L'intervista
Il ghiacciaio Planpincieux sul massiccio del Monte Bianco(foto: Andrea Bernardi/Afp via Getty Images) 

“Così piange la montagna”

Franco Perlotto, custode storico del rifugio Boccalatte Piolti sulle Grandes Jorasses a quota 2.800 metri: "Da lì si sente il respiro e il  brontolio della natura. Che sta soffrendo troppo"

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ulla via normale delle Grandes Jorasses le condizioni sono molto problematiche: molto ghiaccio affiorante, crepacci molto aperti, scariche di sassi». Franco Perlotto è un alpinista e gestore di rifugi, è stato uno dei protagonisti più importanti della storia dell’alpinismo italiano con oltre duemila ascensioni in quasi cinquanta paesi del mondo. Da “custode” storico del Rifugio Boccalatte Piolti a quota 2803 metri in Val Ferret, alle pendici del ghiacciaio delle Grandes Jorasses, ha sempre fornito indicazioni precise sulle condizioni dei ghiacciai e degli itinerari di salita agli alpinisti che si cimentano con le ascensioni più impegnative in queste zone. Conosce il respiro del ghiacciaio, i suoi movimenti, il brontolio che emette nelle notti stellate quando dal rifugio si vedono le piccole luci di Courmayeur. Una laurea ad honorem in educazione ambientale, il “guardiano dei ghiacciai”, come si definisce lui, ha avuto per anni sotto gli occhi due ghiacciai “sorvegliati speciali” dai glaciologici e dai tecnici della Fondazione Montagna Sicura: il Planpincieux e il Whymper delle Grandes Jorasses. Il primo, a causa dell’aumento delle temperature sopra la media dell’estate, è stato interessato da crolli: nell’ottobre scorso si sono staccati 15000 metri cubi dalla parte instabile del seracco Whymper.


Perlotto, che cosa si può fare ancora per arginare il fenomeno della riduzione del volume dei ghiacciai alpini?

"Ci vuole più attenzione, più responsabilità e vigilanza, ma anche coraggio di intervenire sulle problematiche più evidenti e macroscopiche. Sono sempre stato convinto dell’importanza del comportamento individuale di chi va in montagna. Gli alpinisti come i semplici escursionisti hanno il dovere di non inquinare, di non abbandonare cartacce e rifiuti su sentieri e ghiacciai, e di riportarli sempre a valle, ma tutto questo non è certamente sufficiente per modificare la situazione allarmante dei ghiacciai alpini. La realtà grave è un’altra: sopra la Punta Walker passa la rotta aerea che collega Milano con Londra, tre aeroporti milanesi con quattro aeroporti londinesi, un aereo ogni mezz’ora. Volano a 6000 metri, quindi significa a 1500 metri sopra la cima. È vero che in questo anno segnato dal Covid tutto è cambiato, ma se si dovesse tornare a quei ritmi l’inquinamento e l’arretramento dei ghiacciai sarebbe irreversibile".



I ghiacciai forniscono acqua e quindi sono portatori di vita. Che conseguenze possibili vede per l’approvvigionamento idrico?

"È un’altra questione fondamentale. Il processo di fusione dei ghiacciai a causa delle temperature elevate ne determina la costante riduzione dello spessore, e i ghiacciai sono una fonte idrica e senza di essi la portata dei corsi d’acqua diminuirebbe in modo drastico con ripercussioni sull’intero comparto agricolo. Il 71% per cento della Terra è ricoperto d’acqua, ma solo il 2% è potabile, e quest’acqua proviene dai ghiacciai, che sono delle riserve preziosissime. Quello che dico sempre è che la natura sopravviverà all’uomo, è sempre sopravvissuta, mentre siamo noi esseri umani in pericolo".

Per gli alpinisti che cosa sta cambiando con le trasformazioni in atto?

"Sicuramente chi va in montagna deve essere ancora più attento e vigile, deve informarsi in modo scrupoloso sulle condizioni delle vie di salita. I problemi più grossi sono i crolli di roccia, sempre più frequenti. Il surriscaldamento del permafrost crea proprio questi grandi distacchi. Nel massiccio del Monte Bianco ad esempio si verificano sempre più sovente dei crolli di roccia granitica, proprio per la mancanza di supporto del ghiaccio interno. Ma tutti i nostri ghiacciai stanno soffrendo molto e la situazione è evidentemente peggiorata negli ultimi trent’anni. Non sono un catastrofista, ma è innegabile che il volume dei ghiacciai stia continuando a calare anche se a ritmi non esorbitanti fortunatamente"

Alcuni bivacchi e rifugi alpini con affaccio sui ghiacciai potrebbero diventare dei presidi per studiarne l’evoluzione e il processo di arretramento?

"È quello che secondo me potrebbe diventare il Rifugio Boccalatte. Un osservatorio a disposizione di scienziati, climatologi, glaciologi e tecnici, per portare avanti ricerche sullo stato dei ghiacciai delle Grandes Jorasses. Potrebbe aprire le porte anche a gruppi di studiosi delle Università e di centri di ricerca. È un’idea che spero verrà approfondita da istituzioni ed enti coinvolti come il Club Alpino Italiano, il Comune di Courmayeur e la Fondazione Montagna Sicura. Il rischio di crolli del seracco pone questioni serie sulla sicurezza e sulla via di transito per raggiungere il rifugio, e quindi l’apertura al pubblico della struttura è sempre a rischio. Il progetto di convertirla in osservatorio dei ghiacciai è una delle ipotesi in discussione".

Dopo il lungo inverno quando tornerà sul suo ghiacciaio Planpincieux?

"Ho avuto gravi problemi di cuore, ho affrontato anche l’esperienza del Covid, e quindi escludo di riuscire a tornare a gestire il rifugio, ma con la sezione del Cai di Torino si sta parlando proprio del suo destino. Per ora resto fermo qui con mia moglie Nadia al Rifugio Semenza in Alta Val de Piera in Veneto, un altro mio luogo del cuore".