GIARDINI D'ITALIA
Il parco con la Villa Borghese. 

Villa Borghese, un viaggio nel tempo della Roma dei papi

Il parco nel cuore di Roma dove bellezza e biodiversità convivono in equilibrio instabile con il resto del tessuto urbano

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È un parco risparmiato dalla lottizzazione che la stessa famiglia proprietaria per secoli dell'area aveva messo in cantiere. I circa ottanta ettari di Villa Borghese sono stati acquistati dallo Stato all'inizio del Novecento per tutelare il patrimonio naturalistico e non solo del più grande parco pubblico della capitale.

Siamo nel cuore di Roma dove bellezza e biodiversità convivono in un equilibrio non sempre amichevole con il resto del tessuto urbano. Alberature maestose e varietà antiche di fiori affiancano un museo con una collezione di capolavori del XVI e del XVIII secolo. In origine, però, l'aspetto di questa immensa area verde voluta nel Seicento dal cardinale Scipione Borghese, era molto diverso.

La Villa era ai confini tra la città e la campagna, collocata in un ambiente che favoriva specie esotiche e piante forestali che oggi subiscono gli effetti diretti del cambiamento climatico. Nonostante la pressione quotidiana su questo parco nel cuore di Roma, accanto ai capolavori di Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Bernini e Canova ospitati nella Galleria, si può comunque riscoprire i quattro secoli di evoluzione di una delle ville più imitate in Europa.

Le ragnaia e il dilemma degli abeti

"Anche se il paesaggio è radicalmente cambiato ci sono una serie di elementi che si sono conservati e che consentono di fare un viaggio nel tempo" spiega Alberta Campitelli, già direttore dell'Ufficio Parchi e Ville storiche del Comune di Roma e autrice di diverse monografie su Villa Borghese.

"Dai giardini formali voluti dal cardinale Scipione si passa alla parte boscata, il cosiddetto parco dei daini, dove in passato si svolgevano le attività di caccia a cervi e gazzelle. Purtroppo è andata perduta la ragnaia, un tunnel vegetale dove si stendevano reti per catturare gli uccelli". Rimangono al contrario gli abeti bianchi che quattrocento anni fa sono stati portati dalle foreste di Piancastagnaio in provincia di Siena.

"Questi alberi soffrono non solo per l'aumento delle temperature ma anche per l'assenza di circolazione d'aria che un tempo era garantita dai boschi circostanti alla Villa. - aggiunge Campitelli -  Un grande problema riguarda il futuro di queste piante. Come accade anche in altri parchi storici italiani bisogna chiedersi se vale la pena tenerle come testimonianze dell'epoca ma rischiando di condannarle a crescere male o se invece non sarebbe più opportuno sostituirle con specie più adatte a queste nuove condizioni ambientali e climatiche".

I primi alberi importati dall'America

Una delle parti più suggestive del parco è il Giardino del Lago realizzato a fine Settecento dove il verde, se così si può dire, diventa policromo grazie alla coltivazione di banani, bambù e cedri. In autunno, prima di perdere le foglie, i cipressi calvi regalano ambientazioni che sfumano dal rosso al dorato.

Oltre alla quinta scenografica queste conifere, originarie delle paludi orientali degli Stati Uniti, hanno radici che emergono dai bordi dell'acqua (che si chiamano pneumatofori) che permettono alla pianta di respirare e di idratarsi. Questi esemplari sono tra le prime piante ad alto fusto importate in Europa dalle Americhe a quasi trecento anni di distanza dalla scoperta di Cristoforo Colombo perché fino alla fine del XVIII secolo non si sapeva come trasportarle.

Ma i veri monumenti vegetali di Villa Borghese sono i platani secolari. Un ambiente ancora poco valorizzato sotto il profilo storico e meglio conosciuto dai romani come valle dei cani perché da tempo è considerato il luogo ideale dove portare Fido a spasso.

In realtà, dieci di questi platani sono stati piantati dal cardinale Scipione che, in qualità di nipote di papa Paolo V, aveva più di un asso nella manica quando si trattava di collezionare piante rare.

"Per il cardinale opere d'arte e ricchezza botanica erano sullo stesso piano. - aggiunge Alberta Campitelli, anche vice presidente dell'Associazione Parchi e Giardini d'Italia -  Nei Giardini segreti ai lati della galleria Borghese oggi museo abbiamo recuperato, grazie a un notevole lavoro di ricerca sugli archivi storici e non solo, le varietà di bulbi che erano piantate nel Seicento come alcuni cultivar di tulipano (Tulipa clusiana e Tulipa maureen) e diverse specie di Fritillaria".

Villa Borghese, così come altri trecento giardini storici italiani, è stata inserita nella Garden Route, un progetto dell'APGI per promuovere questi monumenti al rapporto tra uomo e natura. Sul più grande parco di Roma pesa l'ombra del sovraffollamento.

"È sempre difficile conciliare la tutela di un bene monumentale di questo genere con le esigenze della cittadinanza. - conclude la storica dell'arte - Resta da valutare per quanto ancora sarà sostenibile la pressione esercitata sui giardini dal numero di visitatori così come da una serie di attività che non hanno un collegamento diretto con il parco".    

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