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Riscaldamento globale

Così il clima danneggerà le piantagioni di tè

Piantagioni di tè in Kenya (foto: Tony Karumba/Afp via Getty Images)
Piantagioni di tè in Kenya (foto: Tony Karumba/Afp via Getty Images) 
Secondo le proiezioni di Christian Aid, di questo passo gli eventi meteo estremi legati alla crisi climatica arriveranno a ridurre la coltivazione di tè di oltre un quarto entro il 2050, mentre circa il 39% delle zone con condizioni di media qualità si troverà ad affrontare calamità e distruzione. E anche vaste piantagioni in India, Cina e Sri Lanka potrebbero essere coinvolte
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Avremo meno tè da bere e quello che berremo sarà meno buono. È una delle conseguenze che la crisi climatica potrebbe provocare. Nei prossimi decenni, infatti, alcune delle più grandi aree di coltivazione del tè del mondo saranno tra le più colpite da eventi meteorologici estremi e la loro produttività si ridurrà. Ciò avverrà se la crisi climatica dovuta al riscaldamento globale continuerà a peggiorare al ritmo attuale. A prevedere che inondazioni, siccità, ondate di caldo e tempeste danneggeranno i raccolti è un rapporto di Christian Aid, l’agenzia per il soccorso e lo sviluppo di 41 chiese cristiane di Regno Unito e Irlanda.

Un esempio? In Kenya – Paese da cui proviene quasi la metà di tutto il tè consumato nel Regno Unito e principale esportatore mondiale di quello nero – l’area che presenta le condizioni ottimali per la coltivazione del tè sarà ridotta di oltre un quarto entro il 2050, mentre circa il 39% delle zone con condizioni di media qualità si troverà ad affrontare calamità e distruzione. E anche vaste piantagioni in India, Cina e Sri Lanka potrebbero essere coinvolte.

Ma, ancor prima, l’impatto delle inondazioni e l’aumento delle precipitazioni previste in molte regioni cambieranno il sapore del tè e potenzialmente ne diminuiranno i benefici per la salute. Il ristagno idrico può prevenire i segnali che inducono la pianta a rilasciare alcune sostanze chimiche, le quali migliorano il gusto del tè e creano le sue proprietà antiossidanti. Si tratta dei metaboliti secondari, che aiutano anche a rafforzare il sistema immunitario e hanno doti antinfiammatorie: quando la pianta riceve troppa acqua, però, si diluiscono e le foglie (quindi la bevanda) perdono di qualità.

In questo settore, peraltro, lavorano oltre 3 milioni di persone solo in Africa. Ma molti giovani sono alla ricerca di alternative perché preoccupati per il futuro. Un’altra ragione per cui Christian Aid chiede a Boris Johnson – primo ministro di uno dei Paesi più legati alla tradizione del tè – di stringere un accordo per tagliare le emissioni globali di gas serra al vertice sul clima Cop26, che si terrà a Glasgow a novembre. L’ente di beneficenza vuole, poi, che gli Stati ricchi forniscano ai più poveri assistenza finanziaria per far fronte ai danni della crisi climatica.