Biodiversità

Barche troppo rumorose, e il pesce rospo rinuncia al corteggiamento

L’inquinamento acustico minaccia il canto della specie, incidendo sul successo riproduttivo. In Portogallo il caso emblematico, ma non certo l’unico: i risultati di uno studio nel golfo di Napoli raccontano quanto il rumore incida sugli ecosistemi sommersi
3 minuti di lettura

C’è un sottofondo assai poco musicale che mette a rischio la recita corale di corteggiamento del pesce rospo lusitanico in Portogallo. Già, perché le esibizioni dei maschi di Halobatrachus didactylus, che in primavera fanno vibrare le vesciche natatorie producendo un singolare richiamo per le femmine dal suono quasi meccanico, rischiano di essere compromesse dall’intenso via vai delle barche a motore e dei traghetti che affollano l’estuario del fiume Tago. Rovinando la serenata finalizzata all’accoppiamento o alla difesa del territorio da potenziali rivali. Una gamma di suoni che, circostanza inusuale per i pesci, si compone di cinque categorie distinte di suoni: farsi ascoltare ed ascoltare i propri vicini è cruciale sia per il successo riproduttivo, sia per la gestione della socialità.


Ma il crescente impatto antropico, a quanto pare, complica sempre più le cose. E’ quanto ha stabilito uno studio di Clara Amorim, Daniel Alves, Manuel Vieira e Paulo Fonseca per l’Universidade de Lisboa, confluito su “Journal of Experimental Biology” e che veicola un importante “j’accuse” all’invadenza dell’uomo e delle sue attività.


“Malgrado il traffico diportistico sia notevolmente aumentato negli ultimi decenni, il suo impatto sulla comunicazione dei pesci è ancora poco conosciuto”, spiegano in premessa i ricercatori. Così, il pesce rospo è parso un eccellente modello per stabilire come i fattori di stress antropici influiscano sulla comunicazione acustica della fauna ittica.

Per prima cosa, i ricercatori hanno valutato la capacità di “ascolto” di esemplari portati in laboratorio facendo ascoltare nell’assoluto silenzio una registrazione del canto di un maschio e misurando la loro reazione tramite l’analisi delle onde cerebrali. In questo modo i ricercatori hanno scoperto che il pesce rospo è in grado di percepire il suono prodotto da un esemplare della stessa specie fino a 10 metri di distanza. Poi hanno artificialmente disturbato l’ascolto del canto inserendo il rumore prodotto da alcuni tipi di imbarcazioni e scoprendo che il rumore dei motori delle imbarcazioni, ed in particolare quello dei motori fuoribordo, riduce di gran lunga la capacità di ascolto degli individui, che non riuscivano più a percepire il canto registrato a poco più di 2 metri di distanza. E per finire gli stessi ricercatori hanno voluto verificare direttamente in mare gli effetti dell’inquinamento acustico creando dei nidi artificiali ed utilizzando dei microfoni per verificare se, in presenza di un’imbarcazione il “coro” fosse coordinato come avviene normalmente in luoghi silenziosi. Il risultato, come ci si poteva attendere, è stato poco incoraggiante, con i maschi che hanno iniziato a produrre suoni in maniera del tutto casuale e scoordinata, senza rispettare la sequenza di duetti che caratterizza la comunicazione in questa specie. Risultati - sottolineano in conclusione i ricercatori - che mostrano come il rumore delle barche riduca lo spazio acustico attivo e influenzi il comportamento della specie, con potenziali conseguenze sul successo riproduttivo della popolazione”.

“Contrariamente a quanto si possa pensare, l’inquinamento acustico in mare è considerato una delle maggiori cause di impatto antropico sugli oceani di tutto il mondo, tanto da indurre gli organismi internazionali, come la stessa Unione Europea, a cercare soluzioni per ridurne gli effetti”, spiega Luigi Musco, che insegna zoologia all’università del Salento.

“Lo sviluppo di nuove tecnologie e l’uso di idrofoni sempre più sofisticati hanno notevolmente ampliato la nostra capacità di carpire i suoni del mare. - prosegue- È ormai chiaro che quello che può apparire come un mondo silenzioso è in realtà attraversato dai suoni prodotti da una pletora di organismi. Vocalizzi per coordinare gruppi in attività di caccia, il corteggiamento, la difesa del territorio, le stesse attività di foraggiamento producono suoni che sono percepiti dagli organismi marini e ne influenzano il comportamento individuale e sociale. La ‘biofonia, il suono prodotto dagli organismi viventi, in ambiente marino è caratterizzata da una vasta gamma di frequenze, dagli infrasuoni agli ultrasuoni, e questa varietà crea un vero e proprio paesaggio sonoro subacqueo, per certi aspetti simile a quello che può essere ascoltato in una foresta, lontano dai rumori tipici degli ambienti antropizzati, in cui i suoni prodotti dagli abitanti ‘non umani’, come gli uccelli, sono spesso difficilmente percepibili, proprio a causa del rumore di fondo prodotto dalle attività umane, la cosiddetta antropofonia. Il caso del pesce rospo lusitanico è certamente emblematico, ma non isolato”.

Per esempio, conducendo uno studio con l’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, Musco ha analizzato il paesaggio sonoro del Golfo di Napoli. “Abbiamo evidenziato come il rumore prodotto dal passaggio di mezzi nautici, soprattutto durante le ore diurne, sia talmente forte da rendere impossibile per gli stessi ricercatori percepire la naturale biofonia dell’area, con particolare riferimento ai i suoni prodotti da alcune specie di pesci. Infatti, il suono si propaga nell’acqua con velocità, intensità e per distanze maggiori rispetto a quanto avviene in ambiente subaereo, avendo effetti potenzialmente nocivi su numerose specie marine, interferendo con la loro capacità di comunicare e percepire i suoni. Tuttavia – conclude il ricercatore - a differenza di altre forme di inquinamento, come quello chimico, l’inquinamento acustico può essere più facilmente controllato o addirittura eliminato, grazie a corrette forme di gestione delle attività umane e a nuove tecnologie in grado di attutire il rumore prodotto dai motori e da altre attività in mare. Nell’ottica della crescita blu, fortemente incoraggiata dalle principali istituzioni nazionali ed internazionali, è auspicabile uno sforzo per far tornare il mare un ambiente ‘rumorosamente’ silenzioso”. In modo che anche il pesce rospo lusitanico possa tornare a eseguire, indisturbato, le sue singolari serenate.