Il reportage
Il Mart Morto si sta abbassando drammaticamente per la frave siccità 

L'ultima spiaggia del lago salato

Il bacino d’acqua nella depressione più profonda della Terra si sta prosciugando. E forse nel 2050 non ci sarà più. Nelle zone umide a rischio i pesci che mangiano le larve delle zanzare

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A bordo dello scafo rosso di Jacky Ben Zaken, lontano dalle spiagge turistiche di Ein Boqeq, e d avanti a Mineral Beach, il primo stabilimento ad essere inghiottito da una dolina, la prospettiva sul Mar Morto si fa meno superficiale. Qui si assiste al prosciugamento del bacino idrografico.  E si guarda alla zona come a un bicchiere mezzo vuoto, o mezzo pieno. Dipende dai punti di vista. I geologi, ad esempio, intravvedono nuove opportunità di ricerca. Gli ecologisti invece registrano i cambiamenti nella biodiversità in un ecosistema tra i più estremi e fragili al mondo. Il Mar Morto si sta prosciugando molto rapidamente, alla velocità di 1,20 metri ogni anno. Solo nel secolo scorso, il livello dell’acqua è sceso di almeno 35 metri.


Chi è responsabile per la progressiva contrazione? In primis le industrie - che per sfruttarne sale e minerali pompano acqua verso gli stagni artificiali di evaporazione. Poi la natura. La sofferenza del mare salato (in ebraico è chiamato così, “Yam HaMelach”) è l’esaurimento dei corsi d’acqua dolce, primo fra tutti il fiume Giordano, che non lo alimenta più. Una parte la giocano anche i cambiamenti climatici e l’interazione umana. Non solo le fabbriche, ma anche la bonifica delle paludi di sale per ricavare campi agricoli e centri abitati, cambiano e alterano la biodiversità.

Biodiversità, che qui è davvero unica e delicata.

Nella preistoria il Mar Morto e il Lago di Tiberiade erano un unico specchio d’acqua. Attraverso le ere geologiche, in particolare dopo l’ultima Era Glaciale, i cambiamenti hanno provocato, da una parte, una frammentazione di aree che prima erano unite. Dall’altra hanno creato nuovi ambienti e habitat. Le doline ne sono l’esempio più affascinante, interessanti sia in sé stesse sia per gli animali e le piante che ci vivono intorno.


Oded Keynan e Ofir Katz sono due ricercatori sul campo al Dead Sea & Arava Center. “Da qui possiamo osservare l’ambiente in cui viviamo, avere un impatto e coinvolgere la popolazione locale in progetti di formazione”, spiega Keynan.


“Prendiamo per esempio la casa di Oded, a Ein Tamar - continua Katz - È una delle saline tra le più aride e salmastre al mondo. Di questo habitat unico, è rimasto appena il 25%. O meglio: il sale è ancora lì. Sono le parti paludose a essere quasi completamente scomparse”. Qui resisteva una colonia di cinghiali che era riuscita ad adattarsi alla vita nell’ambiente più arido al mondo. Una popolazione superstite di ere più temperate. “Più piccoli degli esemplari presenti al nord, e geneticamente diversi, questi cinghiali difficilmente sudano. Che è il motivo per cui - spiegano gli ecologisti - soffrono il caldo e vivono sostanzialmente nel fango. Finché c’erano le paludi, grazie all’umidità del terreno, potevano farcela. Ma oggi è tutto più asciutto e questi cinghiali sono sempre meno”.

Tra i volatili, a far le spese degli habitat che scompaiono, sono i succiacapre nubiani, uccelli notturni tra i più rari in Israele e forse al mondo. Oggi ne restano ottanta coppie, che vivono sul confine tra Israele e Giordania, a sud del Mar Morto. Sono sull’orlo dell’estinzione, nella regione e in assoluto.


E ci sono anche pesci unici in quest’area, come la “Dead Sea toothcarp” (Aphanius dispar richardsoni), una sottospecie della carpa araba, altamente adattabile a condizioni ipersaline, endemica del bacino del Mar Morto.

“Oggi è quasi completamente estinta - spiega Katz - perché usava l’acqua di fiumi e torrenti per spostarsi da una parte all’altra. La sua importanza per l’ecologia locale, e per le persone che vivono nella zona, è che mangia le larve delle zanzare”. Senza contare, confessano i ricercatori, insetti e piante che potrebbero essere scomparsi insieme con i loro habitat, prima di iniziare a studiarli. Perché in fondo, per la gente comune queste erano solo saline. Ed era più importante bonificarle per ricavarne terreni agricoli. Il nostro futuro non la pensa così.