in Gb scarichi illegali 10 volte oltre le stime

Secondo un'indagine britannica sulle acque reflue le previsioni dell'Agenzia europea dell'ambiente si sono rivelate inferiori per l'anno 2020: le aziende del servizio idrico nazionale avrebbero scaricato nei fiumi le loro acque di fogna non trattate più di 400 mila volte, per un totale di 3 milioni di ore. I Verdi: "Problema fuori controllo"
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LONDRA. Se guardando le acque del Tamigi vi è capitato di pensare che abbiano un colore malsano, non si tratta di un’impressione. Lo scorso autunno, nello spazio di appena due giorni, una singola azienda dell’acqua ha scaricato nel fiume che attraversa Londra l’equivalente di 400 piscine olimpioniche di fognature non trattate. Non si tratta di una sfortunata eccezione: secondo uno studio britannico citato dal Guardian, le dimensioni dello scarico illegale di acqua di fogna nei fiumi inglesi è dieci volte più grande di quanto calcolato dalla Environment Agency, l’agenzia governativa per la protezione dell’ambiente.


Tutte le acque sporche delle case, per usare un eufemismo, naturalmente finiscono nei fiumi o nel mare, e non soltanto in Gran Bretagna, ma prima devono passare attraverso un procedimento chimico che le ripulisce da batteri dannosi per la salute dell’uomo, della fauna e della natura. In caso di inondazioni e fenomeni meteorologici estremi, inoltre, le autorità consentono alle compagnie che riforniscono di acqua le abitazioni di riversare le fognature nel sistema fluviale per impedire che ristagni nelle case.


L’indagine svolta dal professor Peter Hammond, ex-docente di biologia all’University College London, rivela tuttavia che soltanto nel 2020 in questo Paese ci sono state 160 violazioni dei permessi di questo tipo; e che negli ultimi dieci anni l’agenzia per l’ambiente britannica ha denunciato solamente 174 abusi delle regole in materia. “La mia stima è che lo scarico illecito sia dieci volte più grande di quanto si creda”, dice il professore al quotidiano londinese.


La protesta per gli scarichi di acqua di fogna nei fiumi è cresciuta particolarmente negli ultimi mesi, ma soltanto nei giorni scorsi la Environment Agency ha pubblicato per la prima volta le cifre sul fenomeno: nel 2020 le aziende del servizio idrico nazionale hanno scaricato nei fiumi le loro acque di fogna non trattate più di 400 mila volte, per un totale di 3 milioni di ore. Gli incidenti di questo genere sono aumentati del 37% fra il 2019 e lo scorso anno, passando da 292 mila a 403 mila. Questo non solo perché le cose sono peggiorate, ma anche perché è migliorato il sistema di monitoraggio: gli scarichi illegali, insomma, erano molto frequenti anche in passato, solo che non venivano scoperti.


“A volte gli scarichi di acque di fogna non trattate durano giorni, mesi, talvolta perfino sei mesi”, afferma l’autore dello studio. E il livello cresce: “Cinque anni fa sono stati rilasciati nei fiumi mezzo miliardo di litri di acque sporche. L’anno scorso sono stati 3 miliardi e mezzo di litri”. Nonostante tutto ciò, l’agenzia dell’ambiente non effettua test per verificare la presenza di batteri fecali nei fiumi: una rivelazione del rapporto, osserva il Guardian, che ha sorpreso molti membri del parlamento di Westminster. “E’ un’immagine scioccante di un’industria fuori controllo”, commenta la deputata dei Verdi Caroline Lucas.