Ambiente

L'allarme di Legambiente: "In Italia sempre meno spiagge libere, concessioni aumentate del 12,5%"

Il rapporto sullo stato dei nostri lidi: "Sempre più arenili ai privati, ma i Comuni guadagnano poco e si spende per la salvaguardia più di quanto si incassa". Liguria, Campania ed Emilia Romagna le regioni in mano agli stabilimenti. La richiesta di una legge di riordino delle coste
3 minuti di lettura

L'erosione costiera avanza e le spiagge di sabbia diminuiscono, ma su quel che resta aumentano ombrelloni e lettini. Con il rapporto "Spiagge 2021" Legambiente lancia l'allarme su una percentuale sempre maggiore dei nostri litorali "sottratti alla libera fruizione" e dati in concessione ai privati con scarsa trasparenza e con ritorni insufficienti per investire nella salvaguardia, a causa di canoni irrisori che, soprattutto nelle località di lusso, sono davvero scandalosi rispetto ai profitti che ne ricavano i gestori privati.

Il rapporto di Legambiente, presentato oggi e domani a Lecce in occasione della prima Conferenza nazionale sui paesaggi costieri, descrive una situazione che, purtroppo, nonostante le inchieste e gli allarmi sullo stato di uno dei beni primari del nostro Paese, che vanta ben 7.456 chilometri di coste di valore immenso in termini paesaggistici e di biodiversità, invece di migliorare peggiora. Nel 2021, infatti, l’aumento delle concessioni balneari è stato esponenziale in tutte le Regioni, con 12.166 concessioni contro le 10.812 degli ultimi dati del Demanio relativi al 2018: è un aumento percentuale del 12,5%, con punte record in Liguria, Emilia-Romagna e Campania, dove quasi il 70% dei lidi è ormai occupato da stabilimenti balneari.

Un primato discutibile

Il comune di Gatteo, in provincia di Forlì-Cesena, ha il primato discutibile di lido con tutte le spiagge in concessione, ma i numeri lasciano di stucco anche a Pietrasanta (LU) con il 98,8% dei lidi ai privati, Camaiore (LU) 98,4%, Montignoso (MS) 97%, Laigueglia (SV) 92,5%, Rimini 90% e Cattolica 87%, Pescara 84%, Diano Marina (IM) con il 92,2%, dove alla spiaggia libera sono rimasti solo pochi metri in aree spesso degradate. Osserva Legambiente che "in Sicilia negli ultimi tre anni si è registrato un aumento del 41,5% delle concessioni balneari" e che "in nessun Paese europeo esiste una situazione simile di gestione delle spiagge".

A fronte di tante concessioni, si rileva nel rapporto, i Comuni che affittano a privati i loro litorali non esigono canoni proporzionati, che potrebbero invece servire a migliorare le aree costiere e attuare strategie ambientali. A pesare sulle spiagge italiane infatti è anche il problema dell’erosione, che riguarda circa il 46% delle coste sabbiose e che si sta accentuando a causa della crisi climatica. La spesa per combatterla - con interventi finanziati dallo Stato e, in parte, da Regioni e Comuni – è di circa 100 milioni di euro l’anno ed è maggiore rispetto a quanto lo Stato incassa effettivamente dalle concessioni balneari (83milioni gli incassi effettivi su 115 milioni nel 2019, unici dati disponibili).

Uno dei problemi, secondo Legambiente, è che si continua a intervenire con opere rigide come pennelli e barriere frangiflutti, che interessano almeno 1.300 km di costa, e su cui bisognerebbe aprire una riflessione sulla reale efficacia. E poi c’è la questione legata alle coste non balneabili: complessivamente lungo la Penisola il 7,7% dei tratti di coste sabbiose è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento. Sicilia e Campania contano in totale circa 55 km su 87 km interdetti a livello nazionale. "Serve al più presto una Legge per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione - chiede l'associazione ambientalista - per premiare la qualità dell'offerta dei lidi in concessione. E un Piano nazionale di adattamento al clima, per affrontare l'erosione con soluzioni efficaci, fermando la posa di barriere rigide che interessa oggi 1.300 chilometri di litorali".

Le buone pratiche

Dal rapporto emerge anche qualche buona notizia, poiché è "boom di stabilimenti ecosostenibili in tutta Italia", con "la Puglia e la Sardegna come regioni virtuose per spiagge libere garantite". Gli stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità si caratterizzano perché sono quelli plastic free, investono sul solare, salvaguardano le dune, valorizzano prodotti a km zero, prevedono spazi ad hoc per chi si muove in bici o con mezzi di mobilità elettrica. Ancora, il rapporto segnala buone pratiche come quelle di Bergeggi (SV), dove la spiaggia delle Sirene è rinata dopo l’intervento di ripascimento del 1992, oppure di Vallecrosia (IM), dove grazie a finanziamenti ottenuti nel 2004 sono stati utilizzati 300 mila metri cubi di materiale preso dall’alveo del torrente Verbone, con l’ottimo risultato di rendere inutili i pennelli e creare una spiaggia di 60-70 metri già nel 2006.

Ancora, in Sardegna il comune di Posada (NU) ha, nel corso degli ultimi anni facendo anche tesoro delle conseguenze traumatiche delle alluvioni, intrapreso una scelta di pianificazione e gestione delle trasformazioni del territorio, in particolare a Monte Orvile, che si è dimostrata all’avanguardia per la messa in sicurezza del territorio dalla speculazione edilizia e da fenomeni di dissesto idrogeologico. Altra buona pratica di gestione arriva da Gallipoli (LE), dove sono state utilizzate palizzate in castagno come struttura di difesa dall’erosione marina e accumulo del trasposto eolico per il ripascimento spontaneo del piede dunare, e graticciate sui versanti per la stabilizzazione del sedimento, previsto anche un imponente ripristino vegetazionale sul nuovo profilo e all’interno dei campi dunari.

 "La situazione delle spiagge in concessione in Italia non ha paragoni in Europa - dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - oggi non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Chiediamo a politica e balneari di smetterla di parlare della Direttiva Bolkestein, e di affrontare le questioni che interessano le coste italiane". Per Legambiente sono "chiare le priorità che vanno affrontate con una nuova Legge di riordino delle coste e con politiche che puntino a valorizzare questo straordinario patrimonio".