Clima

Quando il caldo diventa troppo caldo?

Esseri umani, animali e piante preferiscono temperature tra i 17 e i 24 °C: sopra servono strategie di acclimatamento. Entro fine secolo tra il 45 e il 70% della superficie potrebbe essere troppo calda per poter sopravvivere senza tecnologie come l'aria condizionata (ora è il 12%)

2 minuti di lettura

Eventi simili alla cupola di calore che ha colpito il Nord-Ovest del continente americano, con punte di oltre 46 °C in Canada, potrebbero essere sempre più frequenti e potrebbero verificarsi anche in Europa. Ma quand’è che il caldo diventa davvero troppo caldo, secondo la scienza?

A rispondere è un team di ricercatori dell’Università Tecnica di Monaco (TUM), che hanno da poco pubblicato uno studio su Lancet Planetary Health in cui ha calcolato le soglie di temperatura oltre le quali gli organismi viventi, dagli esseri umani alle piante, non ce la possono fare.

Non varcate quella soglia

I ricercatori hanno scoperto che il range in cui gli esseri viventi eucarioti (piante e animali, essere umano compreso) stanno bene è più o meno lo stesso per tutti, ed è compreso tra i 17 °C e i 24 °C. A temperature sopra i 25 °C, soprattutto se si associa un tasso di umidità elevato, molti organismi cominciano a soffrire, tant’è che esporsi anche per poco tempo a temperature sopra i 35 °C a elevata umidità o superiori a 40 °C a bassa umidità può essere fatale.

L’essere umano, in particolare, non regge a lungo a temperature superiori ai 32 °C a umidità molto elevata o a 45 °C a umidità estremamente bassa, ha spiegato Senthold Asseng, che ha condotto la ricerca.

Per i bovini, invece, lo stress termico comincia a farsi sentire a 24-29 °C a seconda del tasso di umidità, con ripercussioni sulla crescita e sulla produzione di latte che può diminuire del 10-20%. Stesso intervallo termico per i suini, con conseguenze sulla crescita e l’accumulo di adipe. I polli soffrono oltre i 30 °C e superati i 37 °C diminuisce il tasso di deposizione delle uova, anche se alcune razze hanno sviluppato degli adattamenti che consentono loro di supportare meglio il calore.

Un po’ più vario il mondo vegetale, in cui si trovano specie (e varietà) adattate a climi più freschi (come il grano) o più caldi (come il mais).

Strategie di acclimatamento

Il riscaldamento globale sta già provocando lo slittamento delle fasce climatiche e la migrazione degli ecosistemi. Cambiamenti a cui con molta probabilità dovranno adattarsi le attività umane, a cominciare dall’adeguamento dei periodi di semina delle coltivazioni per evitare lo stress termico, all’aumento della necessità di irrigare, fino al passaggio a colture agricole o allevamenti di animali differenti, più adatti al clima.

"L'adattamento genetico a un clima che cambia spesso richiede molte generazioni. Il tempo disponibile è troppo breve per molte forme di vita superiori”, ha commentato Asseng. “Se le attuali tendenze climatiche persistono, molti esseri viventi potrebbero essere gravemente colpiti o addirittura scomparire completamente dalla Terra a causa del cambiamento di temperatura". Gli esseri umani non sono esclusi, aggiunge l’esperto: "Entro la fine del secolo, dal 45 al 70% della superficie terrestre globale potrebbe essere influenzata da condizioni climatiche in cui gli esseri umani non possono sopravvivere senza supporto tecnologico, come l'aria condizionata. Attualmente, è il 12%. Ciò significa - conclude - che in futuro, dal 44 al 75% della popolazione umana sarà cronicamente stressata dal caldo”.