Energia

Il piano della California per evitare i blackout

Milioni e milioni di persone rimaste al buio (e al caldo). La soluzione? Batterie giganti, con la stessa tecnologia di quelle che alimentano i nostri smartphone e auto, ma molto, molto più grandi, collegate alla rete elettrica centrale, a supporto di un sistema alimentato da fonti rinnovabili, energia solare per lo più
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CALIFORNIA.  L’anno scorso, nella già difficile prima estate della pandemia, il caldo eccezionale ha costretto la California a una misura estrema: blackout programmati a rotazione, per la prima volta dal 2001, così da compensare una richiesta di energia elettrica oltre il limite e legata all’uso smodato di condizionatori e ventilatori.

Milioni e milioni di persone rimaste al buio (e al caldo), un rischio che quest’anno la California non si può più permettere. La soluzione? Batterie giganti, con la stessa tecnologia di quelle che alimentano i nostri smartphone e auto, ma molto, molto più grandi, collegate alla rete elettrica centrale, a supporto di un sistema alimentato da fonti rinnovabili, energia solare per lo più.

Questa nuova tecnologia è in fase di test: il suo successo o fallimento determinerà la riuscita dell’ambizioso piano di Joe Biden, cioè di realizzare un sistema elettrico privo di emissioni di carbonio entro il 2035, riducendo l’impatto ambientale e rendendo al contempo la vecchia rete più affidabile. Entro il prossimo agosto lo stato avrà a disposizione abbastanza megawatt di nuova energia derivante dalle batterie per alimentare quasi 1,3 milioni di case e scongiurare il buio totale dello scorso anno. Un mega progetto non facile da realizzare: il piano per eliminare le emissioni potrebbe richiedere l’installazione di sistemi di accumulo energia pari a 48,8 gigawatts, più di cinque volte la potenza di tutte le batterie su scala Grid attualmente in funzione nel mondo. 

E da risolvere ci sono due limiti enormi: l’autonomia e il costo. Oggi infatti i gruppo batterie disponibili sono progettati per avere un’autonomia massima di 4 ore consecutive: se questo rende la loro applicazione perfetta per la California - dato che entrerebbero in funzione solo dopo il tramonto - sarebbero inutili in Texas a febbraio ad esempio.
 

Le batterie inoltre sono molto più costose degli impianti di produzione di energia elettrica utilizzati per i picchi di richiesta: parliamo di 125 dollari al megawattora, contro 109 (fonte Bloomberg NEFData). La tecnologia è ancora in fase di definizione ed è presto per capire se le batterie serviranno davvero a prevenire futuri blackout.

L’esperienza australiana, dove Tesla e la francese Neoen SA hanno costruito un impianto agli ioni di litio da 150 megawatt fa ben sperare. Per ora, almeno per l’estate che è alle porte, la California ha deciso di temporeggiare: è stata posticipata la chiusura programmata di alcune centrali elettriche e sono stati rafforzati i programmi che compensano la sospensione dell’energia con tariffe inferiori.