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Un Paese al microscopio
Il carbone e il Karakorum

Il carbone e il Karakorum

Non solo il conflitto con l’India. Il Pakistan ha nel clima il peggior nemico: e a monsoni e alluvioni si aggiunge il peso delle centrali inquinanti

2 minuti di lettura

Stretto fra l’oceano e le grandi catene montuose asiatiche, flagellato da corruzione e instabilità politica, e dalle tensioni sul Kashmir, il Pakistan è uno dei paesi del mondo a maggior rischio climatico. Il suo futuro dipende da scelte interne e dal successo della lotta globale al clima. Una varietà di etnie e paesaggi. Quinto Paese al mondo per popolazione, il Pakistan è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi: le maestose catene montuose del Pamir e Karakorum, che ospitano la seconda montagna più alta al mondo e alcuni dei ghiacciai più grandi, lasciano spazio a valli inospitali e infine alle fertili pianure e allo sbocco sul mar d’Arabia. Con 20 milioni di abitanti, Karachi è una grande metropoli che genera più della metà del reddito del Paese, ma anche dove più della metà della popolazione vive negli slums.


Un nuovo nemico. Il Paese ha una storia complessa, dall’indipendenza alla separazione col Bangladesh, e alle ancora vive tensioni con l’India. Su questo quadro, il cambiamento climatico viene ad essere un rischio aggiuntivo ed un amplificatore di quelli esistenti. Il Pakistan è considerato uno dei Paesi più vulnerabili al clima al mondo. Si trova in una regione molto esposta, e il suo clima e geografia esasperano gli impatti dell’aumento delle temperature e dello scioglimento dei ghiacci. La scorsa estate monsoni di portata eccezionale - 22 cm di pioggia in un solo giorno - hanno portato alluvioni e devastazioni.

I climatologi hanno mostrato come l’aumento delle temperature mondiali sia associato ad un aumento della intensità e imprevidibilità dei monsoni. Le ondate di calore sono un altro fattore di rischio, con più di mille decessi nella capitale nel 2015. Infine, le grandi aree montuose - da cui dipendono molti cittadini asiatici - sono anch’esse a rischio, come ci ricorda un rapporto special dell’Ipcc -il braccio scientifico delle Nazioni Unite.


Cosa può fare il Pakistan? Questo scenario sembra lasciare poca speranza al Paese. Ma molto può essere fatto. Il Pakistan ha annunciato che creerà un piano nazionale di adattamento. La giornata mondiale dell’ambiente che ospita quest’anno ha come tema quello degli ecosistemi. Le strategie ecosistemiche possono aumentare la resilienza al cambiamento climatico, e molto c’è da fare in un Paese che ha tagliato molte delle sue foreste negli ultimi decenni. Investimenti infrastrutturali sono necessari. L’accesso all’energia è stato a lungo un fattore limitante per lo sviluppo economico e l’adozione di tecnologie come l’aria condizionata. Dopo aver lasciato famiglie ed imprese al buio per anni, il Pakistan si trova in una situazione opposta, con un eccesso di produzione elettrica, a seguito della costruzione di centrali a carbone. Questo paradosso evidenzia la necessità di una politica di sviluppo ben studiata, e della cooperazione internazionale.


Un caso di studio. Il Pakistan ci ricorda come il cambiamento climatico sia iniquo. Il Paese ha contribuito con lo 0,3% alle emissioni globali, eppure è particolarmente esposto ai rischi climatici. In un articolo su una rivista di Nature, con dei co-autori abbiamo mostrato come il costo sociale della CO2 sia particolarmente alto nei paesi del Sud Asia, compreso il Pakistan. Visto che circa un quarto della popolazione vive sotto la soglia della povertà, la disuguaglianza climatica è particolarmente preoccupante. È importante ricordarlo, quando pensiamo alle politiche climatiche dei grandi emettitori, compresi gli ambiziosi piani europei e statunitensi.