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Il fiume Mekong, in Thailandia (foto: Panumas Sanguanwong/Afp via Getty Images)
Il fiume Mekong, in Thailandia (foto: Panumas Sanguanwong/Afp via Getty Images) 

Fiumi interrotti: il 51% smette di scorrere per almeno un giorno all'anno

Persino il Mekong nel 2020 è stato a secco per qualche giorno. Uno studio su Nature traccia il fenomeno sempre più frequente: fino al 60% dei 64 milioni di chilometri di fiumi e torrenti sulla Terra senz'acqua per parte dell'anno

2 minuti di lettura

Cambiamenti climatici e aumento del prelievo idrico impattano sempre di più i reticoli fluviali, al punto che sempre più fiumi smettono di scorrere periodicamente o si prosciugano parte dell’anno. Attenzione, non parliamo solo di piccoli corsi d’acqua intermittenti o effimeri ma anche fiumi di grandi dimensioni: nel 2020 persino il Mekong per alcuni giorni e in vari tratti è stato completamente a secco.

Ad analizzare la realtà dei fiumi intermittenti è un nuovo studio condotto da un pool di ricercatori della McGill University, e dell’Inrae, l’Istituto nazionale di ricerca francese per l'agricoltura e pubblicato su Nature. Secondo gli scienziati tra il 51-60% dei 64 milioni di chilometri di fiumi e torrenti sulla Terra smettono di scorrere periodicamente o si prosciugano per parte dell'anno. Una cifra molto superiore a quanto i geografi ritenevano precedentemente.

Questo è il primo tentativo empiricamente fondato per quantificare la distribuzione globale di fiumi e torrenti non perenni e comprendere i meccanismi legati alle grandi mutazioni ambientali di questa epoca.

"Dato il continuo cambiamento del clima globale e dell'uso del suolo, si prevede che una parte sempre più ampia della rete fluviale globale cesserà di scorrere stagionalmente nei prossimi decenni", ha affermato Bernhard Lehner, professore associato presso il Dipartimento di geografia della McGill e co-autore della ricerca. "Inoltre molti fiumi e torrenti un tempo perenni, comprese sezioni di fiumi iconici come il Nilo, l'Indo e il fiume Colorado, sono diventati intermittenti negli ultimi 50 anni a causa del cambiamento climatico, delle transizioni nell'uso del suolo o del ritiro temporaneo o permanente di acqua per uso umano e agricoltura".

I fiumi intermittenti

I fiumi intermittenti rimangono però importanti ambiti ecologici, spiegano gli esperti. Molti di questi svolgono un ruolo cruciale nell’idrosfera, nei cicli biochimici e nella preservazione della biodiversità.

"Fiumi e torrenti non perenni sono ecosistemi molto preziosi in quanto ospitano molte specie distinte che si adattano ai cicli di presenza e assenza di acqua", afferma Mathis Messager, autore dello studio e studente di dottorato in Geografia presso l’università McGill. "Questi fiumi possono fornire risorse idriche e alimentari fondamentali per molte persone e svolgono un ruolo importante sulla qualità dell'acqua. Ma il più delle volte sono mal gestiti o del tutto esclusi dalle politiche di gestione e conservazione". Lo studio per la prima volta porta l’attenzione su questa tipologia di corpi d’acqua non perenni, come si diceva in aumento, cercando di mapparli e offrendo una valutazione sugli impatti complessivi di una ulteriore riduzione d’acqua.

La situazione in Italia

La ricerca insiste molto su un urgente cambio di paradigma nella gestione dei fiumi, rivedendo gli assunti fondamentali che tradizionalmente assumevano il flusso d'acqua per tutto l'anno nei fiumi e nei torrenti. Un tema che tocca da vicino anche il nostro paese, dato che nell’area mediterranea sono estremamente diffusi.


"In Italia è necessario adottare misure più ambiziose sulla tutela quantitativa delle acque. L'aumento di consumi e derivazioni, unito alle variazioni idrologiche legate ai cambiamenti climatici, mettono a rischio sia la qualità delle acque superficiali che la ricarica delle falde. Esiste la possibilità che ampi tratti di corsi d'acqua oggi perenni si trasformino in temporanei" spiega a Green&Blue, Andrea Goltara, direttore del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale. 


"Il 2021 è un anno estremamente importante per la gestione dei corsi d’acqua: entro dicembre dovranno infatti essere approvati i Piani di Gestione di Distretto Idrografico richiesti dalla Direttiva Quadro sulle Acque. Tali piani dovranno contenere misure adeguate a raggiungere entro il 2027 gli obiettivi di qualità dei corpi idrici, che non sono ulteriormente derogabili. E che dovrebbero includere anche azioni per tutelare i fiumi temporanei, che si tratti delle fiumare calabre, di torrenti appenninici, o di fiumi alpini in cui in parte dell'anno le portate scorrono solo in subalveo. Al momento la tutela per molti di questi corsi d’acqua è di fatto inesistente".